Il Papa ai Gesuiti: «Camminate insieme nelle periferie»

Francesco ha partecipato alla riunione della 36esima congregazione generale: «La misericordia non è una parola astratta ma uno stile di vita»

Francesco ha partecipato alla riunione della 36esima congregazione generale: «La misericordia non è una parola astratta ma uno stile di vita»

Ha esortato i suoi confratelli a «camminare insieme – liberi e obbedienti –, camminare andando nelle periferie dove gli altri non arrivano». Papa Francesco ha sintetizzato così la missione dei Gesuiti, nel discorso tenuto oggi, lunedì 24 ottobre, nella Curia generalizia della Compagnia di Gesù, dove ha partecipato alla riunione della 36esima congregazione generale e, poi, alla preghiera con tutti i partecipanti. Dopo il saluto del nuovo preposito generale, padre Arturo Sosa Abascal, il Papa gesuita ha lanciato il suo invito, sulla scia dei suoi predecessori, il beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: «La Chiesa ha bisogno di voi», ha ripetuto il Papa. E ha indicato lo stile di sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia: «Vedere le cose nel loro divenire, nel loro farsi». Si tratta, per il Papa, di uno stile che «toglie la Compagnia di Gesù da tutte le paralisi e la libera da tante velleità». «Il modo d’essere dell’Istituto è cammino verso di Lui – ha ribadito -. Il camminare, per Ignazio, non è un mero andare vagando, ma è fare qualcosa in favore degli altri».

Francesco si è soffermato sul concetto di «giovamento» nell’accezione ignaziana. «Il giovamento non è individualistico, è comune – ha spiegato -. Se da qualche lato si inclinava la bilancia nel cuore di Ignazio, era verso l’aiuto al prossimo». L’altra raccomandazione è contenuta «nell’armonizzazione di tutte le tensioni», che non si dà «mediante formulazioni astratte. Camminando e progredendo, la Compagnia va armonizzando le tensioni che inevitabilmente le diversità di persone che convoca e le missioni che riceve contengono e producono».

Al centro dell’intervento di Francesco, le opere di misericordia, che «erano l’ambiente vitale in cui Ignazio e i primi compagni si muovevano ed esistevano, il loro pane quotidiano». Il Papa cita padre Arrupe («Dove c’è un dolore, là c’è la Compagnia») per spiegare ai suoi confratelli gesuiti che «la misericordia non è una parola astratta ma uno stile di vita, che antepone alla parola i gesti concreti che toccano la carne del prossimo e si istituzionalizzano in opere di misericordia. Il Signore – ha detto – ci invia per far giungere con tutta la sua efficacia la stessa misericordia ai più poveri, ai peccatori, agli scartati e ai crocifissi del mondo attuale che soffrono l’ingiustizia e la violenza».

Poi, il monito circa la «tentazione che Paolo VI chiamava spiritus vertiginis e De Lubac mondanità spirituale». Tentazione che, avverte Francesco, «non è, in primo luogo, morale ma spirituale e che ci distrae dall’essenziale: che è essere di giovamento, lasciare un’impronta, incidere nella storia, specialmente nella vita dei più piccoli». Al termine del suo discorso, Francesco ha ricordato alcune caratteristiche dei membri della Compagnia, come quelle di essere «uomini per gli altri», «non clericali, ma ecclesiali» e ad «agire contro lo spirito antiecclesiale». «Non camminiamo né da soli né comodi», ha detto il Papa per spigare la “spogliazione”, che «fa sì che la Compagnia abbia e possa sempre avere il volto, l’accento e il modo di essere di tutti i popoli, di ogni cultura, inserendosi in tutti, nello specifico del cuore di ogni popolo, per fare lì Chiesa con ognuno di essi, inculturando il Vangelo ed evangelizzando ogni cultura».

I Gesuiti con una nota ricordano che il Papa non può partecipare alla congregazione generale ma può richiedere che la Compagnia consideri alcune questioni di grande importanza che riguardano la missione. Nel corso della storia, quando i Gesuiti si sono riuniti per una congregazione generale hanno chiesto un’udienza con il Santo Padre che ha l’opportunità di affidare direttamente una missione alla Compagnia di Gesù in accordo con il quarto voto. «Per i membri della congregazione generale che si trovano nel pieno del discernimento della missione della Compagnia di Gesù all’interno della più ampia missione della Chiesa – conclude la nota -, l’udienza con il Santo Padre, a cui i Gesuiti professano uno speciale voto di obbedienza, è stato un momento importante».

24 ottobre 2016