Il Papa: «Alla scuola dei Magi, per alimentare il desiderio di Dio»

La Messa nella solennità dell’Epifania. La riflessione: «Non siamo da troppo tempo bloccati in una religione convenzionale che non scalda più il cuore?»

​«Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà fede sulla terra?». Nella solennità dell’Epifania del Signore, Papa Francesco sembra riproporre questa stessa domanda che Gesù rivolse ai suoi discepoli e, pensando alla «sana inquietudine» che spinse i Magi ad affrontare un lungo peregrinaggio, si chiede a che punto si trova la Chiesa e ogni cristiano nel viaggio della fede. Per mettersi sulla giusta rotta il suggerimento del pontefice è quello di mettersi alla “scuola” dei Magi, che insegnano come alimentare quotidianamente il desiderio di Dio e potersi così scrollare di dosso lo «spirito di “parcheggio”» e il «sonno dello spirito» che a volte affligge le comunità.

Il 6 gennaio, nella basilica di San Pietro, Bergoglio ha fatto notare le amarezze della Chiesa da commutare in gioia. «Non siamo da troppo tempo bloccati, parcheggiati dentro una religione convenzionale, esteriore, formale, che non scalda più il cuore e non cambia la vita?», ha domandato il vescovo di Roma. E ancora: «Le nostre parole e i nostri riti innescano nel cuore della gente il desiderio di muoversi incontro a Dio oppure sono “lingua morta”, che parla solo di se stessa e a se stessa? È triste quando una comunità di credenti non desidera più e, stanca, si trascina nel gestire le cose invece che lasciarsi spiazzare da Gesù, dalla gioia dirompente e scomodante del Vangelo. È triste quando un sacerdote ha chiuso la porta del desiderio; è triste cadere nel funzionalismo clericale, è molto triste».

Desiderare, ha spiegato Bergoglio, implica il non accontentarsi di una vita «tutta qui» ma volgere lo sguardo «altrove». Significa orientare la bussola della propria esistenza «oltre le barriere dell’abitudine, oltre una vita appiattita sul consumo – le parole del Papa -; oltre una fede ripetitiva e stanca, oltre la paura di metterci in gioco, di impegnarci per gli altri e per il bene». È la mancanza del desiderio di Dio che, per Francesco, ha portato la crisi della fede nella società odierna, dove è ormai consuetudine accontentarsi di «vivere alla giornata, senza interrogarsi su che cosa Dio vuole da noi. Ci siamo ripiegati troppo sulle mappe della terra e ci siamo scordati di alzare lo sguardo verso il Cielo – ha constatato il Papa -, siamo sazi di tante cose ma privi della nostalgia di ciò che ci manca. Nostalgia di Dio. Ci siamo fissati sui bisogni, su ciò che mangeremo e di cui ci vestiremo, lasciando evaporare l’anelito per ciò che va oltre. E ci troviamo nella bulimia di comunità che hanno tutto e spesso non sentono più niente nel cuore. Persone, comunità, vescovi, preti, consacrati chiusi. Perché la mancanza di desiderio porta alla tristezza, all’indifferenza».

Bergoglio consiglia quindi di domandarsi a che punto del viaggio della fede ci si trova e di ispirarsi ai Magi per intraprendere il giusto cammino. Il primo passo da compiere è imparare a «ripartire ogni giorno, nella vita come nella fede», la quale «non è un’armatura che ingessa ma un viaggio affascinante, un movimento continuo e inquieto, sempre alla ricerca di Dio». I Magi insegnano anche che bisogna sempre porsi delle domande perché Dio si rivolge agli uomini «più con domande che con risposte» ed è bene, per il pontefice, farsi «inquietare anche dagli interrogativi dei bambini, dai dubbi, dalle speranze e dai desideri delle persone del nostro tempo». Nel loro lungo viaggio verso Betlemme, i Magi sfidano Erode e questo insegna la necessità di avere «una fede coraggiosa, che non abbia paura di sfidare le logiche oscure del potere e diventi seme di giustizia e di fraternità in società dove, ancora oggi, tanti Erode seminano morte e fanno strage di poveri e di innocenti, nell’indifferenza di molti».

Alla scuola dei Magi ogni cristiano sarà anche provocato a «percorrere strade nuove», proprio come sta accadendo alla Chiesa che ha intrapreso il cammino del Sinodo, «perché lo Spirito suggerisca vie nuove per portare il Vangelo al cuore di chi è indifferente, lontano, di chi ha perduto la speranza ma cerca quello che i Magi trovarono: “una gioia grandissima”». Infine, arrivati nella grotta, i Magi si prostrano e adorano il Bambino Gesù. «Solo se recuperiamo il gusto dell’adorazione, si rinnova il desiderio. Il desiderio porta all’adorazione e l’adorazione fa rinnovare il desiderio», ha concluso Francesco, esortando a mettersi in cammino per non dare «all’apatia e alla rassegnazione il potere di inchiodarci nella tristezza di una vita piatta. Il mondo attende dai credenti uno slancio rinnovato verso il Cielo».

10 gennaio 2022