Il pellegrinaggio delle sette chiese: una tradizione invisibile

In Vicariato un incontro per rilanciare e coordinare le iniziative che coinvolgono il tragitto tanto caro a San Filippo Neri: 24 chilometri nel cuore di Roma

In Vicariato un incontro per rilanciare e coordinare le iniziative che coinvolgono il tragitto tanto caro a San Filippo Neri: 24 chilometri nel cuore di Roma 

“Vanità di vanità, ogni cosa è vanità”. San Filippo Neri intonava questa canzone quando s’incamminava per il Giro delle Sette Chiese, un pellegrinaggio di circa 24 chilometri a piedi per visitare le sette principali basiliche di Roma: San Pietro, San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura, Santa Maria Maggiore. Il primo pellegrinaggio organizzato dal sacerdote fiorentino risale al giovedì grasso del 1552 e ogni anno lo preparava nel periodo di carnevale proprio per opporsi ai festeggiamenti pagani.

Il pellegrinaggio ha radici antichissime: le prime testimonianze risalgono all’alto medioevo, si è consolidato con il Giubileo del 1300 e reso evento comunitario da Filippo Neri. Nei secoli era caduto quasi nel dimenticatoio. Da alcuni anni è stato riproposto da alcuni sacerdoti romani come don Fabio Rosini e padre Maurizio Botta. Per valorizzare l’itinerario, venerdì 6 maggio, nella Sala Rossa del Vicariato, si è svolto un seminario rivolto a chi già organizza il pellegrinaggio e a chi coltiva il desiderio di farlo nell’Anno giubilare. Scopo dell’incontro, organizzato dalla Fondazione Summa Humanitate, rendere facilmente accessibile il materiale esistente a chi vuole intraprendere o organizzare l’itinerario di San Filippo.

«Abbiamo pensato di fare un’azione
di promozione specifica per il Giubileo della Misericordia rilanciando questo pellegrinaggio – ha detto Francesca Giani della fondazione Summa Humanitate – È una tradizione invisibile: abbiamo scoperto che quest’anno hanno fatto il pellegrinaggio almeno 3.500 persone». Dallo studio della fondazione è emerso, però, che molti non conoscono bene l’itinerario o come spostarsi da un punto all’altro. «Negli ultimi anni Roma ha dimenticato questo percorso – prosegue Giani –. Via Cristoforo Colombo ha diviso a metà via delle Sette Chiese e il tragitto non è più visibile, non esiste più una linea continua. Noi vogliamo dare nuovo valore a qualcosa di esistente creando magari un’app o un sito internet». La fondazione ha realizzato il prototipo di una carta turistica con la mappa del percorso e la storia delle chiese.

«Compiere il pellegrinaggio nell’Anno della Misericordia significa scoprire che la fede è misericordia – ha detto don Andrea Lonardo direttore dell’ufficio catechistico del Vicariato di Roma -. Durante il cammino, infatti, è possibile confessarsi e si fa anche servizio agli altri aiutando chi magari dopo tanto cammino è stanco e non riesce a stare al passo. Sono tantissimi i giovani che partecipano al giro delle sette chiese, ci sono anche gruppi di 600 ragazzi». Ogni anno vengono promosse varie forme di pellegrinaggio. Gli oratoriani di San Filippo Neri, per esempio, l’organizzano due volte l’anno e di notte: a settembre e a maggio. «La gente cerca un vero pellegrinaggio e questo lo è, sono ben 24 chilometri – ha detto padre Maurizio Botta –. Ha la specificità di essere urbano ed è molto apprezzata la formula della veglia notturna».

Il collegio germanico ungarico, come
ha spiegato don György Kovács, è solito organizzarlo la quarta domenica di quaresima mentre padre Jean Paul Hernandez, cappellano de La Sapienza, fa 7 ritiri l’anno, di sabato, alternando di volta in volta gli incontri in una delle 7 chiese. L’associazione scout Agesci il 16 aprile scorso ha organizzato il più grande pellegrinaggio dell’anno con 1.800 persone. La confraternita di san Giacomo e san Benedetto Labre sta organizzando per settembre il pellegrinaggio giubilare dei pellegrini italiani.

 

9 maggio 2016