Il ricordo di Chiara che «ha accettato di non capire»

A San Lorenzo al Verano il tarzo anniversario della morte della giovane Corbella Petrillo. Padre d’Amato: «Si è fidata della promessa di felicità»

A San Lorenzo al Verano il tarzo anniversario della morte della giovane Corbella Petrillo. Padre d’Amato: «Si è fidata della promessa di felicità»

“Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna”: le parole del testamento spirituale di Chiara Corbella Petrillo riecheggiano nella basilica di San Lorenzo al Verano, dove sabato 13 giugno è stata celebrata la Messa per il terzo anniversario della sua morte. Parole tratte da una lettera scritta al figlio Francesco per il suo primo compleanno, pochi giorni prima di “nascere al cielo” per un tumore a 28 anni, in cui Chiara ripercorre tutta la sua vita nell’abbandono fiducioso all’amore infinito di Dio che non delude mai. Parole che sono oggi un’eredità, testimonianza di quella fede radicale in Gesù Cristo che «attrae, affascina e ci dona la prospettiva della vita eterna»- ha detto padre Vito d’Amato, frate francescano e padre spirituale di Chiara, che ha presieduto la celebrazione.

In una basilica gremita di centinaia di persone, padre Vito ha ripercorso la storia di Chiara, il rapporto con suo marito Enrico, l’accoglienza dei pochi minuti di vita dei primi due figli, Maria e Davide, venuti al mondo con gravi malformazioni, la battaglia per difendere la terza gravidanza, e permettere la nascita di Francesco, rinviando le cure del tumore che l’aveva già aggredita. E poi il legame con Assisi, e l’amore filiale per la Vergine Maria, a cui Chiara aveva consacrato la sua vita: «Come Maria, anche Chiara non ha avuto paura di farsi attraversare dal dolore – ha detto padre d’Amato nell’omelia – ma ha lasciato agire lo Spirito Santo nella sua vita, si è fidata della promessa di felicità, e ha visto la luce di Dio».

Un cuore «purificato dalla fede» quello di Chiara, capace di vedere le cose secondo lo sguardo di Cristo, e di comprendere che per amare Dio e gli uomini è necessario «accettare di non capire, essere disposti a soffrire, perdere qualcosa» come aveva scritto nei suoi appunti. «In Chiara ci sentiamo amati, vediamo che Dio esiste, che il suo amore è più forte della malattia e della morte – ha concluso padre Vito -. Il segreto è la capacità di abbandonarci e di lasciarci stupire da Dio. Lo Spirito Santo ci chiede di donare tutto, in un gioco d’azzardo che invita a rischiare le cose più importanti della nostra vita».

A Cristina, amica di Chiara ed Enrico, il compito di leggere alla fine della messa la lettera testamento: un’emozione fortissima per lei che da Chiara ed Enrico che ha imparato «a non voler possedere le cose, e le persone, per offrire un cuore puro e libero a Dio, pronto ad accogliere tutti». In tanti dopo la messa hanno seguito il pellegrinaggio silenzioso all’interno del cimitero del Verano fino alla tomba di Chiara: amici, parenti, famiglie con bambini piccoli, e persone che non l’hanno mai conosciuta personalmente, ma vedono in lei «una figura a cui guardare sempre per non perdere la speranza, e per ricordare che Dio è fedele», come dicono Giovanna, Tiberio e Maria Laura.

«È raro trovare qualcuno che metta in pratica il Vangelo con la propria vita – ha detto infine la sorella di Chiara, Elisa – in questi momenti mi rendo conto che mia sorella non è più solo mia, e che la sofferenza vissuta sta portando molto frutto». Nel pomeriggio spazio ad un altro appuntamento nel ricordo di Chiara Corbella, nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove don Fabio Rosini, direttore del Servizio dicesano per le vocazioni, ha presieduto un incontro dedicato all’ esperienza e alla testimonianza di Chiara nel discernimento vocazionale.

 

15 giugno 2015