Il “tempo ordinario” di Pupi Avati

La pellicola nelle sale dal 4 maggio riparte ancora una volta da Bologna e dagli anni ’70. Una nuova scommessa vinta, nell’ottica di un cinema pieno di sentimenti e di colori

Un nuovo capitolo del libro aperto sul suo passato e difficile da chiudere. Pupi Avati ci prova anche col suo nuovo film, La quattordicesima domenica del tempo ordinario, in sala dal 4 maggio. Film che fin dal titolo chiarisce la sua dimensione di una collocazione antica, d’altri tempi, quando la semplice indicazione era sufficiente a indicare un avvenimento, ad identificarne ruoli e circostanze. «Si riferisce – precisa Pupi Avati – a quel momento del calendario liturgico in cui generalmente ci si sposa, ossia il 24 giugno del 1964, la data delle mie nozze».

Siamo nella Bologna degli anni ’70, chiamati a seguire la storia di Marzio, Samuele e Sandra. I due ragazzi sono grandi appassionati di musica e fondano un gruppo chiamato “I leggenda”, mentre Sandra appare molto portata per la moda. I tre crescono, amicizia e amore vanno avanti di pari passo, progetti e sogni assumono forme diverse. Passano oltre trenta anni, arriva il momento in cui bisogna fare i conti con se stessi, con le cose fatte e con quelle rimaste irrisolte.

I punti di riferimento di Avati non cambiano: tutto (o molto) prende le mosse da Bologna e dagli anni Settanta, ossia da quel luogo geografico e da quel momento storico in cui qualcosa è cambiato, calando su quel cambiamento tracce forti e indelebili. La patina del tempo lascia tracce forti e incisive, e la musa del regista bolognese disegna con suggestive variazioni spartiti dall’inesauribile ispirazione. Correva l’anno 1968 quando uscì sugli schermi Balsamus l’uomo di Satana, con la firma di un esordiente, Giuseppe Avati, in arte Pupi, nato a Bologna il 3 novembre 1938, primo di quella che sarebbe diventata una carriera di 43 film per il cinema con 64 regie tra cinema e tv.

Ha lavorato tanto, Pupi Avati, e in ogni film ha messo un po’ di se stesso, ricostruendo le fasi di una vita piena di emozioni, scoperte, nuove dichiarazioni d’amore all’amicizia, alla bellezza dello stare insieme, al fare di ogni giorno un evento sempre diverso e affascinante. Una gita scolastica (1983); Regalo di Natale (1986); Il cuore altrove (2003); Il papà di Giovanna (2008): sono alcuni titoli che vengono alla memoria e definiscono un mondo di infinita grandezza e ricchezza. Perché ormai Avati è entrato nella dimensione di coloro che al cinema danno del tu, sempre pronti a ridere e scherzare, a passare dalla malinconia, alla gioia, alla tristezza, in una tavolozza di colori fatti per confondere le idee con amore e rispetto.

Gli attori sono una presenza non separabile dal suo creatore. Qui troviamo Gabriele Lavia, Lodo Guenzi, Cesare Bocci, Nick Russo, Camilla Ciraolo. E poi Edwige Fenech, che torna al cinema dopo 16 anni, dimostrando di non essere solo quella che gli anni ’70 avevano fatto credere. Una nuova scommessa vinta da Pupi Avati nell’ottica di un cinema pieno di sentimenti e di colori.

8 maggio 2023