“Immischiati” nella vita del mondo

Al via da Roma la seconda fase del progetto per l’impegno dei cattolici nella società civile. Zuppi: «C’è rassegnazione ma guardiamo al tanto che possiamo fare e già facciamo»

Uomini e donne che, raggiunta l’età della pensione, mettono il loro tempo a disposizione per il bene comune; giovani con il desiderio di rimboccarsi le maniche per costruire un futuro migliore; giovani coppie con bambini di pochi mesi da crescere ed educare perché diventino cittadini responsabili. Una platea variegata proveniente da tutta Italia – all’appello mancava solo la Valle d’Aosta -, quella che sabato mattina, 16 dicembre, ha partecipato all’evento “Immischiati, non rassegnati” svoltosi al Centro congressi Angelicum, promosso dalla Fondazione per la natalità.

«C’è tanto fermento. Usiamo queste sollecitazioni, le belle realtà che ci sono, e traduciamole in formazione ed esperienze», ha detto il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi intervenendo in video collegamento alla mattinata che ha chiuso la fase online del progetto “Immischiati” e dato il via alla fase «on life», con incontri che si svolgeranno in cinque città italiane per analizzare i pilastri della dottrina sociale della Chiesa: persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà, partecipazione. «Immischiamoci, non possiamo essere sonnambuli», l’imperativo del porporato. Sollecitato dalle domande di Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, parlando dei “cristiani rassegnati” di cui scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, Zuppi ha ammesso che «c’è rassegnazione, c’è paura, c’è individualismo ma guardiamo al tanto che possiamo fare e che già facciamo».

Un impegno che non deve essere limitato al mondo che ci circonda. «Ricordatevi dell’Europa – l’esortazione del presidente dei vescovi italiani -. Abbiamo ereditato questo dono con una sofferenza terribile. Ottant’anni fa si registravano i massacri da parte dei tedeschi che fuggivano, esattamente quello che oggi avviene tragicamente in tante guerre combattute con gli stessi orrori. Non disperdiamo un patrimonio così importante, curiamo questo dono». E ancora, parlando della politica come la più alta forma di carità, come affermato più volte dai pontefici, ha specificato che «è vero» e bisogna stare attenti alle tentazioni perché la politica «non è opportunismo, interesse, corruzione, vanagloria. Il potere logora chi ce l’ha. I politici più grandi sono stati quelli che non sono cambiati, sono rimasti senza privilegi attenti a lasciare qualcosa di buono per chi veniva dopo».

immischiati non rassegnati, 16 dicembre 2023

De Palo ha spiegato la genesi di “Immischiati”, nato più di 10 anni fa per «raccontare la dottrina sociale della Chiesa in maniera innovativa e comprensibile a tutti». Poi la decisione di «fare un salto di qualità», grazie anche a un finanziamento della Fondazione Cattolica, con incontri di formazione online. «Un progetto pensato per 500 persone conta ora 8mila iscritti da tutta Italia». Lo scopo, precisa subito, non è quello di «fondare un partito politico. Non abbiamo secondi fini. Vogliamo migliorare la qualità della cittadinanza delle persone. Un investimento che facciamo per il futuro dei nostri figli. Vogliamo mettere insieme le persone, farle incontrare, formarle con un progetto di lungo periodo per poi “immischiarsi” nel comitato di quartiere, nella scuola dei propri figli».

immischiati non rassegnati, 16 dicembre 2023Il discorso di Papa Giovanni Paolo II alla Gmg del 2000 a Tor Vergata ha introdotto l’intervento di don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio vocazioni della diocesi di Roma. «Tenetevi stretto il sigillo del vostro battesimo, della vostra dignità di figli di Dio – ha affermato -. Noi siamo rilevanti, abbiamo un peso specifico grande, è inutile che continuiamo a lavorare sul senso del dovere, lavoriamo sul potere. Non dobbiamo fare il bene, possiamo farlo». Per padre Paolo Benanti, teologo francescano, membro del Comitato Onu di esperti sull’Artificial Intelligence, bisogna “immischiarsi” anche con i nuovi sistemi informatici, «in grado di modificare i nostri comportamenti con le notifiche» generate dai «padroni dei server». E bisogna immischiarsi anche con il mondo dei social network e del digitale, ha avvertito don Alberto Ravagnani. «È il luogo dal quale oggi possiamo tirare fuori la nostra santità – ha detto – perché il virtuale è reale». Al cristiano, ha spiegato don Luigi Maria Epicoco, «non viene chiesto di fare miracoli, ma di fare il possibile, il cristiano si riconosce dai frutti». Se sei solo indicato come “attore cattolico” come fare a raccontare il Vangelo in un mondo dove non ci sono committenti che ti chiedono di farlo? «Proprio perché non ci sono committenti, forze politiche e poteri che vogliono che tu lo faccia – ha detto Giovanni Scifoni – forse quello è il momento in cui il volto di Dio si può rivelare». Per Beatrice Fazi si può cambiare il mondo «immischiandosi con chi la Verità l’ha incontrata e non se l’è tenuta, ha cercato di condividerla».

18 dicembre 2023