“Italiani nel mondo”, Di Tora: misure concrete per occupazione giovanile

Il presidente della Fondazione Migrantes commenta il Rapporto: «La libertà di partire non deve negare la libertà di tornare o restare nella propria patria». Galantino: «I ragazzi cercano risposte altrove»

L’occupazione giovanile: per il vescovo Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le migrazioni, è questo il tema centrale di riflessione legato alla scelta migratoria degli italiani. Lo ha spiegato questa mattina, martedì 17 ottobre, presentando il Rapporto Italiani nel mondo 2017, curato proprio da Migrantes. «La libertà di partire non deve negare la libertà di tornare o di restare nella propria patria», ha dichiarato il presule, osservando che oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni: oltre 9mila in più rispetto all’anno precedente, pari a un +23,3%. «Non bastano le statistiche – è il monito del presule -; occorre che gli studi arrivino sulle scrivanie dei decisori politici. Un passo fondamentale è il passaggio dallo studio alla progettualità, alle misure concrete».

Da Di Tora è arrivato anche un “grazie” ai missionari che accolgono i migranti e alle 160 cappellanie presenti in tutto il mondo: un «grande punto di riferimento e di sicurezza» per i nostri connazionali all’estero. L’Ue, ha osservato ancora, ha garantito per decenni a tante generazioni pace e stato di diritto. «L’Italia è stata spesso chiamata a reagire alla sfida migratoria con solidarietà e questo ci viene riconosciuto dall’Europa»; di qui l’auspicio che «questa accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo ove li porti la loro ricerca di benessere».

 

Anche per il segretario generale della Cei Nunzio Galantino «il motivo principale per il quale i nostri ragazzi vanno all’estero è la difficoltà che trovano – ma è anche di molti adulti – nel progettare il loro futuro. A fronte di una situazione sociopolitica che ha sempre più difficoltà ad aprire varchi – ha evidenziato commentando il Rapporto Migrantes –  cercano risposte altrove». Nelle parole di Galantino, però, anche una lettura «positiva». Secondo il segretario Cei infatti «oggi accanto ai migranti economici», che partono per situazioni sociali non accettabili, «si sta facendo strada un’altra forma di mobilità, la mobilità del desiderio». Vale a dire, una mobilità «legata al desiderio di fare esperienze nuove, incontrare altra gente e progettare in maniera non tradizionale». Esistono anche queste forme di migrazione, ha evidenziato Galantino, «che ci aiutano ad allargare gli orizzonti rispetto alla mobilità che conosciamo» e che «vanno accolte, accompagnate e sostenute».

17 ottobre 2017