La Festa dei Popoli: contro i muri, i colori

Domenica 19 maggio la XXVIII edizione dell’iniziativa in collaborazione con le oltre 50 comunità etniche cattoliche di Roma. Alle 12 la Messa di Parolin nella cattedrale

Integrazione, accoglienza, comunione tra i popoli. Sono le parole chiave del pontificato di Papa Francesco in tema di immigrazione. L’invito costante a costruire ponti e ad abbattere muri è risuonato anche durante il suo ultimo viaggio apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord, dove ha chiesto alle autorità locali di «non chiudere gli occhi, il cuore e la mano a chi bussa alle porte». Ed è proprio alle parole di Bergoglio che si ispira la XXVIII Festa dei Popoli che si svolgerà domenica 19 maggio in piazza San Giovanni in Laterano.

L’evento è organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni in collaborazione con le oltre cinquanta comunità etniche cattoliche della Capitale, che saranno le vere protagoniste della giornata. “Nella casa comune un’unica famiglia umana” è il tema scelto per questa edizione, tratto dal discorso pronunciato da Papa Francesco durante l’incontro interreligioso svoltosi al Founder’s Memorial di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il 4 febbraio scorso.

Da anni la Festa celebra la pacifica convivenza interetnica a Roma. La piazza si tinge dei mille colori sgargianti dei costumi tipici delle varie etnie e diventa luogo centrale di incontro e confronto tra i gruppi di stranieri residenti nella Capitale, i quali hanno a disposizione tutta la giornata per presentare i propri usi e costumi e farsi conoscere dai romani. L’intento è proprio quello di coinvolgere e fare lavorare insieme realtà diverse per mettere in risalto la multiculturalità quale opportunità di crescita e arricchimento culturale reciproco. Un appuntamento molto atteso dalle comunità, che cresce di anno in anno e che «assume un significato sempre più importante e attuale» spiega il direttore dell’Ufficio diocesano monsignor Pierpaolo Felicolo.

La giornata si aprirà alle 12 con la celebrazione eucaristica nella basilica lateranense, presieduta dal cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. La Messa sarà animata liturgicamente da 24 etnie che daranno vita a una celebrazione “universale” con il Gloria intonato dai congolesi, l’intronizzazione della Parola in brasiliano, la prima lettura proclamata dai latino americani, il salmo dai filippini, la preghiera dei fedeli in otto lingue diverse, l’offertorio affidato alla comunità dello Sri
Lanka. Ancora, il Santo sarà intonato in ucraino, il canto di comunione in rumeno e indiano e quello finale in polacco. Al termine della celebrazione, alle 13.30, ogni comunità, rigorosamente in abito tradizionale, sarà presente negli stand allestiti nel piazzale antistante la basilica, dove esporrà  l’artigianato del Paese di origine e offrirà piatti tipici, dallo stufato di carne tsebhe con il pane injera eritrei al pollo mwambe preparato dai congolesi; dal borsch, piatto tradizionale ucraino, alle pietanze a base di riso, salse e spezie originarie del Madagascar, fino alla cucina ricca di pesce e salse delle Filippine. Alle 15 poi sul sagrato della basilica prenderà il via uno spettacolo folklorìstico e alle 18 la conclusione, con il concerto dei popoli.

Una giornata, quella di domenica, che per l’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni vuole dare «un’importante testimonianza di convivenza civile tra popoli diversi – afferma don Pierpaolo -. Si vuole mettere in risalto come sia possibile tessere rapporti umani nella diversità. Con gli anni la città ha imparato la bellezza dello stare insieme e bisogna impegnarsi ancora per abbattere i luoghi comuni che ci sono sulle migrazioni e far emergere la normalità dell’incontro tra culture diverse. Una comunione che porta all’arricchimento reciproco». Per il sacerdote, un momento molto «toccante» della Festa è quello della celebrazione eucaristica durante la quale «le comunità cattoliche si ritrovano unite per pregare con straordinaria intensità. È una testimonianza di fede molto forte».

15 maggio 2019