La Giordania, terra di pace, dove cristiani e musulmani convivono senza problemi
Il nunzio apostolico Dal Toso ha incontrato operatori dei media e sacerdoti arrivati in pellegrinaggio con l’Opera romana. La direttrice suor Nazzaro: «Qui i cristiani rimangono nonostante tutto e custodiscono questi luoghi che sono storia vivente»
In Giordania i cristiani sono meno del 2 % della popolazione. Ma sono «fortunati», sottolinea il nunzio apostolico monsignor Giovanni Pietro Dal Toso, perché «abbiamo ben tre ministri cristiani nel governo, e poi i cristiani gestiscono scuole, ospedali, università». La Giordania, prosegue il presule, «è una terra bellissima, che può essere meta di turismo ma soprattutto di pellegrinaggi, e questo punto mi sta molto a cuore come nunzio apostolico». Lo spiega ai pellegrini arrivati da Roma, grazie al viaggio organizzato da Opera romana pellegrinaggi in collaborazione con Royal Jordanian, Jordan Tourism Board e ministry of Tourism.
Dal Toso ha incontrato il gruppo la prima sera del viaggio, ieri, 4 febbraio, in una località speciale: Fuheis, l’unico villaggio completamente cristiano del Paese. A pochi chilometri di distanza dalla capitale Amman, conta circa 40mila abitanti, di diverse confessioni cristiane. «Arrivano da tutta la Giordania coppie giovani di cristiani che vogliono abitare qui. Ogni anno arrivano decine di nuove famiglie cristiane – spiega il parroco padre Paul Haddad -. È stata sempre una città cristiana, fin dalla sua fondazione», aggiunge. Fino a poco tempo fa, veniva spesso visitata da fedeli arrivati da fuori, ma «negli ultimi due anni i pellegrinaggi sono crollati del 90%», evidenzia don Giovanni Biallo, assistente spirituale Orp. Pur non essendo stata direttamente interessata da conflitti e pur restando un Paese assolutamente sicuro, la Giordania viene spesso percepita dagli italiani come pericolosa. «Quando da noi si parla di Cisgiordania, in tanti tendono a confondersi e a pensare alla Giordania», sottolinea in proposito Dal Toso. «C’è molto interesse da parte della Giordania a incentivare il turismo religioso – prosegue -. A me piace sempre sottolineare che anche questa è Terra Santa, nel senso che ci sono moltissimi fatti della scrittura che sono avvenuti qui».
Punta a rilanciare la Giordania come meta di pellegrinaggi l’Orp, che appunto ha condotto nel Paese il gruppo composto da 25 persone, tra cui i direttori di due Uffici del Vicariato, don Pino D’Alonzo e Rosario Chiarazzo; una decina di giornalisti di diverse testate; sacerdoti e operatori dell’Orp. A guidarli, insieme a don Biallo, suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio diocesano per la pastorale del pellegrinaggio – Orp. «Qui i cristiani rimangono nonostante tutto e custodiscono questi luoghi che sono storia vivente e per noi cristiani di Occidente è un grande monito», osserva la religiosa.
Il viaggio è un’occasione proprio per conoscere ed esprimere vicinanza alla comunità cristiana locale. A Madaba, ad esempio, i cristiani sono 20mila, su una popolazione di circa 140mila abitanti. Lì, come in tutta la Giordania, non crea problemi la convivenza tra cristiani e musulmani. Lo testimonia anche padre Tarek Abu Hanna, parroco della chiesa della Decapitazione di San Giovanni Battista. «La vita in Giordania è speciale – spiega -. I nostri sovrani, fin dalla nascita del Paese, dopo la prima guerra mondiale, hanno puntato a rafforzare la convivenza tra cristiani e musulmani». Ci si riesce anche grazie alle scuole: sono 44 quelle cristiane in tutto il Paese, e la metà degli studenti sono musulmani. Anche le cliniche cristiane non fanno distinzioni e offrono cure gratuite indipendentemente dalla fede professata. Nei pressi di Medaba, il Patriarcato Latino di Gerusalemme sostiene l’Arsenale dell’Incontro del Sermig, dove vengono seguiti poco meno di 300 ragazzi con disabilità, sia cristiani che musulmani. Poco lontano sorge il Monte Nebo, sul quale Mosè si fermò a guardare da lontano la Terra Promessa. «Anche noi guardiamo da qui la Terra Promessa – dice suor Rebecca -. Una terra di pace, di convivenza».
5 febbraio 2026

