La “road map” contro gli abusi e il progetto di un Vademecum

L’annuncio è arrivato da monsignor Charles Scicluna, nel primo briefing dell’incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”. L’attenzione alla cura delle vittime

Dedicata al tema della responsabilità la prima giornata di lavori dell’incontro sulla “Protezione dei minori nella Chiesa“, convocato da Francesco in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Prima tappa: l’ascolto delle vittime, che ha visto cardinali, vescovi e sacerdoti «commossi e partecipi», ha riferito il moderatore dell’incontro padre Federico Lombardi durante il primo briefing. Cinque vittime, in rappresentanza dei cinque continenti, per dare un volto e un nome a un orrore davanti al quale il Papa, nell’Angelus di domenica scorsa, aveva chiesto «un atto di forte responsabilità pastorale».

Proprio Francesco, prima delle video testimonianze delle vittime, aveva indicato ai partecipanti alcuni spunti per la riflessione: una «road map», l’ha definita monsignor Charles Chicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, per il presente e per il futuro. Quindi ha annunciato che la Congregazione «sta lavorando a un vademecum» sugli abusi, «accessibile, sullo schema domanda e risposta», che sarà pubblicato anche online, sul sito inaugurato in occasione della “tre giorni” in corso ma disponibile anche per il “follow up” dell’importante iniziativa voluta da Papa Francesco per contrastare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Si tratta, ha puntualizzato padre Lombardi, «di un punto di partenza, non del risultato»: 21 punti, nei quali si ritrovano tutte le parole-chiave dell’incontro convocato dal Papa. L’ascolto, anzitutto, ma anche «la sinodalità con cui si deve procedere; la concretezza che il Papa si aspetta: la parresia, cioè il coraggio con cui ci si deve dedicare ad una pagina così importante». E ancora: «La conversione e la purificazione che la Chiesa deve fare con la comunione dei suoi pastori».

A tenere la prima relazione, il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis. «La mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione – ha detto -, ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli». Il porporato ha indicato quindi la «personale responsabilità» di ciascuno di «soccorrere le ferite nel corpo di Cristo». Il suo appello: «Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere affinché i bambini e le persone vulnerabili si sentano al sicuro nelle nostre comunità». Curare le ferite, ha evidenziato, «è un atto di fede», soprattutto nei confronti degli «innocenti che soffrono».

Proteggere «il nostro popolo» e «garantire la giustizia di quanti siano stati abusati» è il «sacro dovere» al quale, nella seconda relazione, ha richiamato l’arcivescovo Scicluna. Soffermandosi sui dettagli del processo canonico, sia giudiziario che amministrativo, ha invitato i vescovi e i superiori religiosi ad «affrontare i casi che si presentano in un contesto sinodale o collegiale, per raggiungere in modo pastorale le vittime, i sacerdoti accusati, la comunità di fedeli e persino la società in generale». Non si tratta infatti solo di «cattiva condotta»: la pedofilia, ha sottolineato, «è anche un reato in tutte le giurisdizioni degli Stati»; di qui la necessità di «uno spirito di collaborazione», a beneficio sia della Chiesa sia della società in generale. Compito del vescovo o del superiore religioso è quello di «vigilare sull’attuazione e l’esecuzione delle legittime conseguenze dei procedimenti penali», e anche di «informare la comunità sull’esito definitivo del processo», sia in caso di colpevolezza, attuando «senza indugio» la sentenza e la relativa pena, sia in caso di innocenza dell’imputato, perché «è molto difficile risanare il buon nome di un sacerdote che potrebbe essere stato ingiustamente accusato». Senza contare la «cura delle vittime», per le quali Scicluna ha ipotizzato anche la possibilità di «un ruolo più importante, anche all’interno delle nostre procedure», configurando la figura di una sorta di «curatore» dei loro «interessi». Da ultimo, l’auspicio di «protocolli di salvaguardia», sul fronte della prevenzione, e l’invito alla «corresponsabilità» nella selezione e nella presentazione del candidato alla missione di vescovo.

Per l’arcivescovo di Bogotá il cardinale Ruben Salazar Gomez – a cui era affidata la terza relazione della giornata – alla radice degli abusi non ci sono solo «deviazioni o patologie sessuali»: c’è il clericalismo, vale a dire «il travisamento del significato del ministero convertito in mezzo per imporre la forza, per violare la coscienza e i corpi dei più deboli». Di qui la necessità di «un cambiamento di mentalità che si chiama conversione». Un invito, quello del cardinale, rivolto «a tutta la Chiesa, ma prima di tutto a noi che siamo i suoi pastori». Davanti alla crisi causata dagli abusi, ha proseguito il cardinale, «molte volte si procede come i lavoratori salariati che, vedendo arrivare il lupo, fuggono lasciando il gregge incustodito». E fuggono «in molti modi – ha osservato -: cercando di negare la dimensione delle denunce presentate, non ascoltando le vittime, ignorando i danni causati in coloro che subiscono gli abusi, trasferendo gli accusati in altri luoghi dove essi continuano ad abusare o cercando di giungere a compromessi monetari per comprare il silenzio». Indispensabile, per il porporato, «riconoscere questa crisi in profondità, riconoscere che il danno non è fatto da esterni ma che i primi nemici sono all’interno, tra i vescovi, i sacerdoti e le persone consacrate che non siamo stati all’altezza della nostra vocazione». Ancora: «Dobbiamo riconoscere che il nemico è dentro. Il ruolo svolto dalla stampa, dai media e dai social network – l’omaggio di Salazar – è stato molto importante nell’aiutarci a non scansare ma ad affrontare la crisi. I media svolgono un lavoro prezioso in questo senso che deve essere sostenuto».

22 febbraio 2019