La “scuola” del cammino: una pedagogia della fede

La missione di Gesù si svolge in un “esodo” ininterrotto. E a metà della strada, la domanda ai Dodici: «Chi dite che io sia?». Vale a dire: cosa avete capito di me?

«In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio». Sono le parole con cui Luca immerge il lettore nel clima della vita pubblica di Gesù, tempo in cui egli svolge la sua missione terrena. Venuto ad annunciare il regno di Dio, Gesù si muove e si sposta continuamente; la sua missione si svolge in un “esodo” ininterrotto. Il camminare di Gesù si dimostra una postura che va a costituire un elemento essenziale dello stesso messaggio che Egli porta, tanto che entra nella composizione di tutti i vangeli. Più vistosamente che negli altri, nel Vangelo di Marco, il cammino di Gesù definisce uno schema letterario del documento stesso, che si sviluppa in un intreccio diviso in due grandi atti che ruotano, però, attorno a un punto centrale: l’identità di Gesù.

Il suo cammino, pertanto, e quello dei suoi apostoli – così come quello che i lettori fanno seguendo la narrazione evangelica – non ha solo lo scopo della cronaca, vale a dire di raccontare il viaggio terreno di Gesù che parte dalla Galilea e si compie in Gerusalemme, ma anche, e specialmente, uno scopo sapienziale, morale e spirituale: quello di far conoscere Gesù, di far sì che chi lo segua possa coglierne l’identità messianica, averne la rivelazione di Figlio di Dio. Tutti i Vangeli sono, dunque, un cammino di conoscenza e di pedagogia della fede oltre che di memoria del tempo in cui Gesù di Nazareth era un pellegrino nel mondo. Un modo per suggerire a chi, come noi, oggi si ponga a leggere e a meditarne il senso, che ogni peregrinatio è anche una lectio d’intelligenza, di discernimento e di profezia.

A metà del cammino che Marco narra troviamo una sorta di verifica, di esame cui Gesù sottopone i Dodici che avevano percorso con lui la prima parte del viaggio evangelico. Ci aspetteremmo che chiedesse loro: a che punto siamo del nostro percorso? Quali sono le nostre prossime tappe? Intendendo le stesse in senso geografico, come se il loro cammino fosse finalizzato alla “conquista” di molte città. Evidentemente non era questo l’intento di Gesù, il quale li spiazza, con una strana domanda: «Chi dite che io sia?». Come a dire: cosa avete capito di me? Quale volto vi si è rivelato nel mio camminare insieme a voi, nel mio sudare per il sole e la stanchezza, nella fame e la sete che ho patito quando i pozzi e le fonti d’acqua e d’accoglienza non si vedevano all’orizzonte? Cosa avete scoperto su di me quando mi son fermato a casa di Pietro per guarire sua suocera o lungo la strada per lasciarmi toccare da un lebbroso? Cosa avete sperimentato voi stessi la sera che cinquemila persone affamate, che voi volevate mandare nei villaggi a comprare cibo per la cena, ho fatto sedere a terra, attorno a me e a voi, in gruppi di cinquanta, sull’erba verde per condividere la nostra e la loro fame e, quindi, il miracolo dei pani e dei pesci? A cosa pensavate quando da quel piccolo peculio di cibo che avevate nelle vostre bisacce ne portavate via dodici ceste in avanzo dopo che i cinquemila s’erano pienamente saziati? E Gesù dovette essere molto contento quando sentì Pietro rispondere: «Tu sei il Cristo!».

26 aprile 2022