L’Azione cattolica di Roma, “Verso un noi sempre più grande”

Al Divino Amore la XVIII Assemblea elettiva. Il vicegerente Reina: l’impego del laicato è anzitutto «nella lode, nel dire e testimoniare che siamo felici di essere cristiani»

Con un richiamo a vivere nel qui e ora, «consapevoli del tesoro che ci lasciamo alle spalle e senza fughe in avanti futuristiche», il vicegerente Baldo Reina ha invitato la presidenza diocesana dell’Azione cattolica e i delegati delle diverse parrocchie – riuniti ieri, 18 febbraio, al Divino Amore in occasione della XVIII Assemblea elettiva – a vivere la propria testimonianza «dentro il cammino sinodale» e alla luce del «mistero della Chiesa». Per il presule, infatti, il tema scelto per l’Assemblea – “Verso un noi sempre più grande – «si sposa con le note del cammino sinodale: comunione, partecipazione e missione», laddove il fondamento è nell’essere Chiesa, ossia «riflesso della Trinità, dalla quale la Chiesa è abitata e che si impegna a testimoniare». Il che non equivale ad «avere tante cose da fare» ma, ben più importante, a «recuperare ciò che ci abita, cioè Dio».

Laddove questa consapevolezza mancasse, ha sottolineato ancora Reina, sarebbe «altissimo il rischio di portare agli altri una proposta stanca». Ecco allora l’esortazione del vicegerente a vivere e a «coltivare la comunione, in primo luogo quella con Dio, una comunione da riscoprire nella preghiera»; ancora, il tema della «partecipazione al mistero», per cui «ho qualcosa da dire perché partecipo al mistero, cioè attingo a una linfa». Infine, dopo avere rimandato, a 60 anni dalla sua promulgazione, al documento conciliare sull’apostolato dei laici “Apostolicam Actuositatem”, Reina ha ricordato come l’impegno del laicato «non è soltanto l’annuncio del Vangelo laddove ancora non sia stato annunciato» ma consiste primariamente «nella lode» ossia «nel dire e testimoniare che siamo felici di essere cristiani».

(foto: Francesco Girardello/Ac Roma)

Proprio «sull’essere testimoni credibili» ha riflettuto, nel presentare la prima parte della relazione di fine triennio, «una relazione di presidenza perché insieme abbiamo lavorato e insieme la presentiamo», il presidente dell’Ac Marco Di Tommasi. Ripercorrendo le iniziative portate avanti in questi anni, con un pensiero particolare «al tempo della pandemia che ci ha imposto di reiventarci», ha sottolineato come «la Chiesa e la città di Roma hanno bisogno di testimoni di Cristo» e che «il fatto che in questi 3 anni gli aderenti dell’Ac siano cresciuti dell’8% vuol dire, anche se non parliamo di grandi numeri, che più di qualcuno ha voluto credere nella Chiesa del servizio, quella che ci vede pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in noi».

Alle difficoltà legate alla pandemia ha guardato anche don Alfredo Tedesco, assistente dell’Acr, che con la responsabile del settore Marilena Pintagro ha sottolineato come «siamo riusciti comunque a continuare a scommettere sui più piccoli, mettendoli al centro come faceva Gesù»; proprio le voci dei bambini con le loro speranze e le loro emozioni sono state portate all’assemblea dai due referenti dall’Acr per evidenziare l’importanza di «credere davvero nel potenziale e nel protagonismo dei ragazzi, che non è finire sui giornali ma vivere in pienezza». In particolare Pintagro ha voluto affidare al nuovo triennio «un sogno: creare un’equipe dei ragazzi nella nostra diocesi, una ricchezza che non si può improvvisare e dunque una realtà che andrà accompagnata da parte di tutta l’associazione».

Ancora, il bilancio delle vicepresidenti del settore Giovani Agnese Palmucci e Federica De Cristofano: «Abbiamo cercato di parlare ai giovani per tornare a sognare in grande e per fare questo abbiamo creato occasioni di fraternità, anche nella preghiera», hanno detto. Da parte loro, Nunzia Mattiello e Gian Carlo Olcuire, vicepresidenti del settore Adulti, hanno messo in luce l’importanza e «il desiderio di relazione e di fare rete con associazioni della diocesi, creando delle alleanze», mentre Chiara Sancin, segretario generale diocesano, ha riferito del lavoro fatto «per il recupero dell’archivio storico, che ha ricevuto un riconoscimento anche dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio», evidenziando che «le radici non sono solo il passato ma profumano di futuro». Infine l’intervento dell’assistente unitario dell’Ac diocesana don Eugenio Bruno ha visto al centro «la bellezza del poter stare vicino in un cammino» che non «procede a latere rispetto a quello dell’intera diocesi» ma ne è parte attiva.

19 febbraio 2024