Lonardo e Rondoni a confronto su Chesterton, tra ironia e meraviglia

Dedicato allo scrittore e giornalista inglese l’ultimo incontro del ciclo “Ascoltando i maestri”, dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria

In senso etimologico maestro e autore, cioè capace di orientare e di far crescere, è stato con la sua opera Gilbert Keith Chesterton, lo scrittore e giornalista famoso per avere dato vita al personaggio di padre Brown, protagonista venerdì sera, 12 aprile, dell’ultimo appuntamento di quest’anno del ciclo di riflessione e approfondimento “Ascoltando i maestri”, promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria. Nella basilica di Sant’Andrea delle Fratte, a due passi dall’Hotel Hassler, sopra piazza di Spagna, dove Chesterton soggiornò per tre mesi con la moglie tra il 1929 e il 1930, monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio, e il poeta Davide Rondoni ne hanno presentato la figura umana e professionale, moderati da Francesco d’Alfonso, che nella presentazione ha osservato come il prolifico autore «ha scritto di ogni possibile aspetto del reale, spaziando dalla poesia alla saggistica fino ai romanzi e ai racconti, osservando e descrivendo la realtà con ironia».

Proprio dello stile ironico di Chesterton ha trattato inizialmente Rondoni, sottolineando come tale sguardo contrario a ogni forma di scetticismo prevede il «saper abitare il paradosso», ossia una situazione «in cui non c’è per certo una soluzione risolutiva, una sintesi derivata dal superamento dello scontro tra tesi e antitesi» e da qui nasce la difficoltà di abitarlo, benché «la nostra vita è fatta di paradossi, il primo riscontrabile nell’osservare la natura che, come aveva compreso Leopardi, è madre a insieme matrigna». In particolare, per Chesterton, che si convertì al cattolicesimo nel 1922, «il cristianesimo vive il paradosso per cui Dio si è interessato e “disturbato” per l’uomo», sono ancora le parole di Rondoni, sicché «tu sei un paradosso in quanto la tua vita è un atto non volontario» ma d’amore, e in questo senso la stessa dimensione paradossale è un’ «occasione per illuminare qualcosa di diverso», un punto di vista che «apre a una domanda di significato».

C’è quindi grande sapienza e intelligenza nelle opere di Chesterton che tuttavia, «come aveva fatto Manzoni, facendo comprendere il “sugo della storia” a due semplici quali erano Renzo e Lucia – ha continuato Rondoni -, distingue tra intellettuale e intellettualista», laddove «il gioco dell’intelligenza consiste nel maturare un senso critico, non nell’avere un’enciclopedia nella testa» e nel «conoscere inteso come ri-conoscere e cioè rinascere ogni volta», sapendo cioè «vedere con meraviglia».

Anche Lonardo ha messo in evidenza l’elemento della meraviglia a partire dal libro “Le avventure di un uomo vivo” di Chesterston, che ha definito appunto «paradossale» e che ha consigliato come testo di avvio per approcciare l’opera dell’autore. «Il protagonista è un uomo che viene accusato di rubare, di essere poligamo e di essere un assassino» ma a una lettura più attenta e profonda è invece un insegnante che dimostra come «la cosa difficile non è essere vivi e felici ma rimanere vivi e felici», ha detto il sacerdote, per cui la vita consiste «nel sapersi meravigliare ogni giorno delle cose che si hanno invece di lamentarsi per quello che manca». Dunque il protagonista del romanzo è vivo perché «manifesta l’innocenza e la gratitudine», quasi come un alter-ego dell’autore, un uomo che il sacerdote ha definito «contento per le cose semplici come il fumare la sua pipa o il bere una birra».

Ancora, Lonardo ha riferito di come durante il suo soggiorno romano Chesterton abbia frequentato per partecipare alla Messa la basilica di San Clemente, tra l’Esquilino e il Celio, rimanendo colpito dalla bellezza del mosaico absidale, per lui «la prova che la nostra religione è la religione della vita, non della morte, perché dalla croce di Cristo, retta dalla mano di Dio, zampilla tutto intorno la vita». In questo consiste, come ha spiegato Lonardo, il monito di Chesterton a «mantenersi nello stupore e nella meraviglia», perché «la vita è un’avventura, e dunque non un rimanere chiuso nelle proprie idee», laddove l’autore inglese «rifiuta ogni forma di individualismo» arrivando a elaborare «a partire dalla tradizione cristiano-filosofica un concetto di “distributismo”» che nasce di fatto dalla convinzione «che noi siamo stati generati per amore e come dono e a nostra volta siamo e dobbiamo essere dono», ha concluso Lonardo.

15 aprile 2024