Maturità 2021, debutta il “curriculum dello studente”. Inclusivo o discriminatorio?

Damiano Previtali (Miur): «Strumento inclusivo e per tutti. Non serve per valutare ma per raccogliere informazioni su tutti gli ambiti di vita dello studente»

Un vero e proprio “curriculum”, per raccontare il percorso formativo dello studente, in ambito scolastico e non solo: debutterà con l’esame di maturità 2021 il “curriculum dello studente”, un «documento – si legge nel sito dedicato – rappresentativo dell’intero profilo dello studente che riporta al suo interno le informazioni relative al percorso scolastico, le certificazioni conseguite e le attività extrascolastiche svolte nel corso degli anni». Introdotto dalla legge 107/2015 e dlgs 62/2017, sarà compilato in parte dalla scuola, in parte dallo studente stesso e allegato al diploma conseguito. Servirà, prima ancora, alla commissione d’esame, per conoscere il candidato e avere informazioni sul suo percorso formativo. Il curriculum vuole insomma favorire l’integrazione di tutte le informazioni relative ad attività svolte in ambito formale ed extrascolastico, «ad esempio in ambito professionale, sportivo, musicale, culturale e artistico, di cittadinanza attiva e di volontariato».

Proprio questa importanza attribuita alle attività extrascolastiche, però, sta suscitando critiche e proteste, da parte di chi sostiene che, essendo queste attività per lo più a pagamento, il curriculum possa rivelarsi uno strumento “esclusivo” e discriminatorio. Ne abbiamo parlato con Damiano Previtali, dirigente dell’Ufficio IX Sistema nazionale di valutazione del ministero dell’Istruzione. «Il dibattito e le polemiche che si stanno diffondendo derivano da una comprensione inadeguata – afferma -. Voglio dire con forza che si tratta di uno strumento inclusivo, che riguarda tutti gli studenti e vuole evidenziare quella personalizzazione dei percorsi che è proprio alla base dell’inclusione. Tutti gli studenti che sostengono l’esame, inclusi quelli con disabilità, compileranno il curriculum e avranno così modo di valorizzare tutte le esperienze fatte, dentro la scuola e fuori dalla scuola. Non è peraltro vero che le attività extrascolastiche siano per pochi: sono incluse infatti quelle attività d’impegno civile e sociale o di volontariato che non hanno a che fare con la disponibilità economica delle famiglie. Mi pare che queste critiche siano il riflesso di un approccio sbagliato all’equità, che non significa affatto, come faceva notare don Milani, fare parti uguali tra diseguali ma valorizzare appunto la persona nella sua unicità».

Il curriculum decolla adesso, ma è nato più di cinque anni fa: perché e come si è pensato a questo strumento?
L’introduzione del curriculum dello studente è una grande novità per il mondo della scuola, per il suo rilevante valore formativo ed educativo e per le sue potenzialità legate agli sviluppi futuri, in quanto apre significative prospettive per l’orientamento all’Università e l’accesso al mondo del lavoro. È con la legge 107/2015, art. 1, comma 28, che si comincia a parlare del Curriculum dello studente come strumento che raccoglie tutti i dati utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro, relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuola-lavoro (ora Pcto) e alle attività culturali, artistiche, di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico. Sempre con la Legge 107/2015, art. 1 comma 30, si ha il primo aggancio con l’esame di Stato, in quanto si indica che la commissione d’esame tiene conto del Curriculum nello svolgimento del colloquio. Con il D. Lgs. 62/2017 sono stati dettagliati i contenuti del Curriculum e viene stabilito che esso diventa parte integrante del diploma. Il Curriculum assolve a un’importante funzione nell’ambito dell’esame di Stato, in quanto permette alla Commissione d’esame di avere a disposizione, tramite un modello comune a livello nazionale, una presentazione globale del percorso di istruzione e di formazione dei candidati, in parte costruita da loro stessi e con attenzione quindi non solo all’ambito formale ma anche alle esperienze svolte in ambito extrascolastico. Per la prima volta c’è la possibilità di valorizzare tutte le iniziative di individualizzazione e personalizzazione eventualmente intraprese nel percorso di studi. La scuola oggi ha difficoltà a personalizzare i percorsi di studio, che sono definiti a livello di istituto o di classe, difficilmente attenti alla specificità, alle passioni e ai talenti dei singoli studenti: il Curriculum apre questa dimensione fondamentale nella formazione integrale e armonica della persona.

Con il curriculum dello studente, la valutazione scolastica si apre, includendole, ad attività extrascolastiche dei ragazzi. Qual è oggi il rapporto tra la scuola e ciò che i ragazzi fanno fuori dalla scuola?
È necessaria una precisazione: il Curriculum dello studente non è uno strumento valutativo ma informativo e le informazioni in esso riportate non sono assolutamente oggetto di valutazione. Lo scopo dello strumento, è bene ribadirlo, è quello di fornire una presentazione a tutto tondo del percorso formativo svolto dal candidato all’esame in ambito scolastico ed extrascolastico. Dove avviene oggi l’apprendimento? Come si forma la persona? Pensiamo ad esempio all’educazione civica, introdotta quest’anno. Quanto possono contribuire le 33 ore di insegnamento trasversale e quanto possono essere significative le esperienze extrascolastiche, come le attività di cittadinanza attiva e del volontariato, per lo sviluppo delle competenze di educazione civica? Il curriculum dello studente riporta queste ed altre attività significative per l’educazione integrale della persona fra scuola e territorio.

Le attività che verranno incluse nel curriculum (musica, sport, arte ecc.) non dovrebbero svolgersi all’interno della scuola? In che misura questo avviene e come, a suo avviso, dovrebbero e potrebbe avvenire in futuro?
C’è innanzitutto un apposito spazio, all’interno della parte prima, per riportare tutte le attività extracurriculari di ampliamento dell’offerta formativa organizzate dalla scuola e frequentate dallo studente. Nella terza parte devono invece essere registrate le attività eventualmente svolte dallo studente al di fuori della scuola, in base ai propri interessi e alle proprie attitudini. L’idea però che la scuola sia l’unico punto di riferimento per la formazione della persona, e che le conoscenze in ambito disciplinare siano esaustive degli interessi e dei talenti di uno studente, è da sempre anacronistica e ancor più lo è oggi. La stessa cultura pedagogica italiana è da sempre attenta all’unicità e alle diversità che le persone portano. Pertanto l’idea di “parti uguali” fra studenti, a scuola o fuori dalla scuola, è la vera ingiustizia. Mentre è diverso parlare di pari opportunità per ciascuno e di rimozione degli ostacoli sociali ancora diffusi e presenti in molte realtà territoriali del nostro Paese. Ma comunque l’idea che la scuola possa essere l’unico punto di riferimento per la formazione della persona è destinata al fallimento. L’equità non sta nell’uniformare o nello standardizzare bensì nel valorizzare al meglio le potenzialità di ogni studente, dando pari opportunità dentro e fuori dalle mura scolastiche.

Tra le critiche sollevate, c’è quella che il curriculum premi gli studenti con famiglie più facoltose, capaci di assicurare ai figli queste esperienze, quasi sempre a pagamento. Come risponde a questa osservazione?
Fra le esperienze extrascolastiche che possono essere descritte dagli studenti nel Curriculum, la norma ha indicato attività professionali, culturali e artistiche, musicali, sportive, di cittadinanza attiva e di volontariato, oltre naturalmente a tutte le altre attività che uno studente vorrà indicare. Ora, anche solo con riferimento alle attività indicate dalla norma, è difficile sostenere che possano essere svolte solo ed esclusivamente sulla base della disponibilità finanziaria delle famiglie e non sulla base dell’interesse degli studenti, pur nelle diversità delle offerte presenti nei vari contesti. Ribadiamo che non si va assolutamente a valutare il Curriculum più ricco di informazioni ma si vanno ad appurare le esperienze che possono essere valorizzate nel corso del colloquio dell’esame di Stato, ai fini della valorizzazione del percorso personale e delle inclinazioni dello studente. D’altronde non dimentichiamo che tutti i curricula vitae che vengono utilizzati ai fini dell’accesso al mondo del lavoro sono diversi tra di loro in quanto al loro contenuto, in base al percorso personale.

In che modo si può garantire che il curriculum sia uno strumento non “esclusivo” ma inclusivo?
Il modello nazionale del Curriculum è inclusivo in quanto riguarda tutti gli studenti, senza alcuna distinzione. Infatti, tutti gli studenti accedono all’esame di Stato con il loro Curriculum, senza esclusioni o necessità di sezioni speciali, in quanto il modello è personalizzato e differenziato attraverso la compilazione diretta di ogni singolo studente. In questo modo il tema centrale del Curriculum è allo stesso tempo il tema dell’inclusione: la valorizzazione delle differenze attraverso la personalizzazione. Ribadiamo, come indicato anche nella home page del sito web di riferimento, che il Curriculum vuole essere una fotografia del percorso formativo di ogni studente, così com’è in concreto. Non rileva la quantità di informazioni presenti ma rileva la valorizzazione, all’interno del Curriculum, della vita di ogni studente a scuola e nel suo territorio, valorizzando la forma mentis, la creatività, i talenti, le passioni, gli interessi che caratterizzano da sempre la nostra cultura, il nostro modo di stare nel mondo che tutti ci invidiano.

Altra osservazione critica consiste nel fatto che, in gran parte, queste attività extrascolastiche si siano interrotte con la pandemia. Se i ragazzi sono stati per lo più a casa, quali impegni extrascolastici potranno essere inclusi nel curriculum?
Purtroppo l’emergenza pandemica ha accidentato pesantemente il percorso scolastico ed extrascolastico dei nostri studenti negli ultimi due anni scolastici. Ne hanno risentito non solo le attività extrascolastiche ma anche quelle scolastiche: basti pensare a tutte le iniziative di ampliamento dell’offerta formativa che non è stato possibile realizzare e ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) che non è stato possibile svolgere come programmati. Il Curriculum dello studente può essere a ogni modo arricchito con le esperienze svolte nei cinque anni del percorso scolastico nella scuola secondaria di secondo grado e può essere riportato ciò che di concreto è stato possibile realizzare. Per quanto la pandemia abbia destrutturato il modo di fare scuole o vivere il sociale e il territorio, essa non ha cancellato le esperienze svolte e le competenze apprese. (Chiara Ludovisi)

23 aprile 2021