Migranti e rifugiati, Francesco: la risposta della Chiesa è la misericordia

Reso noto il Messaggio per la Giornata mondiale, il 17 gennaio. «Accogliere l’altro è accogliere Dio». A breve linee guida dalla Santa Sede

Reso noto il Messaggio per la Giornata mondiale, il 17 gennaio. «Accogliere l’altro è accogliere Dio». A breve linee guida dalla Santa Sede

Torna a parlare dell’emergenza migranti, Papa Francesco: di quanti fuggono da guerre e povertà, che muoiono in mare o subiscono «aberranti crimini», spesso in un clima di «indifferenza e silenzio» che «aprono la strada alla complicità». L’occasione è il Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 17 gennaio 2016, ormai in pieno Giubileo, presentato in Sala stampa vaticana ieri mattina, giovedì 1° ottobre. “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della Misericordia”: questo il tema, attraverso il quale il pontefice torna a rivolgersi direttamente alle parrocchie, chiedendo di aprirsi all’accoglienza, superando «sospetti e paure», perché «il Vangelo della misericordia scuote le coscienze, impedisce che ci si abitui alla sofferenza dell’altro e indica vie di risposta».

Francesco ricorda «la premura sollecita di Dio verso tutti» e la attualizza parlando dei flussi migratori, «in continuo aumento in ogni area del pianeta». Una realtà ormai «strutturale», la definisce, che vede come protagoniste, loro malgrado, persone vittime di violenze e povertà, che «subiscono l’oltraggio dei trafficanti di persone umane nel viaggio verso il sogno di un futuro migliore» e «se sopravvivono agli abusi e alle avversità, devono fare i conti con realtà dove si annidano sospetti e paure». Incontrando, «non di rado, carenza di normative chiare e praticabili, che regolino l’accoglienza e prevedano itinerari di integrazione a breve e a lungo termine, con attenzione ai diritti e ai doveri di tutti».

Indispensabile, dunque, il «superamento della fase di emergenza», per dare spazio a programmi che tengano conto «delle cause delle migrazioni, dei cambiamenti che si producono e delle conseguenze che imprimono volti nuovi alle società e ai popoli». Un processo, questo, che chiama in causa direttamente la comunità internazionale, «di fronte all’insorgere di inaccettabili crisi umanitarie in molte zone del mondo», ma anche le comunità parrocchiali «che vedono minacciata la tranquillità tradizionale» con l’arrivo di persone di culture e nazionalità diverse, chiamate invece ad aprirsi all’accoglienza dell’altro», ricordando che  «accogliere l’altro è accogliere Dio in persona». Ancora, il Papa invita i governi a superare la fase emergenziale e a «scongiurare, possibilmente già sul nascere, le fughe dei profughi e gli esodi dettati dalla povertà, dalla violenza e dalle persecuzioni. Su questo – aggiunge – è indispensabile che l’opinione pubblica sia informata in modo corretto, anche per prevenire ingiustificate paure e speculazioni sulla pelle dei migranti».

I migranti, scrive Francesco, «sono nostri fratelli e sorelle che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti. Non è forse desiderio di ciascuno quello di migliorare le proprie condizioni di vita e ottenere un onesto e legittimo benessere da condividere con i propri cari?». Accanto alla dimensione normativa dunque il Papa pone quella della difesa e alla promozione della persona umana, «dell’incontro dei popoli e dell’unità, dove il Vangelo della misericordia ispira e incoraggia itinerari che rinnovano e trasformano l’intera umanità».

La frontiera però, avverte, non è solo quella dell’accoglienza ma anche l’impegno nei Paesi di provenienza. La Chiesa, si legge nel Messaggio, ribadisce anche «il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine». Questo processo «dovrebbe includere, nel suo primo livello, la necessità di aiutare i Paesi da cui partono migranti e profughi» affinché «cessino quegli scompensi che inducono le persone, in forma individuale o collettiva, ad abbandonare il proprio ambiente naturale e culturale. Nessuno – è l’avvertimento del pontefice – può fingere di non sentirsi interpellato dalle nuove forme di schiavitù gestite da organizzazioni criminali che vendono e comprano uomini, donne e bambini come lavoratori forzati nell’edilizia, nell’agricoltura, nella pesca o in altri ambiti di mercato».

Per dare concretezza alle parole di Francesco, la Santa Sede indicherà a breve a tutti i vescovi delle linee guida per l’accoglienza dei migranti nelle parrocchie e negli istituti religiosi. Lo ha spiegato rispondendo alle domande dei giornalisti il cardinala Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale per i migranti e gli itineranti, mentre il direttore della Fondazione Migrantes monsignor Giancarlo Perego ha ricordato i “numeri” dell’accoglienza nelle strututre ecclesiali, raddoppiata nell’ultimo anno: da 10mila a 22mila. Coinvolte 1.600 strutture, soprattutto centri di accoglienza di piccole dimensioni gestiti da Caritas, Migrantes ed altri enti collegati, ma anche 8mila tra conventi, santuari e seminari. In Italia, ha spiegato, sono 27mila le parrocchie potenzialmente interessate all’accoglienza dei profughi; almeno 120mila in Europa. 2.500 le persone già accolte nelle parrocchie italiane dopo l’ultimo appello di Francesco, all’inizio di settembre.

2 ottobre 2015