Nato al Gemelli Noah: 3,3 chili, sta bene

La mamma, Covid-19 positiva, prosegue le cure in isolamento. Il piccolo infatti è stato separato dalla madre subito dopo la nascita

È nato giovedì 26 marzo al Gemelli Noah, 3 chili e 300 grammi. Sano. Il piccola infatti, figlio di una coppia romana, è stato partorito da una mamma Covid-19 positiva, da cui è stato separato subito dopo la nascita e che ora prosegue le cure in isolamento. A rassicurare sulle sue condizioni è Giovanni Vento, direttore Uoc di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e docente di Pediatria generale e speciale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il bambino, appena nato, è stato trasportato nelle stanze a pressione negativa allestite presso la pediatria del Gemelli e posto in incubatrice. «Il primo tampone naso-faringeo di Noah, effettuato subito dopo la nascita, è risultato negativo». Ne verrà ripetuto un altro, come da protocollo, a cinque giorni dalla nascita, cioè oggi, lunedì 30 marzo. Anche la mamma di Noah è in buone condizioni, nonostante presenti una polmonite da Covid.

Il piccolo è nato con taglio cesareo elettivo, eseguito per indicazione della mamma, che ne aveva già avuto uno in precedenza; il taglio cesareo infatti «non è indicato elettivamente in caso di mamma con infezione da Covid», precisano dall’ospedale. «Noah sta bene – informa Vento – e beve dal biberon il latte raccolto dalla mamma, visto che non c’è evidenzia di trasmissione del virus attraverso il latte materno. Il piccolo per ora è ancora separato dalla mamma, ma ci auguriamo di poterli ricongiungere appena possibile e allora il bambino potrà essere allattato direttamente al senso materno».

bimbo nato al Gemelli da mamma positiva Covid-19 Il direttore dell’unità operativa complessa di Ostetricia e Patologia ostetrica del Gemelli Antonio Lanzone, che è anche ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Cattolica, spiega che «la gravidanza non viene complicata in maniera peculiare dal coronavirus. Le donne che contraggono l’infezione da Covid-19 in gravidanza infatti sembrano comportarsi in maniera simile a quelle colpite da altre virosi, anche perché nella maggior parte dei casi le donne gravide con infezione da Covid-19 presentano sintomi lievi». Da subito il Policlinico Gemelli, per la sua policy di centro di riferimento regionale per le gravidanze Covid (insieme al Policlinico Umberto I di Roma), informa ancora Lanzone, «ha applicato alle donne in gravidanza un criterio di eleggibilità al tampone faringeo molto più ampio rispetto ad altre categorie di pazienti. Il tampone viene cioè fatto a tutte le gravide con sintomi respiratori anche sfumati, senza bisogno che vi siano febbre elevata e tosse importante».

Per mettere in sicurezza tutte le donne in gravidanza, fanno sapere dall’ospedale, il Gemelli ha organizzato due percorsi separati. Se la paziente è Covid positiva, viene immediatamente avviata in un zona di isolamento, dotata al momento di 12 letti, nel reparto di Patologia ostetrica, del tutto separata dagli altri posti letto e dotata anche di attrezzature autonome (cardiotocografo, ecografi, lettore di equilibrio acido-base, ecc), per non contaminare le altre porzioni dei reparti di ostetricia. Se la paziente con infezione da Covid-19 è in travaglio, va avviata in una stanza appositamente predisposta in sala parto, con un percorso, anche in questo caso diverso e separato, rispetto a quello alle altre donne in gravidanza. Ancora, viene predisposta anche una sala operatoria ad hoc per eventuale esecuzione di tagli cesarei.

Riguardo alle modalità del parto, «non ci sono sostanziali differenze dal normale – afferma Lanzone -. Se l’evoluzione del parto è molto lenta, e si prevede possa andare avanti per giorni, cerchiamo di accelerare i tempi, anche ricorrendo al taglio cesareo. Laddove invece la situazione sia più tranquilla, nulla vieta di fare un parto naturale, anche in caso di gravidanza Covid positiva».

30 marzo 2020