Naufragio di Lampedusa, Francesco all’Europa: «Aprite le porte del cuore»

Una delegazione di sopravvissuti al naufragio in cui morirono 368 migranti è stata ricevuta dal Papa. Venerdì 3 il ricordo sull’isola siciliana. Hein del Consiglio per i rifugiati: «In un anno non è cambiato nulla»

Sono stati ricevuti da Papa Francesco nel pomeriggio del primo ottobre. Erano in 37 persone, tutti eritrei, tra familiari e sopravvissuti al naufragio dell’anno scorso a Lampedusa. Morirono in 368. Uno dei rifugiati ha rivolto al Papa un appello: appoggio e sostegno per il riconoscimento delle salme che in certi casi non è ancora avvenuto. Al termine il Papa ha salutato personalmente ognuno dei presenti. La delegazione era stata organizzata dal “Comitato 3 Ottobre”, presieduto da Tareke Brhane, ed era accompagnata da monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, e da padre Giovanni Lamanna, già presidente del Centro Astalli. Nel pomeriggio, la delegazione è stata ricevuta al Viminale.

«Io faccio fatica a parlare – ha detto il Papa ai superstiti e alle loro famiglie – perché non so cosa dirvi. Perché sento cose che non si possono dire, perché non si trovano le parole per dire tutto quello che voi avete sofferto. Questo soltanto si contempla nel silenzio, si piange, e si cerca il modo di esservi vicini». Francesco ha poi lanciato un appello: «Ci sono tanti uomini e donne qui in Italia che hanno il cuore aperto per voi. È la porta del cuore la più importante ad aprirsi in questi momenti. Io chiedo a tutti gli uomini e donne di Europa che aprano le porte del cuore».

«In 12 mesi non è stata presa nessuna decisione politica nel paese. Invece in questo momento più che mai gli interventi politici sono necessari, soprattutto in considerazione che l’Italia ha davanti a sé altri tre mesi di presidenza europea, ed è questo il momento migliore per promuovere iniziative concrete e condivise tra gli stati». A sottolinearlo, nel corso di un incontro alla Camera dei deputati di mercoledì primo ottobre, è Christopher Hein, direttore del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati). «La commemorazione del 3 ottobre deve servire per fare politica non solo per fare retorica, perché di retorica ne è già stata fatta abbastanza nei giorni successivi a questa terribile strage – sottolinea Hein – in questo momento invece l’Italia ha la possibilità di prendere decisioni concrete».

Il 3 ottobre a Lampedusa la strage di un anno fa sarà ricordata con diverse iniziative, organizzate dal Comitato 3 ottobre. Anche la comunità di Sant’Egidio organizza sull’isola una veglia di preghiera in cui saranno ricordati i nomi di tutte le vittime, perché spiega Daniela Pompei, della comunità: «bisogna ricordare che dietro i numeri ci sono delle persone».

2 ottobre 2014