Oratori estivi, profezia per il territorio

Bilancio delle attività verso la conclusione alla fine di un anno segnato dalla pandemia. Parlano don Alfredo Tedesco e David Lo Bascio (Cor)

Sono ormai alle battute finali le attività estive degli oratori di Roma, tempo di consuntivi alla fine di un anno complesso che ha visto la riduzione delle iniziative pastorali a causa della pandemia. Ma l’oratorio estivo ha saputo nuovamente mostrare la propria vitalità con moltissime parrocchie che sono riuscite ad accogliere bambini e ragazzi e a coinvolgere adolescenti e giovani. «Sono stato invitato da varie comunità – racconta don Alfredo Tedesco, direttore del Servizio diocesano di pastorale giovanile – per incontrare le comunità e partecipare all’avvio delle attività estive. Ho percepito un chiaro messaggio di speranza, un desiderio di ripartire.

 

L’oratorio estivo deve sempre più rimanere una profezia per il territorio dove opera, capace di donare nuova linfa anche alla vita pastorale ordinaria. Quest’anno si è lavorato più serenamente e facendo leva sulle forze più radicate nelle comunità. Gli adolescenti sono tornati protagonisti e forse queste iniziative rappresentano più per loro che per i bambini una opportunità di vivere una esperienza significativa. Per il futuro sogno che l’oratorio rappresenti un seme per le comunità ed i territori, magari pensando ad iniziative che coinvolgano non sempre l’intera città, ma le diverse prefetture per creare legami e relazioni. Un oratorio che sia sempre più ospedale da campo, come ci chiede Papa Francesco, ma anche un luogo dove vivere la sinodalità coinvolgendo animatori e responsabili ma anche gli stessi ragazzi». Anche questa estate «gli oratori hanno giocato la loro parte», aggiunge David Lo Bascio, presidente del Centro Oratori Romani.

 

«Sbaglieremmo se considerassimo questa solo in ottica di servizio alla città, per rispondere a un bisogno concreto delle famiglie che non sanno a chi lasciare i propri figli – aggiunge –: seppur nobile come finalità di bene comune, questa non esprime a pieno la dimensione propria dell’oratorio, che è quella dell’incontro. La stagione del Covid vissuta fin qui ha segnato con profonde ferite i bambini e i ragazzi: le distanze relazionali, la socialità mortificata, i contesti familiari che purtroppo non in tutti i casi sono protettivi, sono alcuni dei fenomeni che lasceranno traccia nel prossimo futuro. Per questo l’oratorio non “andrà in vacanza”, come un centro estivo qualsiasi: quando verrà l’autunno le nostre parrocchie dovranno farsi trovare pronte per accogliere come in queste settimane e curare ancora con il “vaccino” dell’ascolto – che verso i più piccoli significa anche sguardo attento –, dell’affetto di chi ha a cuore l’altro, dell’annuncio instancabile della buona notizia di Gesù».

 

5 luglio 2021