Il Papa: «Abusi, la Chiesa non insabbierà nessun caso»

Nell’udienza alla Curia Romana Francesco condanna nuovamente la pedofilia ed elenca le “afflizioni” di questo tempo, dai nuovi martiri agli immigrati che incontrano la morte

Ancora una volta il discorso di Papa Francesco alla Curia romana per gli auguri di Natale ha offerto lo spunto al Pontefice per denunciare i mali che affliggono la Chiesa, in particolare gli scandali degli abusi e delle infedeltà, ma anche per sottolineare il bene compiuto in questo anno e le speranze per il futuro.

Il Papa, ricevendo cardinali e superiori dei Dicasteri nella Sala Clementina, dopo gli auguri del decano del collegio cardinalizio Sodano e il saluto al nuovo Sostituto della Segreteria di Stato, Edgar Peña Parra, ha ricordato che «il Natale è la festa che ci riempie di gioia e ci dona la certezza che nessun peccato sarà mai più grande della misericordia di Dio». Tuttavia, c’è la consapevolezza che la Chiesa «comprende nel suo seno peccatori» e «prosegue il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo, dello spirito mondano e la consolazione dello spirito di Dio. L’essere cristiani, in generale, e per noi in particolare l’essere unti, consacrati del Signore non significa comportarci come una cerchia di privilegiati che credono di avere Dio in tasca, ma da persone che sanno di essere amate dal Signore nonostante il nostro essere peccatori e indegni».

«Nel mondo turbolento, la barca della Chiesa quest’anno ha vissuto e vive momenti difficili, ed è stata investita da tempeste e uragani», ha continuato il Papa, ricordando che le «difficoltà interne» sono le «più dolorose e distruttive». Ha citato tante “afflizioni” a iniziare dal dramma degli immigrati che trovano «porte chiuse, paura e pregiudizio» ma anche le violenze «contro i deboli e contro le donne», la «disumanità e brutalità» che «ci circondano da ogni parte», le torture e i martìri: «Nuovi Neroni nascono continuamente per opprimere i credenti, soltanto per la loro fede in Cristo». Tanti cristiani «continuano tuttavia, coraggiosamente ad abbracciare la morte per non negare Cristo. Quanto è difficile, ancora oggi, vivere liberamente la fede in tante parti del mondo ove manca la libertà religiosa e la libertà di coscienza!».

Il Papa poi ha messo il dito nella piaga della «contro-testimonianza» e degli «scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa». Francesco ha preso ad esempio la storia del re Davide: «L’unto, abbandonandosi alla comodità, inizia l’irrefrenabile declino morale e di coscienza», «la catena del peccato si allarga a macchia d’olio e diventa rapidamente una rete di corruzione» mentre «continuava a esercitare la sua missione come se niente fosse. L’unica cosa che gli importava era salvaguardare la sua immagine e la sua apparenza».

«Anche oggi ci sono ‘unti del Signore’ – ha detto il Papa -, uomini consacrati, che abusano dei deboli, approfittando del proprio potere morale e di persuasione. Compiono abomini e continuano a esercitare il loro ministero come se niente fosse; non temono Dio o il suo giudizio, ma temono soltanto di essere scoperti e smascherati. Ministri che lacerano il corpo della Chiesa, causando scandali e screditando la missione salvifica della Chiesa».

Secondo Francesco «i peccati e i crimini delle persone consacrate si colorano di tinte ancora più fosche di infedeltà, di vergogna e deformano il volto della Chiesa minando la sua credibilità» ma il Papa ha ribadito con chiarezza che «dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. È innegabile che alcuni responsabili, nel passato, per leggerezza, per incredulità, per impreparazione, per inesperienza o per superficialità spirituale e umana hanno trattato tanti casi senza la dovuta serietà e prontezza. Ciò non deve accadere mai più. Questa è la scelta e la decisione di tutta la Chiesa».

Il Papa ha poi ricordato l’incontro in programma a febbraio con le conferenze episcopali su questo tema, e che «lo scandalo più grande in materia è quello di coprire la verità». Quindi ha affermato che oggi c’è bisogno di nuovi profeti Natan «che aiutino i tanti Davide a svegliarsi da una vita ipocrita e perversa» e, riecheggiando le parole di Giovani Paolo II contro i mafiosi, ha affermato: «A quanti abusano dei minori vorrei dire: convertitevi e consegnatevi alla giustizia umana, e preparatevi alla giustizia divina».

Il Santo Padre ha poi puntato l’indice contro «l’infedeltà di coloro che tradiscono la loro vocazione, il loro giuramento, la loro missione, la loro consacrazione a Dio e alla Chiesa; coloro che si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania, divisione e sconcerto». Citando S. Agostino, ha ricordato che «questa non è una novità nella storia della Chiesa». Il vescovo di Ippona non a caso metteva in guardia dai seminatori di discordie che potevano salire «fino alle cattedre episcopali».

«Abbiamo il dovere di combattere ogni corruzione spirituale», ha ribadito il Papa. Che poi è passato ad elencare le numerose “gioie” di quest’anno, come la buona riuscita del Sinodo dedicato ai giovani e i passi finora compiuti nella riforma della Curia. «Tanti – ha aggiunto a braccio – si chiedono quando finirà: non finirà mai» perché c’è sempre bisogno di riforma, anche se molto è stato fatto. Tra le gioie il Papa ha inserito i “nuovi Beati e Santi” tra cui i martiri d’Algeria, le conversioni e la fedeltà nascosta di genitori, giovani, consacrati, parroci: «persone che illuminano il buio dell’umanità, con la loro testimonianza di fede, di amore e di carità” che sono “dimenticate dai mass media ma senza le quali regnerebbe il buio».

«La forza di qualsiasi istituzione – ha concluso il Papa aprendo alla speranza – non risiede nell’essere composta da uomini perfetti (ciò è impossibile) ma nella sua volontà di purificarsi continuamente; nella sua capacità di riconoscere umilmente gli errori e correggerli; nella sua abilità di rialzarsi dalle cadute»; occorre dunque «aprire il nostro cuore alla vera luce, Gesù Cristo», la luce del Natale, «del bene che vince il male», con «la certezza che la Chiesa uscirà da queste tribolazioni, ancora più bella e purificata e splendida» perché «il Natale dà la prova che i gravi mali commessi da taluni non potranno mai offuscare tutto il bene che la Chiesa compie gratuitamente nel mondo».

21 dicembre 2018