Parolin: in Ucraina, «la resistenza spirituale di un popolo»

Il segretario di Stato vaticano al convegno organizzato da Gregoriana, Università cattolica ucraina e Università Notre-Dame. E su Papa Leone: «È un uomo di pace che vuole la pace, che costruirà la pace». La speranza per il vertice di Istanbul

«Oggi l’Ucraina vive una notte dolorosa, ma in questa notte la Chiesa continua a vegliare e vegliando spera, e sperando testimonia». Lo ha detto il cardinale segretario di  Stato Pietro Parolin aprendo ieri pomeriggio, 14 maggio, alla Pontificia Università Gregoriana il convegno sul tema “Verso un teologia di speranza per e dall’Ucraina”, organizzato da Gregoriana, Università cattolica ucraina e Università Notre-Dame. Nelle parole del porporato, «la resistenza ucraina non è solo militare e politica. È soprattutto una resistenza spirituale. È la resistenza di un popolo che non rinuncia alla dignità, alla fede, alla libertà. In questo senso – ha continuato – possiamo affermare con convinzione che la speranza in Ucraina ha assunto oggi forma di martirio silenzioso, di testimonianza concreta della fede in un quotidiano segnata da un dolore indescrivibile».

Nell’analisi di Parolin, gli scenari della guerra iniziata nel febbraio 2022, con «migliaia di vittime e milioni di sfollati» e «intere città diventate simbolo del dolore umano e delle aberrazioni della violenza. Eppure – ha osservato -, in questi luoghi la fede non è morta. Anzi, ha trovato nuove espressioni. Le immagini delle celebrazioni liturgiche nei rifugi antiaerei, le processioni con le icone tra le macerie, i giovani che pregano il Rosario in trincea, i cittadini inginocchiati lungo le strade per dare l’ultimo saluto ai soldati caduti ci ricordano che la speranza cristiana è già risurrezione, seminata nella storia».

Ma se l’Ucraina è emblema della speranza «sottoposta alla prova della guerra, del pianto, della morte», da questa terra martoriata «si alza un grido che interpella la teologia perché la speranza cristiana si faccia storia e cammino verso un futuro luminoso e in definitiva verso la pace. Se guardiamo alla storia dell’Ucraina – ha concluso il segretario di Stato vaticano -, vediamo un popolo che ha saputo rialzarsi. La sua cultura, la sua fede, la sua tradizione spirituale sono testimonianza di speranza. Oggi più che mai il mondo guarda all’Ucraina non solo come a una Nazione ferita e umiliata ma come a un popolo che nella sofferenza continua a testimoniare la dignità della persona umana, il valore della libertà e l’amore per la patria e questa testimonianza ci interpella tutti. Non possiamo rimanere spettatori passivi».

Inevitabile il riferimento a Francesco e a Leone XIV: «Due Papi, due voci, ma accomunati dallo stesso sentimento, dall’aver tracciato una via della speranza. La via della pace che si costruire nella verità e la via della fede che non si arrende di fronte alla logica della guerra». E su Papa Leone il cardinale si è soffermato anche nell’incontro con i giornalisti, a margine del convegno: «È un uomo di pace che vuole la pace, che costruirà la pace proprio attraverso questi ponti che ha richiamato fin dalle prime parole del suo saluto ai fedeli», ha detto. Quindi si è soffermato sul vertice che si svolge oggi, 15 maggio, a Istanbul, con l’inizio delle trattative diretta tra la delegazione russa e quella ucraina. Assenti Putin e Zelensky. «Noi speriamo sempre che ci siano spiragli di pace – le parole del cardinale -. Siamo contenti che finalmente ci sia la possibilità di un incontro diretto. Speriamo si sciolgano i nodi che esistono e che si possa avviare davvero un percorso di pace. Adesso vedremo. Credo che sia prematuro oggi dire che cosa succederà. Noi veramente speriamo che sia un punto di partenza serio per arrivare a mettere fine a questa guerra».

Interrogato sull’approccio del nuovo Papa e sul ruolo della Santa Sede, Parolin ha affermato che Leone XIV «rinnoverà, come ha già ha già fatto più volte dall’inizio del suo pontificato, l’appello per la fine della guerra. Noi rimaniamo sempre disponibili ad offrire anche uno spazio. Parlare di mediazione – ha aggiunto – è forse eccessivo, ma perlomeno di facilitazione dell’incontro; però non vogliamo nello stesso tempo neppure interferire sulle altre iniziative che sono in corso». E sull’ipotesi del viaggio del pontefice in Ucraina, si è limitato a rispondere: «C’è stato l’invito del presidente Zelensky. Adesso il Papa valuterà cosa fare».

Affrontato con i giornalisti anche il tema dei bambini ucraini deportati in Russia, uno dei punti su cui la Santa Sede sta lavorando. «Continua a essere attivo il meccanismo avviato con la vista del cardinale Zuppi, cioè lo scambio di nomi attraverso le due nunziature, poi le verifiche sul luogo e la risposta – ha spiegato Parolin -. I numeri sono molto controversi. Da parte Ucraina, anche il presidente Zelensky recentemente ha ribadito che sono molti, mentre da parte russa si nega. L’importante è che ritornino un po’ alla volta alle loro famiglie e alle loro case».

Riguardo invece al Medio Oriente, il cardinale ha detto che nel corso delle Congregazioni c’è stato «un forte richiamo per un un serio intervento in continuità con quello che già Papa Francesco ha fatto per fermare il conflitto a Gaza, per ottenere la liberazione degli ostaggi. Sapete che questo è uno dei punti che la Santa Sede sempre solleva quando tocca questa tematica. E per l’assistenza umanitaria a Gaza». Sempre nelle Congregazioni è stata anche sollevata «la grande preoccupazione per un Medio Oriente che si sta svuotando dei cristiani. Bisognerà trovare delle risposte a questa grande problematica», il commento del segretario di Stato.

Per quanto riguarda infine i futuri viaggi del pontefice, è stato toccato il tema di Nicea, nei 1.700 anni del Concilio. «È un momento importante per la Chiesa cattolica, un momento importante per l’ecumenismo. Era previsto che Papa Francesco andasse. Immagino che Papa Leone si metterà nella stessa linea», ha rilevato.

15 maggio 2025