Pazienza e umorismo, antidoti alla «grande tristezza»

Quinta catechesi sulla “Gaudete et exultate”. De Donatis: «Nella costante ricerca dell’io non ci accorgiamo della presenza del Signore nella nostra vita». L’esempio di san Filippo Neri. Frisina: «Riscoprire la bellezza di gioire insieme»

La pazienza e l’umorismo sono due strade che conducono alla santità quotidiana. Riaccendono la gioia nell’uomo e rappresentano «due piccole virtù che fanno lievitare tutte le altre». Lo ha spiegato il cardinale vicario Angelo De Donatis nel corso della quinta catechesi sull’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo svoltasi ieri sera, lunedì 11 febbraio, nella basilica San Giovanni in Laterano. “Pazienti e contenti”: questo il tema dell’incontro, incentrato sul quarto capitolo del documento, che analizza “Alcune caratteristiche della santità nel mondo attuale”. A incarnarle, la figura di san Filippo Neri, il santo della gioia, del quale ha parlato monsignor Marco Frisina, rettore della basilica Santa Cecilia in Trastevere.

«La grande tristezza sta silenziando la grande bellezza», ha affermato il cardinale, secondo il quale nella società odierna sembra che il bene «sia diventato timido», si fatica a scorgerlo in un mondo «infestato dalla gramigna dell’egoismo e dal disprezzo del diverso». Tentazioni che riguardano anche i credenti i quali, secondo il porporato, corrono il rischio di «diventare miopi, incapaci di percepire le innumerevoli benedizioni divine», a causa della fretta, della violenza, “dell’accidia comoda”, come la definisce Papa Francesco. Un altro ostacolo che impedisce al battezzato di comprendere le benedizioni di Dio nella propria vita è rappresentato dalla «spiritualità dell’individualismo – ha rimarcato De Donatis -. Nella costante ricerca dell’io non ci accorgiamo della presenza del Signore nella nostra vita. Siamo troppo intenti a lamentarci».

La pazienza e l’umorismo sono gli antidoti per non farsi risucchiare nel vortice dell’ansietà, non cedere all’aggressività e intraprendere la strada della santità. La pazienza, ha spiegato il cardinale ai tanti laici e religiosi che gremivano la basilica, è «la virtù dei potenti» e si coniuga con il silenzio, l’iniziativa e il fondamento. L’umorismo è legato alla pazienza: «senza, non potremmo sopportare noi stessi» ha scherzato il porporato. L’umorismo è il «privilegio delle persone amate» e i battezzati non possono «permettersi il lusso di scoraggiarsi e sentirsi abbandonati», ha proseguito il vicario, spiegando che una famiglia, una comunità religiosa o parrocchiale progredisce se, accanto a chi svolge varie mansioni, c’è anche «chi sa smitizzare, chi fa sorridere, chi sgonfia le tensioni con una battuta». L’umorista cristiano è colui che «ha smesso le vesti dell’onnipotenza» ed è consapevole che «solo Dio è buono». Tra i santi contemporanei, «l’umorismo dell’uomo di Dio» era una virtù che possedevano i papi santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, i quali avevano «la battuta sempre pronta». Anche Papa Francesco «affronta sempre le situazioni difficili con sano umorismo».

Un santo dotato di grande umorismo è stato sicuramente Filippo Neri il quale, ha spiegato monsignor Frisina, con la sua simpatia e bonarietà «riuscì a catturare la profonda tristezza» dei giovani che vivevano nella Roma della prima metà del ‘500, tristezza che «induce alla violenza e all’aggressività». Lui fu invece capace di «stimolare il loro cuore alla Parola di Dio viva». Per distogliere i fedeli dai festeggiamenti pagani del carnevale romano, organizzò “gite” scandite da preghiere, catechesi e canti. Nacque così il pellegrinaggio delle Sette Chiese, ancora oggi percorso da numerosi fedeli. Era «indubbiamente una persona originale, sicuramente libera – ha aggiunto Frisina -; una libertà tale, la sua, da non temere nulla». Un uomo «incorreggibilmente semplice e morbosamente umile» che consigliava i Papi, riuscendo a farsi apprezzare anche dal «serissimo» Papa Sisto V, e che rifiutò la carica di cardinale offerta da Papa Clemente VIII.

Per monsignor Frisina i romani portano san Filippo «nel loro dna spirituale» ma al contempo bisogna «ritrovare quella bonarietà tipica di Roma, la serenità che non si fonda sulla semplicità ma sulla preghiera, sulla libertà del cuore, sui sacramenti e sulla Parola di Dio». È necessario anche riscoprire la bellezza di «gioire insieme». Come nel momento finale dell’incontro, quando monsignor Frisina ha invitato tutti i presenti a intonare “Preferisco il paradiso” canto composto dallo stesso Frisina per la fiction Rai di qualche anno fa sulla vita di san Filippo Neri.

Il prossimo incontro, come sempre organizzato in collaborazione con la Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), si terrà lunedì 11 marzo e avrà come tema “Oranti e comunicanti. Beato Charles de Foucauld: portare il Signore in mezzo ai fratelli”.

12 febbraio 2019