Rifugiati: in Italia nel 2022 oltre 77mila domande di asilo

Presentato il Rapporto Cir: raggiunte 6.533 persone bisognose di protezione. Il presidente Zaccaria: «Legge ong ingiusta, viola norme internazionali e Costituzione»

Nel corso del 2022 sono state presentate i Italia 77.195 richieste di protezione internazionale, a fronte delle 217.735 presentate in Germania, 137.505 in Francia e 116.140 in Spagna. Vale a dire,  poco più di un terzo (il 35%) delle domande d’asilo presentate in Germania, il 56% di quelle presentate in Francia e il 66% di quelle presentate in Spagna. Per quanto riguarda il sistema d’asilo italiano, le domande esaminate sono state 52.625: il 53% i dinieghi (27.385), il 12% i riconoscimenti dello status di rifugiato (6.161), il 13% i beneficiari di protezione sussidiaria (6.770), il 21% i beneficiari di protezione speciale (10.865). Un tasso di protezione in calo, rispetto al 2021, del 9% per quanto riguarda la protezione internazionale e che ha visto, al contempo, un incremento della protezione speciale (+5%) e dei dinieghi (+4%), secondo i dati Eurostat al 31 dicembre 2022 e consolidati alla data del 21 febbraio 2023. Per quanto riguarda gli arrivi via mare, 105.140 le persone giunte sulle nostre coste (dati ministero dell’Interno) e 1.417 le persone morte e disperse nel Mediterraneo centrale (dati Oim).

Sono i dati contenuti nel Rapporto 2022 del Consiglio italiano rifugiati (Cir), che ha raggiunto con i suoi interventi 6.533 persone bisognose di protezione. La maggior parte di loro provenienti dall’Ucraina, dove la guerra ha provocato circa 8 milioni di profughi e ha spinto a rifugiarsi in Italia 173.589 persone, secondo i dati ministero dell’Interno aggiornati al 31 dicembre 2022). Uno scenario che ha richiesto il costante impegno del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) e che ci ha visti protagonisti di interventi di tutela e integrazione. «Numeri che raccontano una realtà completamente diversa da quella comunemente percepita – ha rilevato il presidente Cir Roberto Zaccaria -: nel nostro Paese non è in atto una crisi ingestibile, la vera emergenza è la mancanza di un impegno europeo in tema di soccorso e salvataggio in mare e di un aiuto nella gestione, questa si davvero complessa, dei flussi misti che arrivano sulle nostre coste. E di vie d’ingresso sicuro in Italia e in Europa».

Riguardo all’impegno accanto ai rifugiati ucraini, «abbiamo implementato 26 progetti, realizzando interventi di sostegno diretto, tutela e integrazione a favore di 1.325 richiedenti asilo e titolari di protezione, 880 minori/Msna/neomaggiorenni, 175 vittime di violenza di genere e 251 vittime di sfruttamento lavorativo» si legge nel report. Gli sportelli informativi hanno garantito assistenza legale, accompagnamento sociale e orientamento al territorio in cinque territori – Roma, Verona, Badolato, Lecce e Bergamo – a 3.502 persone. Nei centri, all’interno del sistema Sai, è stata offerta accoglienza qualificata a 400 persone, 196 adulti, 63 minori e 141 minori stranieri non accompagnati. Infine, sono stati accompagnati 461 cittadini di Paesi terzi nel loro ritorno a casa, partendo da una presa in carico in Italia e costruendo insieme a loro il percorso di reintegrazione nel Paese di origine.

Se la crisi ucraina «ha messo a dura prova il sistema di accoglienza e protezione – si legge ancora nel testo -, ha al contempo mostrato quanto una risposta generosa e politicamente coordinata sia determinante. Per la prima volta in Europa si è attivata la protezione temporanea e i cittadini europei sono stati protagonisti di un incredibile slancio solidale, rendendo possibile l’accoglienza di milioni di profughi nel nostro continente. Un insegnamento che dovremmo replicare per tutte le crisi e per tutti i rifugiati che arrivano in Italia e in Europa, senza distinzione per il loro Paese di origine o la guerra che li ha costretti a scappare».

Nelle parole del presidente Zaccaria, anche una nota sul decreto ong, convertito da pochi giorni in legge alla Camera, che ha dato un duro colpo al sistema di protezione in Italia. «Una legge ingiusta – l’ha definito -, che mette ancor più in pericolo le vite di quanti attraversano il Mediterraneo, violando le norme internazionali e la nostra stessa Costituzione. Alcune delle parole usate in tema di accoglienza selettiva rischiano di riportarci indietro di anni – ha rilevato -, creando un clima che non favorisce in alcun modo la serena convivenza».

23 febbraio 2023