Sanremo, «festival della canzone o della provocazione?»
A domandarlo è l’Aiart, a sostegno dell’intervento del vescovo di Ventimiglia Suetta. Il presidente Baggio: «Che idea dell’Italia stiamo veicolando?»
«Sanremo è sempre stato inserito nel novero dei programmi nazional popolari, come liturgia tradizionale della visione da vivere in famiglia. Che idea dell’ Italia stiamo veicolando agli altri Paesi? È il Festival della canzone o della provocazione dissacratoria?». È la domanda che arriva dal presidente nazionale Aiart, associazione cittadini mediali, Giovanni Baggio, a sostegno dell’intervento del vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta dopo la prima serata, andata in onda martedì 1° febbraio.
Il riferimento del presule era all’esibizione in prima serata di Achille Lauro, che ha aperto la gara sul palco dell’Ariston. Alla fine del brano, in ginocchio al centro del palco, prende una conchiglia e si conferisce da solo un battesimo posticcio. «Una triste apertura del Festival ha purtroppo confermato la brutta piega, che, ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso – si legge nel comunicato inviato alle agenzie -. La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del battesimo in un contesto insulso e dissacrante. Il brano presentato, già nel titolo – Domenica – e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo». Suetta spiega quindi di aver ritenuto «doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permette situazioni del genere, sperando ancora che, a livello istituzionale, qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare ed organizzare simili esibizioni».
L’Aiart, da parte sua, richiama la Rai al rispetto del contratto di servizio: all’identità valoriale del Paese e alla tutela dei minori. «Non è degno di un Paese civile il clamore, sostenuto da una valanga di risorse economiche “pubbliche” ( che pesano sulle bollette degli italiani), intorno a uno spettacolo che con lo spreco di risorse e uno sfarzo pacchiano offende un’intera comunità peraltro in difficoltà per la pandemia, la crisi sociale e le ristrettezze economiche di milioni e milioni di italiani – afferma Baggio -. Quanto agli ascolti meglio sarebbe dire televisori accesi), va messa in dubbio la loro fondatezza essendo legittimo il sospetto che siano “gonfiati” in quanto sono rilevati – con criteri opinabili – da una Spa della quale la Rai, insieme a Mediaset, detiene il controllo». Quindi il presidente Aiart chiede «provvedimenti immediati di scusa e squalifica, oltre all’intervento del Comitato media e minori attraverso apposita denuncia per la possibile grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati».
3 febbraio 2022

