Scuola, Rete EducAzioni: «La pazienza è finita»

L'appello al governo in vista della riapertura a settembre: «Non ci sono alternative efficaci alle lezioni in presenza. Questa deve essere sempre la prima opzione ed è necessario un impegno categorico di tutti gli attori per attuare le misure per garantirla»

«La pazienza è finita». Inizia con queste parole la lettera delle realtà che aderiscono alla Rete EducAzioni: parole che interpellano direttamente il ministro dell’Istruzione e l’intero governo sul tema della riapertura delle scuole nel prossimo settembre. «A metà luglio  – denunciano – nulla ancora è stato approntato per garantire che tutte le scuole italiane in ogni grado scolastico, incluse le secondarie di II grado, possano riaprire in presenza con tutte le necessarie garanzie di sicurezza per la salute e le possibilità di apprendimento di bambine/i e adolescenti. Al punto che, nonostante lo stesso Comitato tecnico – scientifico ne abbia denunciato l’effetto negativo non solo sugli apprendimenti ma anche sul benessere psicologico, non viene esclusa la possibilità di un ritorno alla Dad».

Per EducAzioni, «è molto grave che, dopo un anno e mezzo di pandemia e due anni scolastici affrontati in modo emergenziale, siamo ancora al punto di partenza». Di più: «Non è accettabile che in un Paese civile, tra i più ricchi al mondo, la preoccupazione prevalente, se la salute pubblica è a rischio, siano le compatibilità con le attività commerciali, non anche e soprattutto l’educazione delle giovani generazioni». Il nodo, chiariscono, non è solo la didattica a distanza: le scuole «hanno fatto il massimo per dare continuità alle attività formative», è il riconoscimento. «La difficile situazione che si è determinata è solo la spia della trascuratezza con cui è stata considerata la scuola negli ultimi decenni, in contrasto con la sua funzione di riduzione delle disuguaglianze sociali nelle possibilità di apprendimento e di sviluppo delle capacità». La pandemia, insomma, ha solo peggiorato una situazione già compromessa, con la didattica a distanza che ha amplificato le disuguaglianze. «Oggi non abbiamo più margini di resilienza», si legge nella lettera.

I firmatari del documento non hanno dubbi: «Non possiamo solo sperare, per altro vanamente, che i dati del contagio non crescano. È responsabilità della politica agire oggi, sapendo che a settembre saremo in mezzo a una nuova ondata, e garantire da subito le condizioni per la scuola in presenza. Vaccinare è necessario ma non è sufficiente – proseguono -, tantomeno è la panacea per tutti i problemi che vanno affrontati per garantire la scuola in presenza». Un’opzione, questa, alla quale «non ci sono alternative efficaci»: la scuola in presenza «deve essere sempre la prima opzione ed è necessario un impegno categorico di tutti gli attori per attuare le misure per garantirla, evitando nuovamente il facile ricorso ad alternative inadeguate».

A dettare l’agenda degli impegni e delle opportunità, è l’elenco di «tutto ciò che non è stato fatto». Anzitutto, «non è stato affrontato in modo sistemico il problema dei trasporti». Ancora, «non si è pianificato il rapporto con le Asl per il tracciamento; non si sono cercati gli spazi, pubblici e privati, per moltiplicare le aule e mettere in sicurezza i ragazzi e il personale; non si è ridotto il numero di alunni per classe; non si è adeguato l’organico». Da ultimo, «non si è fatto alcun passo avanti per contrastare le disuguaglianze nelle possibilità di fruire efficacemente della Dad, derivanti da condizioni socio-economiche familiari o da condizioni di disabilità».

Di qui l’appello a ministero dell’Istruzione e governo a «mettere in atto tutti i processi necessari per garantire a partire da settembre e per tutto l’anno scolastico una scuola in presenza di qualità e sicura, che consenta a tutte le studentesse e agli studenti le opportunità di apprendimento e crescita che spettano loro di diritto». Il tempo non manca: restano 50 giorni, 8 settimane, prima dell’avvio del nuovo anno scolastico. «Si può fare!», assicurano i firmatari del documento. «Le risorse finanziarie, professionali e culturali ci sarebbero, solo se si decidesse di dare davvero priorità alla scuola e alle giovani generazioni. Il ministro ha assicurato il suo impegno in questa direzione. Noi – garantiscono – ci impegniamo a un monitoraggio puntuale».

Secondo la Rete, «vanno istituiti subito Patti territoriali di governance in cui le scuole, le altre istituzioni, il terzo settore, il privato disponibile, esplorino tutte le opportunità e delineino i piani per garantire l’apprendimento in presenza, tenendo in considerazione tutti i diversi scenari di evoluzione del quadro sanitario». Va anche accelerata e completata la campagna vaccinale, «per gli insegnanti e gli studenti che ne hanno l’età, secondo le recenti indicazioni del Cts». Da evitare deroghe alla scuola in presenza decise su base locale, dando invece attuazione alle misure contenute nel Patto per la scuola al centro del Paese, siglato tra governo e organizzazioni sindacali per superare le difficoltà endemiche del sistema scolastico. Da ultimo, è scritto nella lettera, «va avviata subito una riflessione sistematica sulla scuola, il suo funzionamento, i suoi obiettivi, le sue strutture e un immediato potenziamento dell’offerta educativa di qualità, scolastica ed extra-scolastica, soprattutto nelle aree territoriali più deprivate e nei contesti dove si sono riscontrate maggiori sofferenze sul piano sia degli apprendimenti sia socio-emotivo e relazionale».

21 luglio 2021