Torna la Festa dei popoli, nelle prefetture

Nuovo volto per l’iniziativa con le comunità etniche, sul tema “Uniti nella stessa fede”. Ambarus: «L’obiettivo è favorire la conoscenza tra romani e stranieri». Circa 120 le comunità etniche presenti nella Capitale. I più numerosi: i filippini, con 43mila fedeli

All’inizio era un momento di incontro conviviale tra i religiosi stranieri che vivevano nella Capitale e si teneva nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina. Poi è cresciuta tanto da arrivare a piazza San Giovanni in Laterano, con il giardino davanti alla basilica pieno di stand, le bandiere dei diversi Paesi, i canti e i balli tradizionali. Quest’anno, dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, torna la Festa dei Popoli e cambia di nuovo volto, trasformandosi in un evento diffuso in tutta la città, dislocato nelle diverse prefetture in cui è suddiviso il territorio diocesano. Ma il cuore e gli obiettivi di questa manifestazione, organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, rimangono gli stessi: «Favorire la conoscenza tra i fedeli romani e quelli stranieri sul territorio, così come l’incontro tra sacerdoti e cappellani», dice il vescovo Benoni Ambarus, delegato diocesano per la Carità e per i Migranti. Lo sottolinea anche il direttore dell’Ufficio Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo: «Riprendiamo dopo due anni e ribadiamo il concetto che sta dietro a questa Festa, cioè promuovere la preghiera e l’incontro rispettando la ricchezza della diversità. Fedeli al messaggio di Papa Francesco di quest’anno, vogliamo costruire il futuro con i migranti e con i rifugiati, nei luoghi dove vivono, insieme».

Il prossimo fine settimana, dunque, in tantissime parrocchie verranno celebrate Messe con le comunità etniche, con canti e preghiere in diverse lingue, a cui spesso seguiranno momenti di condivisione, con musica e degustazione di piatti tipici. Il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà a Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido sabato 28 maggio alle 19, mentre il vescovo Ambarus sarà lo stesso giorno a Santa Emerenziana alle 18.30 e domenica 29 al Santissimo Redentore alle 11.30. Nella parrocchia dei Santi XII Apostoli la celebrazione per la Festa dei Popoli sarà presieduta dal vescovo Daniele Libanori, domenica 29 alle 18.30; il vescovo Guerino Di Tora celebrerà a Sant’Atanasio sabato alle 18.30; mentre il vescovo Dario Gervasi a Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia, sempre il 28 alle 18.30. Ancora, nel Santuario della Madonna del Divino Amore presiederà la Messa il cardinale Enrico Feroci; a Sant’Antonio da Padova ci sarà invece il vicario generale dei Padri Rogazionisti, padre José Maria Ezpeleta.

«A Roma, su quasi seicentomila stranieri, circa la metà sono cristiani – riprende Ambarus, originario della Romania -. È una città cosmopolita, e prenderne consapevolezza come Chiesa di Roma significa rafforzare la nostra vocazione universale». Questo è il senso del tema scelto per la Festa dei Popoli 2022, “Uniti nella stessa fede”. «La struttura del contesto sociale ed ecclesiale in cui viviamo, particolarmente accentuata nella nostra città – riflette don Pietro Guerini, vicedirettore dell’Ufficio Migrantes diocesano -, è profondamente multiculturale in ragione della compresenza di etnie, di tradizioni e forme culturali differenti. L’appartenenza culturale è qualcosa che va preservato, ma al tempo stesso viviamo la sfida dell’unità ecclesiale da realizzare in nome della fede». Celebrare la Messa con le comunità etniche in tante parrocchie diocesane vuol dire «vivere un momento prezioso, fondato sull’ascolto reciproco e comunitario – aggiunge -, per rendere grazie e lodare il Signore per la varietà delle persone e delle culture che arricchiscono la nostra Chiesa, con spirito marcatamente sinodale».

Nella Capitale sono circa 120 le comunità etniche con i centri pastorali sparsi sul territorio diocesano, con una quarantina di preti responsabili, a cui si associano sacerdoti studenti per celebrazioni sul territorio e per aiuto concreto nella catechesi e nell’accompagnamento spirituale. I più numerosi sono i filippini, che contano circa 43mila fedeli e sono presenti in più di 60 comunità nella diocesi; seguono i latinoamericani, con 12 centri nazionali. Ci sono poi comunità meno numerose ma molto attive e vivaci, come quella ucraina, che negli ultimi mesi si è data da fare per l’accoglienza dei profughi e per mandare aiuti a chi è rimasto nel Paese. «La Festa dei Popoli – conclude don Guerini – mette al centro la preghiera. Chiederemo un aiuto al Signore per tutti coloro che, nei nostri contesti missionari, vivono difficoltà grandi».

24 maggio 2022