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Imparare ad amare con il Cantico dei Cantici

In libreria “Il mio amato è mio e io sono sua”: sulla scia di Amoris Laetitia, un aiuto per la riflessione a coppie di sposi o di fidanzati

In libreria “Il mio amato è mio e io sono sua”: sulla scia di Amoris Laetitia, un aiuto alla riflessione per coppie di sposi o di fidanzati 

Imparare ad amare qualcuno non è qualcosa che si improvvisa, scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. «In questo senso, tutte le azioni tendenti ad aiutare i coniugi a crescere nell’amore e a vivere il Vangelo nella famiglia sono un aiuto inestimabile». I vescovi, nei due sinodi dedicati alla famiglia, hanno fortemente sottolineato l’importanza della preparazione alle nozze ma non hanno sottovalutato la necessità di una formazione continua delle coppie, soprattutto nei primi anni della vita matrimoniale.

Nasce dall’esigenza di protrarre il momento formativo al di là dei corsi pre-matrimoniali il libro edito da EDB che ha come titolo uno dei passi più riconoscibili del Cantico dei Cantici: «Il mio amato è mio e io sono sua». Uno strumento per «accompagnare» i percorsi di coppia «con un approccio insieme biblico, teologico, liturgico ed esperienziale». In 170 pagine viene proposta una lettura non continuativa del Cantico dei Cantici, il libro della Bibbia che più di ogni altro parla dell’amore di coppia. Il testo è stato suddiviso in sette sezioni e su ciascuna di esse si basa un capitolo del libro. Un cammino di riflessione e di crescita spirituale che parte dall’analisi del “desiderio” per poi parlare del “corpo” e dei “sentimenti”, di “identità e alterità” fino a quello che dovrebbe essere lo scopo di ogni matrimonio: “la coppia come immagine di Dio”.

Ogni capitolo, poi, è correlato
da una riflessione sul testo biblico, scritta dalla biblista Donatella Scaiola, una riflessione teologica di Serena Noceti, teologa all’Istituto superiore di Scienze religiose di Firenze, una traccia per una riflessione personale e in coppia scritta da una coppia di sposi (Adria Archetti e Pietro Gallo) e infine una traccia per un momento di liturgia coniugale, corredata di testi e segni per una preghiera personale, in coppia e in gruppo, scritta da Marco Bonarini, formatore delle Acli nazionali. Al libro ha collaborato anche Luciano Meddi, professore ordinario di Catechesi missionaria alla Pontificia università Urbaniana.

Nelle intenzioni degli autori, il libro nasce come «strumento duttile», che «si presti a molteplici modalità di utilizzo, in funzione della struttura e delle finalità del gruppo di coppie che vorrà impegnarsi in questa riflessione». Ma non ci sono limiti, il testo può essere utilizzato anche da singoli, dai formatori, da coppie di fidanzati o di sposi «che vogliano riflettere sul Cantico e su ciò che questo libro della Bibbia – si legge nella nota metodologica – può dire a una coppia oggi». In alternativa, il testo si adatta bene come strumento di lavoro per un gruppo di coppie aggregate spontaneamente, o seguite da un consigliere spirituale.

Un sussidio per la preparazione al matrimonio, l’accompagnamento nei primi anni di vita di coppia e oltre, tramite una metodologia comune articolata in tre fasi. La prima è quella della riflessione personale seguita dallo scambio in coppia, «in un clima disteso, senza fretta». Il testo suggerisce di «darsi appuntamento» lontani da distrazioni e dalla presenza di eventuali figli. La terza fase è infine quella della riflessione di gruppo. «Può essere spontanea, autogestita o regolata dalla struttura che il gruppo si è dato».

Francesco, in Amoris Laetitia continua scrivendo che «La missione forse più grande di un uomo e una donna nell’amore è rendersi a vicenda più uomo e più donna». Ma è consapevole che è un cammino che ha bisogno «di tempo. L’amore ha bisogno di tempo disponibile e gratuito, che metta altre cose in secondo piano. Ci vuole tempo per dialogare, per abbracciarsi senza fretta, per condividere progetti, per ascoltarsi, per guardarsi, per apprezzarsi, per rafforzare la relazione». Un tempo per conoscersi e scoprirsi nell’appartenenza vicendevole; un tempo per poter dire consapevolmente, come nel Cantico dei Cantici: «il mio amato è mio e io sono sua».

1° dicembre 2016