182mila i cristiani di Israele

Rilanciati da Fides i dati dell’Ufficio centrale di statistica del Paese: crescono di numero ma non in termini percentuali. Oltre il 76% sono arabi palestinesi

Sono 182mila i cristiani che attualmente vivono in Israele, pari all’1,9% della popolazione nazionale; il tasso di crescita registrato presso la popolazione cristiana nello Stato ebraico, nel 2020, si è fermato all’1,4%. In concreto: continua la lieve crescita numerica che connota la popolazione cristiana del Paese fin dalla nascita dello Stato ebraico ma prosegue nel contempo anche la progressiva riduzione in termini percentuali rispetto alle altre comunità di fede presenti in Israele: ebrei ma anche musulmani e drusi.

A tratteggiare i contorni di questo scenario è il rapporto dell’Ufficio centrale di statistica di Israele, pubblicato alla vigilia di Natale e rilanciato ieri, 12 gennaio, dall’Agenzia Fides. E le statistiche forniscono anche dati su elementi che connotano la componente cristiana dal punto di vista etnico, anagrafico, professionale e culturale. Andando indietro negli anni fino alla nascita dello Stato di Israele, evidenziano da Fides, emerge che i cristiani presenti nello Stato ebraico nel 1949 erano 34mila, nel 1970 erano 75mila, nel 1990 erano quasi 115mila e nel 2019 erano più di 180mila. Negli stessi intervalli temporali, la popolazione musulmana d’Israele è cresciuta di più passando dalle 111mila unità del 1949 alle quasi un 1,6 milioni registrate nel 2019. Gli ebrei, che nel 1949 erano quasi un milione e 174mila, nel 2019 erano diventati poco meno di 6,7 milioni. I ritmi di crescita della popolazione cristiana in Israele risultano quindi più bassi rispetto a quelli registrati nella componente ebraica e in quella islamica della società israeliana. Una certa somiglianza si può registrare solo con i dati di crescita registrati tra i drusi, che erano meno di 15mila nel 1949 e sono passati a 143mila nel 2019.

Stando ai dati dell’Ufficio centrale di statistica, relativi al 2020, il 76,7% dei cristiani presenti in Israele sono arabi palestinesi, la maggior parte dei quali vive nella regione settentrionale del Paese , con più di 21mila battezzati concentrati a Nazareth. La gran parte dei cristiani non arabi è concentrata nell’area di Jaffa e Tel Aviv. Restano escluse dal conto le decine di migliaia di lavoratori stranieri presenti in Israele per periodi di tempo più o meno lunghi, e che pure rappresentano una componente sempre più rilevante nelle Chiese e comunità ecclesiali di Terra Santa. I cristiani non arabi presenti stabilmente in Israele sono in gran parte immigrati nel corso degli ultimi decenni, giunti nel Paese soprattutto dall’ex Unione Sovietica, al seguito di congiunti ebrei. Nel 2020, le nuove nascite nelle famiglie cristiane sono state 2.497, mentre il numero medio di bambini fino all’età di 17 anni in una famiglia cristiana era pari a 1,93 unità (tasso di natalità più basso tra tutte le componenti della società israeliana, se si considera che nelle famiglie ebraiche il numero medio di bambini è pari a 2,43, e nelle famiglie musulmane arriva fino a 2,60).

I cristiani risultano essere la componente con livello medio di istruzione più elevato, soprattutto nella parte femminile della popolazione. Tra le percentuali fornite dall’Ufficio centrale di statistica figura anche quella secondo cui l’84% dei cristiani d’Israele si dichiara “soddisfatto” della propria condizione di vita. Nell’analisi di Fides, si tratta di un dato che acquista interesse anche alla luce delle recenti polemiche seguite alla dichiarazione diffusa a metà dicembre da alti rappresentanti delle Chiese e comunità ecclesiali di Gerusalemme, in cui tra le altre cose, si faceva riferimento a «innumerevoli attacchi» perpetrati da gruppi radicali contro chiese, monasteri e rappresentanti del clero, prefigurando dietro a tali violenze e profanazioni un vero e proprio disegno mirante a «espellere» la presenza cristiana da Gerusalemme e dalla Terra Santa.

13 gennaio 2022