Migranti, Lamorgese: «Nuovo patto Ue non soddisfacente»

Il ministro dell’Interno in audizione in parlamento sull’attuazione dell’accordo di Schengen. «Serve sforzo straordinario dell’Ue sui meccanismi di rimpatrio»

«L’attuale formulazione delle proposte» della Commissione europea in tema di migranti «non è da ritenersi soddisfacente per l’Italia». Lo ha affermato ieri, 19 maggio, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, durante l’audizione in Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen. Parlando del nuovo Patto Ue per l’immigrazione, la titolare del Viminale ha spiegato che «il negoziato è in corso, si tratta di un progetto ambizioso, che secondo le intenzioni della Commissione europea dovrebbe instaurare un quadro europeo sostenibile e duraturo della gestione delle politiche migratorie e dell’asilo. La Commissione ha elaborato un pacchetto di misure molto ampio, diversificato – ha aggiunto -, che spazia dalla gestione integrata delle frontiere esterne alla lotta al traffico di esseri umani, dalla politica dell’integrazione agli aspetti della governance del sistema».

Centrale, nel contrasto all’immigrazione illegale, il capitolo dell’organizzazione dei rimpatri. «Chi non ha titolo per entrare nel nostro Paese deve essere rimpatriato – le parole di Lamorgese – ma l’attuazione di questo principio è resa difficile dalla complessità tecnica della procedura. In tale settore riteniamo essenziale un maggiore sforzo dell’Ue sia nel negoziare nuovi accordi di rimpatrio sia nel sostenerne finanziariamente l’implementazione da parte degli Stati membri impegnati in tale esercizio». La titolare del Viminale ha rivendicato anche gli «specifici negoziati per la conclusione (o il rinnovo) di intese tecniche con diversi Paesi di origine dei flussi migratori» condotti dall’Italia negli ultimi anni «per rafforzare la cooperazione operativa in materia di identificazione e rimpatrio». Intese che prevedono anche «l’invio in missione in Italia di funzionari di detti Paesi incaricati di collaborare con le autorità italiane nelle procedure di identificazione dei migranti irregolari – ha spiegato -. I Paesi coinvolti sono Costa d’Avorio, Gambia, Guinea-Conakry, Nigeria e Senegal».

Per il ministro, «serve uno sforzo straordinario europeo per facilitare le attività di rimpatrio. Sui rimpatri europei ci stiamo spendendo molto. Ne abbiamo parlato anche con il commissario Johansson, proprio perché riteniamo che il principio di far partire a livello europeo degli accordi di rimpatrio possa avere una maggiore forza con tutti i Paesi». Su questo tema infatti, ha continuato, «ci sono accordi che funzionano, come quello con la Tunisia, ma ci sono Paesi con cui non c’è modo di fare accordi di rimpatrio che siano concreti». Tra questi, la Costa d’Avorio, «che non ha un’anagrafe» per cui «i riconoscimenti sono difficili da effettuare e i consoli non possono procedere».

Anche la situazione sanitaria determinata dalla pandemia, ha proseguito Lamorgese, ha avuto un «significativo impatto» in materia. «La chiusura totale o parziale delle frontiere aeree e terrestri da parte dei principali Paesi di destinazione e di transito a partire dalla fine di febbraio 2020 ha di fatto bloccato le operazioni di rimpatrio nella prima parte dell’anno. A partire dal 1° luglio 2020, con la temporanea regressione dell’emergenza sanitaria e il conseguente allentamento delle misure precauzionali adottate dai diversi Stati, di pari passo con la riapertura delle frontiere e il ripristino dei principali collegamenti da parte dei vettori, è stato possibile riprendere in modo piuttosto regolare l’attività di rimpatrio verso alcuni Paesi, tra cui la Tunisia e l’Albania. Tuttavia, il successivo riacutizzarsi dell’epidemia e la conseguente adozione di misure sanitarie per l’ingresso sul territorio dei principali Paesi terzi di destinazione hanno reso particolarmente gravosa l’organizzazione dei servizi di rimpatrio».

3.607 il totale dei rimpatri effettuati in tutto il 2020. «Nel corrente anno, alla data del 9 maggio, sono state rimpatriate 1.277 persone – ha reso noto la titolare del Viminale -. Riguardo ai rimpatri che hanno interessato i cittadini tunisini, nel 2020 ne sono stati eseguiti 2.016, di cui 1.831 con voli charter. Nel 2021, alla data del 18 maggio, i rimpatri verso la Tunisia sono 678, di cui 641 a mezzo di voli charter». Lamorgese ha fornito poi dati considerando anche i numeri pre-pandemia: «Dal 2016 al 13 maggio sono stati effettuati 2.989 rimpatri assistiti – ha spiegato -. Dal 2017 al 2020 il Fondo migrazione ha contribuito al rimpatrio volontario assistito da Paesi di transito, intendo dalla Libia verso gli altri Paesi, di circa 85mila migranti. mentre nel periodo 2018-2020 sono stati rimpatriati forzosamente 17.464 migranti».

Attualmente, ha ricordato ancora il ministro, sul territorio nazionale sono operativi 9 Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) per una capienza effettiva pari a circa 765 posti. «Stiamo lavorando all’ampliamento della capacità ricettiva di tali strutture e alla ricerca di altre soluzioni sul territorio. Inoltre – ha aggiunto – al fine di renderne possibile una piena funzionalità, dato che spesso tali Centri sono oggetto di danneggiamento, è in itinere una gara a cura di Invitalia per la stipula di un accordo-quadro, che consentirà di accelerare gli interventi di manutenzione, riducendone i costi e uniformando gli standard qualitativi delle strutture».

Per la giornata di oggi, 20 maggio, Lamorgese ha annunciato una visita in Tunisia con il commissario Ue Ylva Johansson, «per sviluppare un sistema di linea dedicato a quel Paese e affrontare insieme il traffico dei migranti. Serve un sostegno deciso dell’Unione europea – ha aggiunto – che Johansson ha già dimostrato». E sulle ong: «Non ho ricevuto solo Sea Watch, ho già ricevuto tutte le ong. E la prossima settimana le riunirò di nuovo», ha aggiunto. Quindi si è soffermata sul tema dei controlli anti terrorismo sugli sbarchi. «In occasione dei vari eventi di sbarco che hanno interessato le coste italiane da ottobre 2018 al 30 aprile 2021 – ha detto -, sono state sottoposte a controllo più di 4mila persone. Per quanto concerne la prevenzione e il contrasto al terrorismo e le sue possibili infiltrazioni nei flussi migratori – ha spiegato ancora il ministro – le iniziative di prevenzione più efficaci si rivelano quelle che derivano dall’azione integrata degli organi di contrasto nazionali e delle agenzie europee. Già a partire dal 2017, in accordo con l’Unione Europea, sono stati attivati in Italia i cosiddetti “controlli secondari di sicurezza” per scongiurare il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori irregolari. Lo strumento operativo si sostanzia in una cooperazione rafforzata per i controlli alle frontiere in chiave antiterrorismo con Europol, che invia in Italia propri funzionari da affiancare alle articolazioni investigative nazionali interessate alla gestione del fenomeno».
Poi ha aggiunto: «L’efficacia dell’azione di prevenzione passa attraverso il pieno utilizzo delle banche dati internazionali, soprattutto il Sistema informativo Schengen e la banca-dati di Interpol, che rappresentano strumenti determinanti per garantire la tempestività dello scambio informativo. Altra risorsa preziosa è il Comitato di Analisi strategica antiterrorismo , che riunisce le forze di Polizia e il comparto Intelligence, rendendo possibile analisi e valutazioni approfondite e congiunte della minaccia terroristica. Nel 2020, su parere del Casa, la Polizia di Prevenzione ha adottato 867 provvedimenti di inammissibilità in territorio europeo per motivi di sicurezza nazionale (a fronte dei 489 provvedimenti del 2019) e già in questo anno, sino al 14 maggio, ne ha assunti altri 510».

20 maggio 2021