A Roma le “Perle” di Dodi Battaglia

L’ex chitarrista dei Pooh, oggi solista, in concerto all’Auditorium Parco della Musica venerdì 25 gennaio con le canzoni più “rare” della storia del gruppo

Quello che colpisce di Dodi Battaglia è la sua umiltà. Diciassettenne, venne segnalato al paroliere dei “Pooh” Valerio Negrini per suonare la chitarra nel gruppo che di lì a poco avrebbe sfornato “Piccola Katy”. Dei Pooh è stato quindi dal 1968 al dicembre 2006 (data in cui è stata decretata la fine del gruppo) chitarrista e voce principale dei primi grandi successi come “Tanta voglia di lei” (1971), “Noi due nel mondo e nell’anima” (1972) e “Infiniti noi “(1973), autore di oltre 140 brani, dei quali più di 70 sono stati composti per il gruppo. Negli anni Ottanta era considerato uno dei migliori chitarristi europei, tanto che una nota marca di chitarra gli ha dedicato dei modelli.

Non solo Pooh. Battaglia ha collaborato anche con altri artisti come Vasco Rossi, Gino Paoli, Enrico Ruggeri, Raf, Grignani, Mia Martini, Eric Clapton, Sting, Al DiMeola, Tommy Emmanuel, per citarne alcuni. Eppure, a parlarci oggi, ancora si meraviglia se i suoi concerti fanno sold out, e non smette di ringraziare i fans (soprattutto le fans) che sanno a memoria le canzoni meglio di lui. Dallo scorso ottobre ha iniziato un tour dal titolo “Perle – Mondi senza età”, dedicato alle rarità dei Pooh, ovvero a quelle canzoni che solitamente non venivano eseguite dal vivo, ma che, opportunamente rispolverate, ancora trasmettono emozioni. Sarà in concerto a Roma alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica il prossimo 25 gennaio per un concerto «più speciale degli altri».

Dove avevi custodito queste perle?
Il titolo del progetto parte da un’immagine che avevo nella mente. Ovvero le decine e decine di persone che per 20, 30, 40 anni, alla fine dei concerti venivano a chiedere “Bella Piccola Katy, bella Uomini soli, ma perché non avete fatto questa? Perché non avete cantato quell’altra?”. Una volta esaurito l’itinerario con i Pooh, ognuno è stato libero di fare quello che voleva e allora mi son detto perché non dare seguito a queste richieste? Anche perché ci sono persone incredibili, che si ricordano i testi meglio di me! Così ho messo insieme una quarantina di brani che ho chiamato perle, come quelle delle zie che rimangono per anni nelle vecchie cassettiere ma basta una pulita e tornano più splendenti di prima. Così è successo a questi brani e sarebbe stato un peccato non dare una nuova vita a canzoni senza tempo. L’idea sta piacendo, lo spettacolo sta avendo molto successo, mi accorgo che il pubblico, in particolare le donne, si emozionano molto fino a commuoversi. Io stesso mi commuovo per questi brani che hanno in sé l’ingenuità delle prime canzoni ma anche una grande immediatezza. Sono delle chicche, brani non così popolari ma belli. E non sono solo canzonette ma anche brani più ricercati e impegnati, come si usava negli anni Settanta. Sarebbe una delle soddisfazioni maggiori conquistare anche il pubblico di Roma.

Una volta c’era forse una maggiore capacità di far immedesimare l’ascoltatore nelle canzoni e di raccontare storie condivisibili?
Parlo da musicista e compositore di musica e parlando di testi devo solo inchinarmi davanti alla figura del compianto Valerio Negrini. Lui, come gli altri di quel periodo, quando scrivevano dei testi, avevano la capacità di proiettare delle immagini, facendo immaginare al momento dell’ascolto già un video clip. Si può dire che Valerio sia stato l’inventore dei video clip negli anni Sessanta! Mi vengono in mente canzoni come “Ci penserò domani” o “Parsifal”.

Sulla musica invece oggi chi fa pop pesca molto dal passato.
Io sono convinto che nell’ambito della musica ci sia ancora dell’inespresso, delle melodie ancora da scrivere. Oggi noto che chi compone parte da una direzione diametralmente opposta a quella che avevamo noi, che iniziavamo dalle armonie. Oggi si parte dalla ritmica, da un suono, da una frase ossessiva, da un tormentone. Ma non voglio dire che sia meglio o peggio. Sono cose che possono convivere. Oggi anche grazie ai nuovi mezzi di fruizione della musica chiunque ha tra le mani un repertorio vastissimo che va da Čajkovskij al rap. Il tempo è veramente relativo. Se uno sente dei brani che faccio in Perle, tra quelli ri-arrangiati, sembra scritto oggi. Le cose belle rimangono. Quando c’è la linea melodica giusta, questa vince su tutto: il melodramma insegna.

Cinquanta anni di carriera in un ricordo che scalda il cuore e un aneddoto più divertente…
Sempre difficile scegliere. Ma tra i ricordi ripenso alla vittoria di Sanremo con “Uomini soli” (1990), non tanto per la vittoria in sé, quanto per una canzone insolita per il Festival, che non parlava d’amore ma della solitudine degli uomini degli anni Novanta. Una vittoria inaspettata per un brano outsider. Le cose divertenti non sono mai mancate. Nel gruppo il più spiazzante era ed è Stefano D’Orazio. Non so perché mi viene in mente quella volta che dovevamo girare un video ai Caraibi, eravamo in una villa con piscina e uno degli assistenti aveva avuto un incidente e gli avevano procurato una sedia a rotelle. Stefano lo ha messo sul fondo della piscina e abbiamo girato il video con lui che lo spingeva. Fu una cosa molto buffa.

Come sarà il concerto di Roma?
Ci saranno quasi 40 perle, alcune rimodernate, alcune esattamente uguali, perché la musica deve anche riportarti all’emozione di quando è stata composta e ascoltata per la prima volta. Ma soprattutto il concerto di Roma sarà l’occasione per registrare un disco e un dvd e quindi sarà una grande opportunità per i fan. Roma è la sede ideale per questo progetto.

11 gennaio 2019