A San Gelasio nasce lo “Sportello della misericordia”

Porte aperte alle “nuove povertà”, con il servizio offerto dalle Acli di Roma. La presidente Borzì: «Primo di una serie di poli, per costruire porte sociali»

Porte aperte alle “nuove povertà”, con il servizio offerto dalle Acli di Roma. La presidente Borzì: «È il primo di una serie di poli, funzionerà sul principio delle porte sociali»

«Davanti a un problema semplice della vita, come può essere ad esempio quello delle bollette, alcune persone purtroppo si smarriscono». Il direttore della Caritas diocesana di Roma monsignor Enrico Feroci, spiega le ragioni che hanno spinto a mettere in piedi nella Capitale il primo “Sportello della misericordia”. Ospitato nella periferia della città, presso la parrocchia di San Gelasio I (in via Fermo Corni 1), si tratta di un particolare servizio offerto dalle Acli di Roma. Dedicato all’esigibilità dei diritti, vi si possono rivolgere soprattutto gli immigrati e le persone in stato di disagio socioeconomico che non sanno di poter vantare nei confronti delle istituzioni o del datore di lavoro agevolazioni sotto forma, ad esempio, di sgravi fiscali, assegni di maternità o pensioni. L’inaugurazione sabato 21 novembre. Monsignor Feroci fa luce su una delle difficoltà del vivere quotidiano e per che molti rappresenta un vero e proprio ostacolo: «Penso soprattutto ai più deboli», come possono esserlo gli stranieri, a digiuno delle normative fiscali del nostro Paese, spiega il sacerdote, «che non hanno mai fatto certi percorsi all’interno della società». Ecco perché «tendere loro una mano, per guidarli nei sentieri della burocrazia, vuol dire dare ascolto a un bisogno fondamentale oltre a essere un importante gesto di attenzione alla persona».

Aperto al pubblico il mercoledì (dalle 16.30 alle 18) e il giovedì (dalle 10 alle 12), a curare il servizio saranno i volontari ed operatori specializzati che, nei vari ambiti di intervento offerti, garantiscono gratuitamente informazione, consulenza, assistenza e tutela. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Lega Consumatori, sarà presente un avvocato per consulenze su assicurazioni auto e sinistri, ad esempio, o sulle bollette di acqua, luce, gas e telefonia, e su questioni attinenti il diritto di famiglia. Istanze «che emergono dalle nuove povertà determinate da questi anni di crisi – sottolinea Matteo Mariottini, direttore del Patronato delle Acli di Roma -. Il nostro impegno è fare in modo che attraverso l’accompagnamento della persona nel conoscere ed esigere i propri diritti si possa il più possibile promuovere equità e giustizia sociale». Questo è però solo il primo di altri «Poli della Misericordia che inauguriamo nell’anno giubilare», ricorda Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma. «Concepito in una logica che valorizza le eccellenze e minimizza le sovrapposizioni, lo abbiamo inteso come polo – spiega – perché funzionerà sul principio delle porte sociali. Indirizzeremo cioè le persone verso le altre realtà del territorio impegnate su questioni rispetto alle quali noi non abbiamo competenza». Tutto ciò è ovviamente possibile «mettendo in rete non solo i progetti ideati dalle Acli su Roma ma anche facendo comunicare tra loro, e con noi, le organizzazioni sociali e le istituzioni». La scelta di stare nelle parrocchie, infine, non è casuale: «Si trovano nei “crocevia dell’esistenza”, per ricordare un’espressione di Giovanni Paolo II. Presidi di welfare locale, sono quelle più vicine alle persone e ne conoscono bisogni e difficoltà».

Nata nel 1972, all’interno di un piccolo garage, la parrocchia di san Gelasio ha avuto la sua chiesa vent’anni dopo, nel 1992. Il quartiere che la ospita è quello di Rebibbia, diviso tra una parte vecchia – abitata perlopiù da agenti della Polizia penitenziaria che lavorano nel vicino carcere – e una parte più recente, caratterizzata da palazzoni che vanno riempendosi via via di immigrati dell’Est europeo. Alle spalle della parrocchia si estendono le case popolari mentre «i rom dormono nel Parco di Aguzzano o nel Parco dell’Aniene, dove ci sono anche tanti altri poveri che vivono in lamiere e baracche posticce», racconta il parroco, don Giuseppe Raciti. Una periferia difficile, dunque. Ecco perché «ho raccolto volentieri la proposta delle Acli di aprire proprio qui questo sportello che è una sorta di “longa manus” dei servizi già offerti dalla Caritas, come la distribuzione degli abiti o la mensa del giovedì». In questa vicinanza a «una città ferita» dalla perdita dei posti di lavoro, dallo sconforto dei giovani che un posto non lo hanno affatto oppure è mal retribuito, «ritorniamo al Vangelo – conclude don Giuseppe – perché è su di esso che va misurata la nostra esistenza».

23 novembre 2015