A un anno dal naufragio di Cutro, il dovere della memoria

Il Centro Astalli ricorda l’anniversario della tragedia in cui morirono 94 migranti. Il presidente Ripamonti: «Torniamo a chiedere di fermare l’ecatombe di migranti in mare»

«A un anno dal terribile naufragio avvenuto davanti alle coste di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, in cui persero la vita 94 migranti, fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico evento e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto». Il Centro Astalli ricorda, in una nota, il disastro di un anno fa, quando un’imbarcazione partita dalla Turchia, con a bordo circa 200 persone, si è spezzata in due a pochi metri dalla riva del litorale di Crotone. Solo 80 i sopravvissuti e un numero di dispersi ancora indefinito.

«”Neanche più un morto nel Mediterraneo”, si disse a seguito di un’altra tra le più grandi tragedie consumatasi davanti alle coste italiane, a Lampedusa, il 3 ottobre 2013 – ricordano dalla struttura dei Gesuiti -. Da allora oltre 28mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa per chiedere asilo e protezione. Più di 2.500 le vittime nel Mediterraneo nel 2023. Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all’oblio della nostra indifferenza».

Nell’anniversario del naufragio di Cutro, dichiara il presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti, «piuttosto che preoccuparci di quanti sono i migranti arrivati e se c’è stata una flessione nelle percentuali, dovremmo interrogarci se coloro che sono arrivati hanno avuto e hanno possibilità di una vita degna, se ha senso attuare politiche dissuasive o se invece avrebbe più senso impiegare risorse perché chi arriva sia protagonista attivo del proprio futuro e della nuova comunità di vita».

L’appello è quello già espresso in tante occasioni: «Torniamo a chiedere di fermare l’ecatombe di migranti in mare. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità salvare le persone in mare, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà». E ancora, si legge nella nota del Centro Astalli, «siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un’accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità, contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia».

26 febbraio 2024