Acli: «Il ministro Valditara chiude il Paese ai nuovi italiani»

La denuncia: «Ci saremmo aspettati un sussulto della politica sulla riforma della cittadinanza e invece siamo ancora a discutere di come dividere nella scuola»

Si rivolgono direttamente al ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, le Acli, dopo le dichiarazioni relative alla composizione delle classi nella scuola italiana e all’esigenza di fissare un tetto per la presenza di alunni di origine straniera. «In un Paese in cui vivono 5 milioni di cittadini stranieri regolari e oltre un milione di bambini con genitori di origine straniera, italiani di fatto ma non di diritto che negli ultimi anni hanno frequentato le scuole italiane, in percentuale alla popolazione scolastica, per 11,3%, pare che la preoccupazione maggiore del governo e del ministro della Scuola, sia quella di ritornare alle classi differenziate», scrivono in una nota pubblicata online.

A questo punto della legislatura, osservano dall’associazione, «ci saremmo aspettati un sussulto delle forze politiche sulla riforma della legge sulla cittadinanza e invece ci ritroviamo ancora a discutere di come dividere nella comunità scolastica, già di suo multiculturale, gli italiani dagli stranieri. Solo l’ultima manifestazione, in ordine di tempo, di un progetto,  o peggio, di una idea di Paese sempre più diviso per categorie. Tornando all’algebrica proposta del ministro – si legge nel testo -, riteniamo valga la pena ricordare, per chi come lui si avventura in computi ragionieristici, che in realtà criteri di composizione delle classi con riferimento a percentuali di presenze madrelingua esistono già da quasi quindici anni. Previsioni di difficile applicazione in aree del Paese a più densa concentrazione di migranti a cui si uniscono le migrazioni degli studenti italiani all’estero e l’inesorabile inverno demografico in corso che svuoterà le nostre scuole di 1,3 milioni di studenti».

Quindi il consiglio rivolto a Valditara: «Piuttosto che dividere e differenziare, investire le migliori risorse umane ed economiche a disposizione del suo dicastero per consentire ai ragazzi di origine straniera, arrivati dopo l’età della scuola dell’obbligo in Italia, di recuperare con corsi ad hoc, con momenti suppletivi di studio». Per le Acli, «il cruccio che si ripresenta ogni qual volta si apre il dibattito sugli stranieri è aver mancato l’appuntamento con la legge di riforma sulla cittadinanza, in forza della quale gli alunni impropriamente definiti stranieri sarebbero già italiani. Se si vuole rendere un servizio al futuro del Paese – concludono -, si lavori in questa direzione facendosi aiutare dagli insegnamenti ereditati da figure di sacerdoti santi come don Milani e don Bosco».

3 aprile 2024