Acs: in Siria «massacri» nella zona costiera
La fondazione raccoglie la testimonianza di una fonte locale. Il vescovo latino Hanna: «Ci uniamo alla voce di ogni persona onesta e patriottica, sottolineando il nostro rifiuto di ogni violenza»
La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) richiama l’attenzione sulle violenze degli ultimi giorni in Siria. Secondo una fonte presente a Latakia – anonima per motivi di sicurezza -, venerdì 7 marzo è stato «un giorno nero e doloroso» per le città di Tartus, Banias, Jabla, Latakia e i villaggi circostanti. La fonte si riferisce ai «massacri, spesso indiscriminati, contro molti alawiti, in risposta a un’imboscata di alcuni militanti alawiti nel corso della quale sono rimasti uccisi circa 20 membri delle nuove forze di sicurezza».
Le vittime, stando alla fonte di Acs, erano per lo più «civili, più di 600», tra cui «giovani, donne, medici universitari e farmacisti. Alcune famiglie con i loro figli sono state uccise a sangue freddo». Tra i deceduti anche membri di comunità cristiane, fra i quali «un padre e un figlio appartenenti a una chiesa evangelica di Latakia, che mentre viaggiavano in auto sono stati fermati e uccisi, così come il padre di un sacerdote a Banias». Case e veicoli sono stati saccheggiati, colpendo tutti, anche i cristiani, costringendo alcune famiglie a rifugiarsi nelle case di amici sunniti. Nel villaggio cristiano di Belma, «dove non ci sono armi e la maggior parte dei residenti sono anziani, la popolazione ha subito due giorni di terrore». Le case sono state violate e le proprietà trafugate.
Profonda preoccupazione per gli attacchi contro civili innocenti è stato espressa anche dal Vicariato apostolico della comunità latina in Siria, attraverso un documento firmato dal vescovo Hanna Jallouf e datato 9 marzo 2025. «Ci uniamo alla voce di ogni persona onesta e patriottica in questo Paese, sottolineando il nostro rifiuto di ogni forma di violenza, vendetta e rappresaglia basate su motivi settari e religiosi – scrive il presule -. Ci appelliamo alle autorità del Paese affinché pongano rapidamente fine a questi attacchi, che sono incoerenti con tutti i valori umani, morali e religiosi». La dichiarazione menziona anche la promessa del presidente Ahmed Al-Sharaa di ritenere responsabili coloro che attaccano i civili e di attuare «le transizioni necessarie per condurre il Paese verso la sicurezza». Il vescovo ribadisce anche l’impegno per l’unità territoriale della Siria e respinge qualsiasi tentativo di dividere il Paese.
Nello stesso giorno, ieri, 9 marzo, nella cattedrale mariamita di Damasco il patriarca Giovanni X ha lanciato un appello urgente al presidente Al-Sharaa. «I tragici eventi che si stanno svolgendo nella regione costiera della Siria hanno causato la morte di molti civili e membri delle forze dell’ordine, lasciando numerosi feriti – le sue parole -. Tuttavia, la maggior parte delle vittime non era affiliata ad alcuna fazione militante. Si trattava piuttosto di civili innocenti e disarmati, tra cui donne e bambini. La sacralità e la dignità delle persone sono state violate, e gli slogan e i canti utilizzati stanno favorendo la divisione, alimentando il settarismo e minando la pace civile». Il patriarca ha fatto riferimento ai saccheggi e alle violenze a Banias, nel quartiere di Al-Qusour, dove «gli abitanti sono stati costretti a lasciare le loro case solo per essere giustiziati, dopodiché i loro averi sono stati rubati». E ha denunciato la profanazione dei simboli religiosi: «L’icona della Vergine Maria è stata distrutta, calpestata e profanata».
10 marzo 2025

