Ai Musei Capitolini “L’età dell’angoscia”

La mostra, fino al 4 ottobre, illustra i grandi cambiamenti che segnarono il III secolo, tra i regni degli imperatori Commodo e Diocleziano

La mostra, fino al 4 ottobre, illustra i grandi cambiamenti che segnarono il III secolo, nell’età compresa tra i regni degli imperatori Commodo e Diocleziano

“L’età dell’angoscia” ai Musei Capitolini è il quarto appuntamento del programma di cinque mostre “I giorni di Roma”, che abbraccia un arco temporale di 400 anni. Di grande attualità il titolo della mostra nel riferirsi ad una condizione di spaesamento e straniamento dell’individuo, nella quale l’uomo moderno naturalmente s’identifica, adottato invece in quest’occasione per descrivere i 150 anni circa intercorsi tra l’impero dell’eccentrico Commodo, erede di Marco Aurelio, imperatore filosofo, e Diocleziano. Anni in cui l’età aurea dell’impero sembra essere tramontata per sempre con la rottura di quell’equilibrio politico-amministrativo che rese Roma capitale del mondo e persino modello urbanistico e culturale da imitare anche nelle province più lontane.

Vivace è il dibattito storiografico in corso su quale terminologia adottare per designare questo periodo senza esprimere giudizi valutativi. Parole usate in passato, come “età di decadenza” o “crisi”, appaiono oggi inadeguate nel rilevare comunque una continuità esistente tra il II e il IV sec. d. C. Si tratta infatti di un periodo nel quale l’impero subì senza dubbio una profonda trasformazione, che avvenne, tuttavia, non negli stessi tempi, modalità e effetti, differenziandosi a seconda degli strati sociali, del territorio d’appartenenza (città e campagna, Roma o province) etc.

Trasformazione in cui s’assiste allo svuotamento delle figure istituzionali dell’impero, alla pressione delle popolazioni ai confini, all’aumento del potere dell’esercito, che attribuisce i generali a rango imperiale etc. Espressione di questa trasformazione è il nuovo gusto, che supera le raffinatezze dell’ellenismo, considerato ormai retorico, con un simbolismo gerarchico, ovvero che enfatizza le differenze tra chi detiene il potere e i sudditi.

La mostra, occasione per le scuole per percorrere un itinerario formativo sia a livello storico che artistico, e per possibili spunti per approfondire il dibattito storiografico, illustra attraverso sculture, in marmo e bronzo (alcune di esse a grandezza naturale o persino, colossale), ritratti degli imperatori e delle mogli, sarcofagi, urne etc., quest’era su cui è gravato per lungo tempo un giudizio morale negativo. I ritratti , in particolare, riflettono il nuovo gusto che si accende di toni patetici, che poi si distenderanno nella pacatezza delle raffigurazioni di Costantino, primo imperatore cristiano. La mostra dà conto anche delle religioni orientali, che in questo tempo di straniamento soddisfacevano il bisogno di protezione in vita e morte.

Risultano più godibili al visitatore le decorazioni parietali e i pavimenti a mosaico delle domus, residenze dei senatori, e l’esposizione di alcuni pezzi che paiono riprodurre il momento del di essi ritrovamento, dello scavo, come ad esempio nella sala di Annibale.

L’Età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.) c/o Musei Capitolini Piazza del Campidoglio. Fino al 4 ottobre 2015. Curatori: E. La Rocca, C. Parisi Presicce, A. Lo Monaco. Catalogo: MondoMostre. Orari: da martedì a domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00; chiuso lunedì e 1° maggio. Biglietto: € 15,00 biglietto integrato Mostra + Museo intero (non residenti a Roma); € 13,00 biglietto integrato intero (residenti a Roma). Informazioni: Tel 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00).

16 febbraio 2015