Al Gianicolo i concerti de “L’orecchio di Giano”

La kermesse è arrivata alla 15ma edizione, sarà ospitata nella suggestiva Villa Lante. Dedicata alla memoria di Francesco Molinari Prandelli

La kermesse è arrivata alla 15ma edizione, sarà ospitata nella suggestiva Villa Lante. Dedicata alla memoria di Francesco Molinari Prandelli 

Gemme musicali di ieri e di oggi: a proporle al pubblico romano è la 15esima edizione de “L’orecchio di Giano”, la stagione concertistica dell’Ensemble Seicentonovecento, fondato e diretto da Flavio Colusso. In tutto undici appuntamenti – dei quali, due fuori sede – che danno spazio a diverse discipline e a compositori di fama. Hinc totam licet aestimare Romam (“Da qui si può ammirare tutta Roma”) scriveva Marziale: il ciclo di concerti bi-fronte (dal dio Giano, da cui esso prende il nome) è ospitato nella suggestiva Villa Lante al Gianicolo. Ed è un invito, spiegano gli organizzatori, «ad affacciarsi sul panorama della Città eterna e ad “ascoltare” estendendo vista e udito dal passato al futuro, dall’esterno all’interno, dal conosciuto all’incognito».

Dedicata alla memoria di Francesco Molinari Pradelli, nel ventesimo anniversario della morte, la programmazione rende omaggio ad uno dei più importanti direttori d’orchestra italiani del suo tempo, oltre che collezionista e grande amante dell’arte pittorica, soprattutto del Barocco europeo. Una passione, questa, che gli era nata negli anni Cinquanta, quando decise di disfarsi dei quadri ottocenteschi che decoravano la sua villa a Marano di Castenaso, in provincia di Bologna, per addentrarsi nel mondo allora ancora ignoto della pittura del Seicento e Settecento. Per questa edizione 2016, il cartellone propone inoltre numerose prime assolute – Flavio Colusso, Juha T. Koskinen, Paola Livorsi, Kai Nieminen, Marcello Panni – e rare esecuzioni di diversi compositori di cui ricorrono gli anniversari, come Ferruccio Busoni, Maurizio Cazzati e Francesco Paolo Tosti.

Ancora oggi ricordato – quest’ultimo – per sue oltre cinquecento romanze, i cui testi vennero scritti anche da poeti come Antonio Fogazzaro e Gabriele d’Annunzio, per essere interpretati nel tempo dalle voci di Enrico Caruso, ad esempio, o di Luciano Pavarotti e Mina. Di Tosti, il brano “A Marechiare”, su testo di Salvatore di Giacomo, è divenuto un classico della canzone napoletana. Intanto, il prossimo appuntamento – “The Mediterranean inside us” –  è per mercoledì 25 maggio, con la chitarra di Rody van Gemert e il clavicembalo di Assi Karttunen per «una suggestiva visione del Mediterraneo in cui frammenti musicali dell’Antica Grecia, composizioni barocche, brani impressionisti e musica moderna vengono proposti in un contesto senza tempo che concepisce la musica come continuum dinamico».

Nutrita la scaletta: dal “Primo Inno delfico ad Apollo” scritto nel 128 a.C. da Athenios  alla musica fluttuante delle “Gondole di Delo” di Couperin. Dalle “Cinq Mélodies populaires grecques” di Maurice Ravel alla musica «che trascende i normali stati di coscienza» del londinese Graham Lynch. Dagli studi sulle antiche scale greche di Harry Partch alle “Cinq fontaines de la Fortune” di Juha T. Koskinen, che esplora il gioco contrappuntistico tra tempo e movimento ispirato dalla leggenda delle fontane romane dedicate alla dea Fortuna, fino al “Tombeau” della compositrice italo-finlandese Paola Livorsi: un brano che racconta l’emergenza dei rifugiati in fuga dalla guerra, omaggio a tutti coloro che hanno persa la vita nel mare nostrum cercando di raggiungere l’Europa.

 

20 maggio 2016