Alla Gregoriana il punto sui nuovi strumenti per il dialogo ebraico-cristiano

Il convegno con Centro Cardinal Bea e Unedi (Cei) e la presentazione del libro “Decostruire l’antigiudaismo cristiano”. Olivero (Cei): «Sempre implicati negli eventi umani»

L’immagine è quella cupa dell’«orlo del precipizio» sopra il quale «il mondo del XXI secolo sta sospeso tra un futuro benedetto e il finire in un caos primordiale», poiché tra le mani «abbiamo sia strumenti per la vita che per la morte». In modo netto, guardando ai «segnali inquietanti che dominano la nostra situazione attuale», il rabbi Eugene Korn, direttore accademico del Centro per la comprensione ebraico-cristiano e la cooperazione in Israele e ricercatore senior al Beit Morasha dell’Istituto di Gerusalemme per la Religione e Società, ha tratteggiato il momento storico odierno e, insieme, il contesto sociale che lo caratterizza, fondato sulla predominazione «dell’edonismo, dell’utilitarismo e di un relativismo che è la teoria morale più diffusa» e che produce «il rischio di una negazione dell’etica», a dire cioé che «la cultura progressista cela in sé un’ideologia dogmatica e distruttiva».

Eugene Korn, decostruire l'antigiudaismo cristiano, 10 ottobre 2024Pur sulla base di premesse negative, è un auspicio alla sinergia e alla collaborazione tra ebrei e cristiani – chiamati «a unire le forze e ad agire insieme come partner nella Alleanza di Abramo» per ripristinare «un mondo benedetto perché creato da un Dio di amore» – quello che il rabbino Korn ha posto al centro della sua lectio magistralis tenuta ieri sera, 10 ottobre, in occasione del convegno “Decostruire l’antigiudaismo cristiano”. Promosso dalla Pontificia Università Gregoriana, dal Centro “Cardinal Bea” per gli Studi giudaici e dall’UNEDI (Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei), l’evento ha avuto luogo – alla presenza dell’ ambasciatore d’Israele presso la santa Sede Yaron Sideman – nella sede dell’ente accademico di piazza della Pilotta ed è stato l’occasione per presentare nuovi strumenti per il dialogo ebraico-cristiano; tra gli altri, il libro “Decostruire l’antigiudaismo cristiano”, realizzato dalla Conferenza episcopale francese e curato nella versione italiana – edita da Castelvecchi e con la prefazione del vescovo Ambrogio Spreafico – da don Rafael Starnitzky, e le 16 schede didattiche sull’ebraismo curate dalla Cei e dall’Ucei (Unione delle comunita ebraiche italiane) per la redazione dei libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica.

«La Bibbia non descrive Abramo come un teologo ma come un uomo di fede e di azione – ha detto ancora il rav Korn -, per questo è a un impegno all’azione nella storia che ebrei e cristiani sono chiamati insieme, perché nessuna delle due comunità può farcela da sola», laddove tuttavia «la cooperazione deve conservare le particolarità di ognuno senza alcun sincretismo né alcuna assimilazione». In particolare, guardando al documento conciliare Nostra Aetate, sui rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non-cristiane, Korn ha osservato che «eliminare l’antigiudaismo – cioè l’odio per la fede ebraica mentre l’antisemitismo è l’odio per il popolo degli Ebrei – non è solo un progetto della Chiesa cattolica» ma è un cammino condiviso perché «sarebbe immaturo distinguere nettamente tra cattivi e innocenti: nessuno di noi è al di sopra degli errori e tutti noi abbiamo fatto delle cose sbagliate» ma «i reati del passato possono portare a una risurrezione perché il pentimento porta sempre a nuove altezze spirituali», ha evidenziato il rabbino.

Dello stesso avviso Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei, che nel suo saluto in apertura dei lavori aveva sottolineato l’importanza dell’«impegno che noi come parte ebraica dobbiamo portare nel raccogliere dalla parte cristiana, ponendoci in una “modalità di apprendimento” e mettendoci davvero in dialogo», senza rimanere fermi nella posizione «di creditori, di chi deve ricevere attenzioni, spiegazioni e scuse, con sempre attivo un modo di indagare quello che è stato fatto».

Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, 10 ottobre 2024Da parte sua, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, ha osservato come «nella nostra società c’è un virus che gira ed è quello di ricercare sempre i colpevoli, ritenendosi innocenti e comportandosi da spettatori», mentre «siamo sempre implicati negli eventi umani e non siamo mai totalmente innocenti perché di questo pezzo di storia che viviamo siamo protagonisti». Allora, ha continuato il presule, «per un cristiano può fare effetto leggere un testo che parla delle “mie” colpe e della Chiesa e dei nostri padri» ma «sentirsi implicati porta a chiedersi cosa si può fare per migliorare e per cambiare le cose, sradicando dei pregiudizi che hanno radici profonde».

11 ottobre 2024