Anziani soli: l’importanza di una rete di prossimità

Ondate di calore e solitudine i nemici da combattere. Il programma di interventi promosso da oltre venti anni a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Monitorate circa 18mila persone

Costruire una catena di «simpatia umana» e una «rete di prossimità» che generino intorno agli anziani un sentimento di condivisione e di vicinanza, origine di quel calore empatico necessario per affrontare l’ondata di calore meteorologico di queste settimane, sebbene le previsioni annuncino per i prossimi giorni un calo delle temperature. Lo scopo del programma “Viva gli anziani!”, portato avanti dalla Comunità di Sant’Egidio a livello nazionale dal 2004, «non è del resto solo quello di tutelare dal caldo i più fragili ma in generale di proteggerli dall’isolamento sociale». In particolare, a Roma gli interventi realizzati sono volti a monitorare un totale di circa 18mila anziani nelle zone urbane di Trastevere, Testaccio, Monti, Esquilino, Monteverde, Primavalle, Appio, Ostia Nord, Tufello e Torre Angela.

A spiegarlo è Giancarlo Penza, responsabile del Servizio anziani della Comunità di Sant’Egidio, che a riguardo considera «le due emergenze legate a fattori strutturali: quello ambientale e quello sociale». Il referente riflette su come «la grande ondata di calore del 2003, riconosciuta dai climatologi come un momento di frattura e di svolta, si portò via 13mila persone, delle quali la metà erano anziani morti da soli nelle loro case o nelle rsa». Quei decessi avvennero «per disidratazione e a causa di una alimentazione non adeguata, quindi parliamo di morti per incuria», dice Penza; per questo, di fronte a quello che «risulta essere un deterioramento non solo della salute ma del clima umano proprio della nostra cultura» è importante «farsi prossimi, costruendo una rete di relazioni, risvegliando un senso civico in tutti i cittadini», aggiunge.

Il progetto “Viva gli anziani!” agisce a livello di prevenzione del danno con un monitoraggio costante e non sull’emergenza. Si tratta di «un monitoraggio periodico di tipo prevalentemente telefonico – ma anche con visite domiciliari al bisogno -, necessario a seguire l’andamento delle condizioni psicofisiche e socioeconomiche dei soggetti coinvolti – illustra il responsabile di Sant’Egidio -. Molte delle telefonate che partono dalla centrale telefonica sono fatte, oltre che dagli operatori e dai volontari, anche da anziani che stanno bene e vogliono rendersi utili per altri. È così che sono nate anche delle belle amicizie».

Allora il coinvolgimento e la relazione sono due elementi cardine, laddove «l’altra parte del programma prevede appunto di coinvolgere nell’aiuto preventivo tutte quelle figure umane e professionali che ruotano attorno agli anziani soli – sono ancora le parole di Penza -: dai vicini di casa ai portieri dei palazzi, dai negozianti della zona ai farmacisti. Non si tratta solo di offrire un servizio sociale ma di fare rete e di ritrovare e riscoprire una città più umana attraverso la relazione, così da non escludere la fragilità dalla vita attiva». Ognuno infatti «può fare la propria parte con gesti semplici che però contribuiscono a risvegliare e praticare un senso civico – riflette Penza -. Notare una cassetta da cui la posta non viene ritirata per giorni o una finestra chiusa che non viene aperta come al solito sono azioni che possono salvare una vita».

25 luglio 2025