Attacco a Erbil, la condanna del Patriarcato caldeo

Colpito l’aeroporto e alcuni quartieri vicini. «Atti che non servono all’Iraq. Serve presa di coscienza storica in vista di una sincera riconciliazione nazionale»

Dal Patriarcato caldeo arriva una ferma condanna per l’attacco che, nella notte tra 15 e 16 febbraio ha colpito l’aeroporto di Erbil e alcuni quartieri residenziali vicini. «Atti assurdi che non sono degni del popolo iracheno che ha tanto sofferto e che non servono all’Iraq in alcun modo», vengono definiti in una nota, nella quale si ribadisce che «le vie della pace e della vita non passano attraverso la polvere da sparo ma piuttosto attraverso un dialogo costruttivo e civile».

Nell’analisi del Patriarcato, «ciò che stanno vivendo gli iracheni richiede una presa di coscienza storica in vista di una sincera riconciliazione nazionale che lenisca le loro ferite e li liberi da abominevoli tensioni settarie e politiche. Solo così – si legge nel testo – può essere ristabilito lo Stato di diritto e la giustizia, uno Stato stabile in cui i cittadini godano di sicurezza, stabilità, amore e rispetto. Chiediamo a Dio di illuminare le menti e i cuori di tutti in queste circostanze difficili e complesse e di salvare il Paese e i suoi servi dal male e dall’ignoto».

Dall’Italia intanto anche la Farnesina «condanna i lanci di razzi contro una postazione della Coalizione internazionale per il contrasto a Daesh a Erbil (Kurdistan iracheno), che hanno causato la morte di un dipendente della base e il ferimento di numerosi militari e civili», esprimendo solidarietà alla famiglia della vittima e auspicando la pronta guarigione di chi è rimasto coinvolto. «L’Italia – si legge nella nota del ministero degli Affari esteri – conferma il suo impegno, al fianco del governo iracheno e delle autorità regionali del Kurdistan, nella lotta al terrorismo e all’estremismo violento e nell’impegno per restituire sicurezza e stabilità all’Iraq e all’intera regione».

17 febbraio 2021