Caritas – Focsiv: «Disuguaglianze nella distribuzione dei vaccini anti Covid»

Nell’ambito della campagna “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, le due organizzazioni riflettono sulla “forbice” che si è allargata tra i vari Paesi

Incentrata sul tema delle disuguaglianze tra i Paesi la riflessione di Caritas italiana e Focsiv, nell’ambito della campagna “Dacci oggi il nostro pane quotidiano“. Disuguaglianze incrementate dalla pandemia in corso. «A iniziare dalla diffusione dei vaccini per il Covid-19 –  osservano in una nota diffusa ieri, 3 febbraio -, che sono per molti ma non per tutti». Nei Paesi impoveriti, ad esempio, pesa l’inadeguatezza dei sistemi sanitari nazionali, «che rende difficile la distribuzione e somministrazione della vaccinazione sul campo, nei tanti villaggi e piccole città disperse in vasti territori, dove sono assenti medici e personale infermieristico». A questo si deve aggiungere «l’insufficiente disponibilità di celle frigorifere per l’immagazzinamento, conservazione e distribuzione, che in alcuni casi è inesistente».

Nell’analisi delle due organizzazioni, anche alcuni esempi concreti. In Guinea, Liberia e Sierra Leone, ad esempio, tre degli Stati  più colpiti dall’emergenza Ebola, la densità dei medici è di 4,5 ogni 100mila abitanti mentre la media italiana è di circa 376 medici ogni 100mila abitanti. «Altra disuguaglianza – ricordano – è la diversa capacità produttiva di medicinali e di attrezzature medicali». Nei Paesi impoveriti infatti non esiste «industrializzazione del settore sanitario e tutto dipende da costose importazioni dall’estero e dall’aiuto dei Paesi più ricchi».

La poca capacità produttiva locale è dovuta alla «progressiva concentrazione della ricerca e dello sviluppo dei beni per la salute in grandi imprese oligopolistiche»: la cosiddetta “Big Pharma”, ossia le grandi multinazionali «che in questi anni hanno acquisito le aziende del farmaco di diversi Paesi, accentrando il potere tecnico, produttivo, finanziario e decisionale». Oggi, osservano Caritas e Focsiv, «gli Stati devono trattare con loro per avere accesso al vaccino, in parte finanziandole con denaro pubblico. L’egemonia di questo colosso farmaceutico è ancora più evidente con la corsa dei governi nazionali a concorrere tra di loro per ottenere sia i migliori contratti che i vaccini al minor prezzo». Il risultato: i Paesi impoveriti si dividono e si indeboliscono «mentre cresce il potere di Big Pharma».

Ancora, tra le altre diseguaglianze nella riflessione di Caritas e Focsiv si cita anche la «difficoltà di ottenere le licenze di produzione per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini». Tante le iniziative in quest’ambito per sensibilizzare l’Italia, l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale del commercio affinché gli Stati «possano produrre direttamente i vaccini, farmaci salva-vita, come farmaci generici, scavalcando così l’esclusività dei brevetti».

4 febbraio 2021