Dalla Pasqua, l’invito a «percorrere sentieri di pace e fraternità»
Il messaggio del Papa e la benedizione Urbi et Orbi. La preghiera per i luoghi di guerra, persecuzione e crisi, dalla Siria all’Ucraina, dal Medio Oriente all’Africa e al sud est asiatico. L’appello ai responsabili delle nazioni perché «si garantiscano dialogo e convivenza pacifica»
Affrettarsi a «percorrere sentieri di pace e di fraternità». Questa l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto, nel suo messaggio pasquale, alla comunità internazionale, implorando il Signore di portare la sua luce in ogni angolo della terra martoriato dalla terza guerra mondiale a pezzi, «a partire dalla Siria che attende ancora la pace», in ogni persecuzione, oppressione, crisi che attanaglia l’umanità. I centomila fedeli che domenica hanno affollato piazza San Pietro e via della Conciliazione per la benedizione Urbi et Orbi hanno ascoltato in silenzio l’elenco dei luoghi in cui si patiscono odi e violenze, scanditi da Bergoglio dalla loggia centrale della basilica.
Tra i primi pensieri del pontefice, il popolo ucraino, per il quale ha supplicato l’aiuto di Dio «nel cammino verso la pace», e quello russo per il quale ha chiesto al Signore di effondere «la luce pasquale». Ha pregato anche per i «feriti e quanti hanno perso i propri cari a causa della guerra» e affinché «i prigionieri possano tornare sani e salvi alle loro famiglie». Nel cuore di Francesco anche le popolazioni che nella notte tra il 5 e il 6 febbraio scorso sono state colpite dal devastante terremoto in Turchia e in Siria, e Gerusalemme, «prima testimone» della risurrezione di Cristo. Il Papa ha espresso «viva preoccupazione» per gli attacchi della scorsa settimana nella Città Santa, che «minacciano l’auspicato clima di fiducia e di rispetto reciproco, necessario per riprendere il dialogo tra israeliani e palestinesi» finalizzato alla pace in tutta la regione.

Dal Medio Oriente all’Africa e al sud est asiatico: il vescovo di Roma ha invocato la pace per la Repubblica Democratica del Congo, auspicato che si consolidino i processi di riconciliazione intrapresi in Etiopia e in Sud Sudan e pregato per il Myanmar e perché «i martoriati Rohingya trovino giustizia». Dopo aver ricordato le crisi e i problemi che affiggono il Libano, la Tunisia e Haiti, Papa Francesco ha chiesto al Signore di sostenere «le comunità cristiane che celebrano la Pasqua in circostanze particolari, come in Nicaragua e in Eritrea», tutti coloro ai quali è impedito di professare liberamente la propria fede, e di confortare «le vittime del terrorismo internazionale, specialmente in Burkina Faso, Mali, Mozambico e Nigeria».
Infine, una preghiera per i rifugiati, i deportati, i prigionieri politici, i migranti e per tutti coloro che «soffrono la fame, la povertà e i nefasti effetti del narcotraffico, della tratta di persone e di ogni forma di schiavitù». Da qui l’appello ai responsabili delle nazioni perché «nessun uomo o donna sia discriminato e calpestato nella sua dignità – ha detto Bergoglio -, perché nel pieno rispetto dei diritti umani e della democrazia si risanino queste piaghe sociali, si cerchi sempre e solo il bene comune dei cittadini, si garantiscano la sicurezza e le condizioni necessarie per il dialogo e la convivenza pacifica».
Affacciato su piazza San Pietro, Papa Francesco ha augurato buona Pasqua a tutti i fedeli ripetendo per tre volte «Pace a voi», le prime parole di Gesù risorto ai discepoli. Ha quindi concesso l’indulgenza plenaria – il cui annuncio è stato pronunciato dal cardinale James Michael Harvey, arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura – a quanti erano presenti in piazza e a quanti erano collegati attraverso i mezzi di comunicazione. Accanto a Francesco sulla loggia delle Benedizioni c’era anche il cardinale Ernest Simoni, albanese di novantaquattro anni, unico sacerdote ancora vivente testimone della persecuzione del regime comunista di Enver Hoxha, che ha trascorso 11.107 giorni di prigionia e lavori forzati.

Prima di rivolgere il messaggio pasquale, Papa Francesco aveva presieduto la Messa sul sagrato della basilica adornato, come accade dal 1985, da decorazioni floreali donate dai floricoltori olandesi. Quasi 38mila bulbi collocati in lunghe file, collegavano la piazza all’altare. C’erano inoltre 15mila tulipani, 15.500 narcisi gialli, 3.100 giacinti azzurri e rosa e 600 muscari blu. L’altare – accanto al quale era stata collocata l’icona acheropita del Santissimo Salvatore – e l’ingresso della basilica erano addobbati con composizioni di 6mila rose grandiflora avalanche, 500 fiori di anthurium, 500 delphinium in 3 colori, 500 crisantemi multiflora viola. Al termine della Messa Bergoglio ha salutato e benedetto i fedeli percorrendo con la papamobile piazza San Pietro e parte di via della Conciliazione.
11 aprile 2023

