Pizzaballa: «Periodo segnato da violenza. E la politica sembra alimentare la divisione»
Il patriarca latino di Gerusalemme lo ha ribadito, nel giorno di Pasqua, dalla basilica del Santo Sepolcro. «Qui e in molte altre parti del mondo la realtà sembra parlarci di morte e fallimento. Rinnoviamo il desiderio di scommettere sull’amore di Gesù»
La Pasqua, «annuncio di un amore che salva, che perdona, che ricrea nei nostri cuori aridi e affaticati, nuova vita e che non conosce nessuna morte». Il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa lo ha scandito, domenica 9 aprile, dalla basilica del Santo Sepolcro, constatando, davanti a numerosi fedeli e ai rappresentanti diplomatici, che «viviamo in un periodo segnato da violenza e morte, di profonda sfiducia, visibile nei diversi ambiti della vita sociale, politica e religiosa dei nostri Paesi. Le violenze contro i nostri luoghi e simboli cristiani – ha aggiunto – sono solo una delle espressioni della violenza più diffusa che caratterizza questo nostro tempo, che è presente ovunque. Invece di cercare di costruire relazioni, prospettive comuni di crescita e sviluppo, invece di riconoscerci parte di un’unica società, promuoviamo esclusioni e rifiuti».
In questo contesto, la politica «anziché sforzarsi di cercare vie di unità e il bene comune – è la sferzata del patriarca -, sembra volerci fare precipitare in un vortice di sempre maggiore divisione, su tutto: tra israeliani da una parte e palestinesi dall’altra, ma anche tra israeliani fra loro e palestinesi tra loro, ed è sempre più incapace di una visione che crei prospettive e futuro. Anche a livello religioso il sospetto, gli stereotipi e i pregiudizi sembrano avere la voce più potente, in questo momento – sono ancora le parole di Pizzaballa -. Credo, insomma, che si possa dire che non sappiamo davvero amarci e proprio per questo stiamo vivendo un tempo alquanto deprimente sotto molti punti di vista».
Nell’analisi dell’arcivescovo, «qui in Terra Santa, ma anche in molte altre parti del mondo, la realtà che viviamo sembra parlarci di morte e di fallimento. Tutto porta a farci credere che non ci possa essere un futuro diverso dalle tensioni drammatiche di questo tempo, che parlare di speranza sia come battere l’aria, e forse anche noi non sappiamo in cosa sperare». Di qui la venuta al Sepolcro di Cristo, «per avere il coraggio di riprendere i fili di relazioni spezzate, di sanare amicizie ferite, di dare fiducia nonostante i tradimenti, di sperimentare la forza risanatrice del perdono, di creare contesti di bellezza e di serenità, di guarire il nostro cuore da sentimenti di odio e rancore, di generare fiducia, desiderio e passione». Per Pizzaballa, «la mancanza di amore, dato e ricevuto è una delle grandi povertà di oggi. Non si ha nulla in cui credere, in cui sperare e per cui donare la vita, perché non si ha nulla che trabocca dal cuore. Non si ha fiducia nel prossimo, non si sa perdonare, perché non si è mai sperimentato il perdono».
Con la Pasqua di Cristo, «il mondo ha acquistato una nuova dimensione: quella di quanti danno la vita per coloro che amano, e che non temono “tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, spada”, e nemmeno la morte, perché “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati”. Davanti a questo Sepolcro vuoto – ha concluso – noi rinnoviamo, per noi stessi e per tutta la nostra Chiesa, il desiderio di scommettere sull’amore di Gesù, di non temere la morte e i suoi legacci, ma di essere qui in Terra Santa e nel mondo, generatori di vita, di amore, di perdono e di speranza».
11 aprile 2023
(D.R.)

