De Donatis: «A Roma tante famiglie non accenderanno il riscaldamento»

Nella festa della dedicazione della basilica lateranense, consegna del mandato agli operatori Caritas. «Un bambino su 4 nasce in una famiglia in povertà assoluta, tanti si indebiteranno per le bollette o per mangiare. Raccontatecele, queste storie, per sconfiggere l’indifferenza»

La festa della dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano è «una festa per tutta la Chiesa cattolica» perché «questo antichissimo tempio, voluto da Costantino nel IV secolo, è segno della universale maternità della Chiesa». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis ha spiegato il senso e il valore della celebrazione solenne da lui presieduta ieri sera, 9 novembre, nella cattedrale di Roma. La chiesa inizialmente dedicata al Santissimo Salvatore come ringraziamento per la vittoria conseguita da Costantino e in un secondo momento anche ai santi Giovanni battista ed evangelista «è il luogo della comunione ecclesiale voluta fortemente e portata a compimento dal Signore – ha sottolineato nella sua omelia il porporato -, che non è attratto dallo splendore della cattedrale ma dal popolo dei suoi figli tutti radunati». Infatti «ogni volta che, superando le nostre separazioni, le nostre diffidenze e i nostri particolarismi, ci ritroviamo insieme per pregare, il Signore proprio lì viene ad abitare, nel luogo in cui a lui piace abitare e dove noi proviamo il piacere di essere un unico popolo».

Di questo «edificio spirituale» che è la Chiesa, ha spiegato ancora De Donatis, «gli apostoli sono stati i saggi architetti che hanno posto come fondamento Gesù e ogni battezzato è chiamato ad esserne pietra viva e a porre tale fondamento senza ambiguità» perché «il nemico è sempre in agguato ogni volta che sperimentiamo l’invidia, i rancori e quando emerge quella logica mercantile che sempre riappare nella Chiesa, fatta di quell’avarizia insaziabile che diventa idolatria e che non riguarda solo il denaro ma anche le persone, quando guardiamo l’altro ma senza fargli spazio e senza ascoltare la sua voce e la sua storia». Invece, ha sottolineato il cardinale vicario, «la Chiesa è la casa di preghiera di tutti i popoli perché Dio accoglie e raduna tutti» ma se «lo straniero è disprezzato, il povero non viene fatto entrare e il disabile è considerato maledetto, allora, come dice Gesù nel Vangelo della cacciata dal tempio, si distrugge il corpo di Dio».

Ecco allora «l’importanza dell’opera dello Spirito – ha continuato De Donatis -: riunirci e fare spazio al malato, allo straniero, agli esclusi», nell’ottica di quella carità «che il Papa, che ha in questa basilica la sua cattedra, è chiamato a presiedere in ogni angolo del mondo» perché «la carità è la linfa vitale della Chiesa». Da qui il ringraziamento del cardinale agli operatori pastorali della Caritas diocesana presenti, ai quali ha conferito il mandato definendoli «segno della gratuità divina che non esclude nessuno. Voi – ha detto – siete a contatto con i poveri e i sofferenti, sempre più numerosi, a contatto con le storie dolorose di tante famiglie. Siete il cuore della Chiesa che si mette in ascolto del grido della città». Specialmente in questo momento in cui, ha ricordato ancora il cardinale, «a Roma un bambino su quattro nasce in una famiglia in povertà assoluta, tante famiglie non accenderanno il riscaldamento per tutto l’inverno, altre si indebiteranno per pagare le bollette o non avranno soldi sufficienti per mangiare. O passeranno il tempo a pensare a uno sposo o ad un padre che è ritornato indietro nei lager in Libia. È bene che ce le raccontiate queste storie – sono ancora le parole del vicario del Papa – per sconfiggere quell’indifferenza che ci separa e allontana, distruggendo il tempio dello Spirito. È allora che entra in azione il Risorto: ci raduna, ci riconcilia con Lui e tra di noi. La Chiesa è per tutti. Davvero casa di tutti».

Nel corso della Messa solenne – preceduta dal concerto “Ad Completorium” di Joan Cererols, per coro a 8 voci e basso continuo – sono stati anche celebrati i giubilei sacerdotali di quanti ricordano quest’anno il venticinquesimo, il cinquantesimo e il sessantesimo di ordinazione. «Il Signore gioisce e noi vi diciamo il nostro “grazie” perché ci avete insegnato ad alzare le mani verso il Cielo nella preghiera – ha detto De Donatis ai presbiteri presenti -. Siete saggi architetti della Sua Chiesa, chiamati a essere non amministratori ma prodighi nel perdono. Infatti ogni giorno viene offerta alla Chiesa la prodigalità del Signore e voi siete collaboratori perché il fiume della Grazia possa rinnovare con vita nuova la nostra città».

10 novembre 2022