Distrutto a Gaza l’ultimo panificio
Il vicario della Custodia di Terra Santa padre Faltas al Sir: «Il pane negato è il simbolo della crisi dell’umanità». L’appello a «fermare questa spirale di odio e di violenza»
Più di due mesi di guerra – dal 7 ottobre scorso – hanno distrutto nella Striscia di Gaza «anche i luoghi dove nasce il cibo più umile e più utile a dare sostentamento alla vita». Il vicario della Custodia di Terra Santa padre Ibrahim Faltas commenta all’agenzia Sir le notizie degli ultimi giorni, fra le quali quella che i raid israeliani hanno colpito l’ultimo panificio di Jabalya. «Il pane negato è il simbolo della crisi dell’umanità – afferma -. Per noi cristiani il pane spezzato e condiviso è cibo di vita eterna – aggiunge -. È prezioso più di altri cibi perché viene dalla terra e dal lavoro e dalla fatica dell’uomo».
Nella stessa cultura araba, riflette il francescano, l’ospitalità generosa «parte con un sorriso per arrivare a offrire riparo e sostentamento. Un proverbio arabo dice che se mangiamo e condividiamo pane e sale insieme a un amico, quel legame sarà forte e durerà per sempre». Il nome stesso “Betlemme” significa “città del pane”. «Voglio pensare che questa denominazione nasca dal gesto dei betlemiti di offrire pane all’ospite, usanza antica ma che ho rivisto tante volte».
Colpendo il panificio, «è stato distrutto quanto di più necessario ci possa essere per il sostentamento della gente di Gaza – evidenzia al Sir -. Il più semplice e nello stesso tempo vitale sostentamento per la vita è negato alla sopravvivenza di persone sopravvissute a più di due mesi di guerra e a cui manca tutto. Chi lavorava in quel forno, impastava farina per aiutare chi non riceve aiuto dal resto del mondo. Distruggere anche un panificio, oltre a luoghi e a servizi essenziali, è l’ennesima conferma di una crisi dell’umanità e che bisogna fermare questa spirale di odio e di violenza».
Il vicario custodiale sottolinea che «ogni persona, ogni lavoratore di Gaza sta offrendo un servizio al suo simile nonostante il dolore immenso che lo circonda. Il mondo non può stare solo a guardare, non si può rimanere indifferenti davanti al male assoluto della guerra – è il monito -. A Gaza la gente ha fame, ha sete, ha freddo: sono bisogni primari, sono necessità di vita. Questi bisogni spingono a cercare pane e acqua anche a costo di strapparli con violenza ad altra povera gente, ai fratelli, ad altri sofferenti».
Padre Faltas esorta quindi a pregare il Signore «che si è offerto al mondo come pane di vita e di giustizia. Chiediamo a Dio di sostenere gli innocenti con il suo cibo più prezioso: l’amore per il proprio prossimo – aggiunge -. La carità del mondo arrivi a dare sollievo al prossimo che sta soffrendo la fame, la sete, il freddo, il buio della guerra».
15 dicembre 2023

