«DuePassInsieme», abitare le periferie dei giovani

Torna il progetto che punta alla formazione dei sacerdoti, laici e famiglie per accostare il disagio del mondo giovanile

Torna il progetto che punta alla formazione dei sacerdoti, laici e famiglie per accostare il disagio del mondo giovanile

Abitare le periferie esistenziali dei giovani, farsi carico del loro disagio, sviluppare nuovi linguaggi: sono gli obiettivi dell’iniziativa “DuePassInsieme”, giunta alla quarta edizione, che punta alla formazione e al coinvolgimento di sacerdoti, religiose, laici, famiglie, rispetto ai disagi della generazione compresa tra i 13 e i 22 anni. Una generazione che – afferma senza giri di parole don Giovanni Carpentieri, motore del progetto – «sta andando al macero. A Roma i ragazzi sono sempre più soli, si rifugiano nell’alcol, nella droga, nel sesso, nella violenza. Si distruggono e muoiono, nell’indifferenza generale».

Promossa dall’associazione “FuoriDellaPorta” e inserita all’interno dell’ampio progetto “Ospedale da campo”, l’iniziativa “DuePassInsieme” propone tre percorsi formativi complementari, a partire da fine settembre, dedicati rispettivamente a sacerdoti e religiose/i, giovani, famiglie ed educatori per offrire strumenti teorici e pratici che permettano di entrare negli ambienti del disagio giovanile (info e iscrizioni: dongiovannicarpentieri@gmail.com). Il primo percorso è dedicato a sacerdoti, diaconi e religiose/i: tre incontri «essenziali e concretissimi» in cui dare uno spaccato della realtà di Roma, e fornire strumenti e metodologie per raggiungere stabilmente gli spazi dei giovani fuori dall’ambito parrocchiale «usando un linguaggio – dice don Carpentieri – diverso rispetto all’evangelizzazione di strada o alla missione, per rendere questa vicinanza una attività ordinaria per le parrocchie, come il catechismo o l’oratorio».

Nei tre appuntamenti presso il Seminario Maggiore rivolti ai giovani di parrocchie, associazioni e movimenti tra i 20 e i 35 anni si lavora sulla capacità di incontro e di ascolto, per imparare a «raggiungere questi giovani che hanno perso il senso della vita, prima che il senso della fede, nei luoghi che frequentano – racconta uno dei volontari, Giampaolo Coccia -. Li avviciniamo amichevolmente, senza giudicare nessuno, mettendoci in ascolto e lasciando che siano loro ad aprirsi». Capacità di ascolto, costanza, impegno sono le caratteristiche del Tutor amico, figura sviluppata nel terzo percorso formativo, intitolato “So’ ragazzi!” e dedicato ad educatori, coppie e famiglie: «I ragazzi sono abituati ad adulti che scappano da loro, spesso per mancanza di tempo – spiega la psicologa Claudia Radice -. Il Tutor amico è una figura adulta che sceglie di essere vicino al giovane in difficoltà, in un rapporto che può crescere nel tempo».

Attività che richiedono pazienza, per aprire lo spazio della confidenza con i ragazzi; percorsi che puntano a valorizzare risorse umane e spazi per far sorgere realtà di sostegno, come lo sportello Infogiovani, già attivo nei locali messi a disposizione dalla parrocchia Santissimo Redentore a Val Melaina. Ostacoli da abbattere: il muro di silenzio e indifferenza, e una preparazione pastorale spesso non adeguata: «In questi anni non siamo stati in grado di affrontare il disagio dei giovani – ammette don Giovanni -. C’è bisogno di una pastorale nuova che, sullo stile del buon samaritano, si faccia carico dello sventurato e attivi risorse, umane e di rete, per dare risposte concrete».

 

13 luglio 2015