Francesco: Gorbaciov, «un apprezzato uomo di Stato»

Il telegramma indirizzato alla figlia dell’ultimo presidente dell’Unione sovietica, morto il 30 agosto. Il Nobel per la pace Muratov: «Ha detto addio al comunismo senza sangue»

È indirizzato alla figlia Irina il telegramma del Papa per la morte di Mikhail Gorbaciov, avvenuta il 30 agosto. Aveva 91 anni. «Un apprezzato uomo di Stato»: Francesco definisce così l’ultimo presidente dell’Unione sovietica, segretario generale del Partito comunista dal marzo 1985, a 54 anni, e padre delle riforme che aprirono alla modernizzazione del Paese, oltre che Nobel per la Pace nel 1990. L’anno successivo il presidente russo firmava con Ucraina e Bielorussia la nascita della Csi, la Comunità di Stati indipendenti: è la fine dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche.

«Spiritualmente vicino in questo momento di dolore per la morte di suo padre – le parole di Francesco – desidero porgere sentite condoglianze a lei,  a tutti i familiari e a quanti hanno visto in lui un apprezzato uomo di Stato. Nel ricordarne con gratitudine il lungimirante impegno per la concordia e la fratellanza tra i popoli, come pure per il progresso del proprio Paese in un’epoca di importanti cambiamenti, elevo preghiere di suffragio, invocando per la sua anima da Dio buono e misericordioso la pace eterna».

Di Gorbaciov un altro Premio Nobel per la pace, Dimitry Muratov, caporedattore della testata Novaya Gazeta – insignito del riconoscimento nel 2021, il terzo russo dopo Gorbaciov e il fisico Andrej Sacharov, nel 1975 – scriveva ieri, 31 agosto: «Disprezzava la guerra. Disprezzò la realpolitik. Era sicuro che il tempo per risolvere i problemi dell’ordine mondiale con la forza fosse finito. Credeva nella scelta delle nazioni». Novaya Gazeta – che aveva sospeso le pubblicazioni da Mosca cinque mesi fa, sotto le pressioni della censura russa – all’indomani della morte dell’ex presidente ha pubblicato diversi contributi per ricordarne la figura.

«Ha rilasciato prigionieri politici. Fermato la guerra in Afghanistan e la corsa agli armamenti nucleari – scrive ancora Muratov -. Amava una donna più del suo lavoro. Penso che non avrebbe potuto abbracciarla se le sue mani fossero state coperte di sangue. Non considerava l’uccisione una virtù e ha detto addio al comunismo senza sangue». E ancora: «Metteva i diritti umani al di sopra dello Stato e apprezzava un cielo pacifico più del potere personale». Dando spazio ad alcuni ricordi, Muratov si domanda quindi: «Chi lo sostituirà? Chi? Ho sentito dire che è riuscito a cambiare il mondo, ma non è riuscito a cambiare il suo Paese. Può darsi – conclude – ma ha fatto sia al Paese che al mondo un dono incredibile: ci ha regalato trent’anni di pace. Il regalo è finito. Il regalo non c’è più. E non ci saranno più regali».

1° settembre 2022