Francesco incontra i neocatecumenali

Il 5 maggio a Tor Vergata con gli aderenti al Cammino, a 50 anni dalla nascita delle prime comunità a Roma. L’appuntamento nell’area che ospitò nel 2000 la Gmg. Attesi 150mila partecipanti

Il tam tam dei messaggi su WhatsApp non si ferma. Il cellulare dei catecumeni squilla spesso. I messaggi arrivano dall’altra parte del mondo: dal Sud Africa, dall’America Latina. Le comunità neocatecumenali chiedono accoglienza a Roma. Tengono a partecipare all’incontro con Papa Francesco, sabato 5 maggio, a Tor Vergata. Si rivolgono ai romani che stanno compiendo il cammino. E questi rispondono aprendo le porte delle loro case. «È uno dei tre modi in cui ci stiamo preparando alla preghiera con il Papa», spiega Giampiero Donnini, il primo ad accogliere il Cammino a Roma nel ‘68. Gli altri due sono «la recita del Te Deum e la Grande missione nelle piazze», incontri che si svolgono nelle domeniche del tempo di Pasqua in 80 piazze della città, in cui viene annunciato il Kerygma e si riflette attraverso cinque domande sulla presenza di Dio nella propria vita.

Un’attesa vissuta nell’ordinario, dunque, ma i preparativi sono tipici di un evento straordinario. Nel “quartier generale” di via del Mascherino le riunioni per definire l’organizzazione dell’evento si susseguono, il telefono squilla spesso. Marco, in pensione dal lavoro ma attivissimo al centralino, alza la cornetta e risponde alle tante domande di chi arriverà a Roma: qualcuno chiede informazioni sulle modalità per l’ingresso dei fedeli, qualcun altro per l’accesso dei pullman. «Non abbiamo organizzato iniziative straordinarie nelle parrocchie – spiega -. Gli incontri con i Papi per noi sono qualcosa di affettivo». Il suo cammino è cominciato e prosegue nella parrocchia di San Raimondo. Alle sue spalle una grande cartina indica le 104 chiese di Roma in cui sono presenti comunità neocatecumenali, mentre sono 477 le comunità. Più di 111 hanno finito il percorso.

L’occasione dell’incontro internazionale è data dai 50 anni della presenza del Cammino neocatecumenale a Roma. Sono 150mila i partecipanti attesi da 134 nazioni. L’inizio è previsto per le 11, quando arriverà Papa Francesco. Il luogo scelto è l’area universitaria di Tor Vergata, in omaggio a san Giovanni Paolo II. Lì celebrò la Giornata mondiale della gioventù nel 2000. Oggi il palco è già montato, l’area bonificata. Gli operai stanno lavorando agli altri accorgimenti. «Lo scopo di questa iniziativa non è fare un amarcord, ma oggi, dopo 50 anni, il Cammino vuole guardare avanti», sottolinea Donnini. Durante l’incontro, che durerà un’ora e mezza, il Papa invierà 36 nuove “missio ad gentes”: gruppi che, su richiesta di altrettanti vescovi, porteranno il Vangelo in zone secolarizzate o con una piccola presenza cristiana.

Francesco benedirà anche 20 comunità delle parrocchie di Roma che hanno già concluso questa forma di iniziazione cristiana. Si sposteranno in altre parrocchie della periferia della città, su richiesta dei parroci, per «richiamare i lontani alla fede». «Vogliamo gioire con il Papa – afferma Donnini -, dirgli che siamo a disposizione nella missione di annunciare il Vangelo». L’incontro, che si concluderà con il canto del “Te Deum” come ringraziamento per i 50 anni di presenza nella Capitale, sarà guidato dall’équipe internazionale del Cammino neocatecumenale, composta da Kiko Argüello, padre Mario Pezzi e Ascensión Romero. Sarà ricordata Carmen Hernandez, coiniziatrice del Cammino con Kiko, morta il 19 luglio 2016. Nelle scorse settimane il Papa ha ricevuto l’équipe in Vaticano.

Domenica scorsa, invece, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, sono state assegnate ai catecumeni romani le 25 parrocchie della città in cui saranno inviati. Erano presenti sia le comunità che hanno finito il Cammino e che hanno rinnovato le promesse battesimali sia quelle delle parrocchie che le accoglieranno. «La prima comunità che ha terminato l’iniziazione cristiana nel 1983 era romana», ricorda Donnini. A loro, durante la celebrazione, si è rivolto Kiko Argüello, mettendo in guardia i catecumeni dal pericolo di perdere lo zelo per l’evangelizzazione: «Installarsi è come avere una malattia: la tiepidezza».

2 maggio 2018