Gaza e Siria: la speranza e la resilienza, nonostante tutto

Arianna Martini, fondatrice di Support and Sustain Children, testimonia l’impegno per alleviare le sofferenze in due delle terre più colpite dalla guerra. «Una carneficina quotidiana»

Ogni giorno, nel cuore del conflitto, milioni di vite si intrecciano tra disperazione e speranza. Gaza e Siria, due realtà lontane, ma unite dalla stessa sofferenza, continuano a fare i conti con le atrocità della guerra. Nonostante le difficoltà, ci sono realtà che continuano a lavorare sul campo, cercando di portare sollievo alla popolazione. Arianna Martini, fondatrice e presidente della onlus Support and Sustain Children (SSCh), attualmente attiva in Siria, Madagascar e Gaza, racconta a Romasette il suo lavoro tra i rifugiati, le macerie e le difficoltà quotidiane, testimoniando la resilienza di un popolo che, nonostante tutto, non smette di sperare.

La recente trattativa per un cessate il fuoco a Gaza ha fallito, e la situazione, già drammatica, è peggiorata. «Anche durante la tregua, il conflitto non si è mai fermato del tutto. I bombardamenti pesanti sono cessati, ma c’erano sempre i cecchini e gli attacchi più limitati», spiega Martini, che da anni è impegnata nel portare aiuti alla popolazione. Ma quando il cessate il fuoco è saltato, è ripresa la guerra senza sosta, con bombardamenti ancora più violenti. «Le persone sono intrappolate in una carneficina quotidiana – continua -. Non c’è più un angolo di Gaza che non sia stato colpito. Ospedali, case, scuole. Nulla è risparmiato. Abbiamo ricevuto video e messaggi da chi vive dentro la Striscia. La settimana scorsa è stato bombardato un ospedale gestito da un’associazione turca. Non ci sono parole per descrivere quanto sia devastante – afferma -. I raid sono sempre più frequenti. Gaza è un territorio molto piccolo, quindi è chiaro che le bombe finiscono per colpire anche ospedali, case, scuole. In un raid, la scorsa settimana, sono morte oltre 400 persone, tra cui circa 250 bambini».

Con la chiusura del valico di Rafha e l’impossibilità di far entrare aiuti, tutto è diventato più difficile, tanto da costringere i volontari a operare con risorse locali, seppur a costi altissimi. «Le tende che prima costavano 200 dollari ora arrivano a 500. Anche i beni di prima necessità, come il cibo, hanno raggiunto prezzi esorbitanti: un sacco di farina, per esempio, può arrivare a costare 70 dollari, un lusso in un contesto in cui la maggior parte della popolazione non può più permettersi nemmeno i beni di base. Le persone non hanno soldi, molti non lavorano più, eppure devono sopravvivere», racconta Arianna.

Se Gaza è un deserto di sofferenza, la Siria, pur segnata dalle macerie della guerra, sta lentamente cercando di rialzarsi. «In Siria c’è un’atmosfera mista: c’è dolore, ma anche una nuova speranza», sono ancora le parole di Martini. Le città come Damasco e Aleppo, un tempo epicentri del conflitto, oggi sembrano mostrare segni di ripresa. «La gente è incredibilmente speranzosa. Mi hanno detto: “Finalmente possiamo guardare al futuro. Per la prima volta da più di dieci anni, possiamo sperare in un domani diverso per i nostri figli”». Aleppo, che in passato era un campo di battaglia distrutto, oggi è testimone di piccole rinascite. «Abbiamo visto persone riunirsi di nuovo nelle piazze, bere tè, riprendere attività quotidiane». Ma, purtroppo, il cammino della ricostruzione è tutt’altro che semplice. «La Siria è una distesa di macerie. Da Damasco a Idlib, da Aleppo a Homs, praticamente non c’è una casa che sia rimasta in piedi. Le città sono distrutte», racconta ancora.

Oltre alla ricostruzione fisica, c’è anche il problema delle mine anti-uomo che punteggiano il Paese, impedendo alle persone di tornare a casa. Nonostante le difficoltà, però, molti siriani non hanno perso la speranza. Come Hassan, che ha passato 14 anni in prigione senza motivo. «Ora, dopo anni di torture, è libero. Mi ha detto: “Un governo prima o poi cade. Io pensavo di dover vivere fino a quel giorno”. La cosa che mi ha colpito di più di Hassan – prosegue la fondatrice dell’organizzazione – è stata la sua totale mancanza di odio o rancore. Dalle sue parole traspariva solo speranza».

Nonostante le difficoltà quotidiane, Support and Sustain Children porta avanti numerosi progetti. «In Siria, abbiamo progetti di emergenza e primo soccorso, ma anche iniziative a lungo termine», spiega la presidente. Tra questi, il sostegno a 720 bambini con malattie croniche, la distribuzione di pannolini, cibo e medicine, ma anche la gestione di una clinica pediatrica e un servizio di ostetricia per i rifugiati. L’obiettivo, però, è anche quello di dare alle persone gli strumenti per ricostruire la propria vita. «Abbiamo avviato progetti che vanno oltre l’emergenza, come un centro di protezione per le donne e corsi di formazione per aiutare le donne a entrare nel mondo del lavoro». A Gaza, la situazione è molto più critica. «Non possiamo fare altro che distribuire acqua, cibo e tende, cercando di rispondere all’emergenza quotidiana. Ma è un progetto che non può andare oltre», conclude la presidente. La stabilità sembra lontana, ma l’impegno per alleviare le sofferenze è costante.

4 aprile 2025