Noia: «Il bando per non obiettori discrimina tutti i medici»

Il presidente dell’Aigoc interviene sul caso dell’assunzione dei due ginecologi all’ospedale San Camillo: «Illegale e incostituzionale»

Il presidente dell’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici interviene sul caso dell’assunzione dei due ginecologi all’ospedale San Camillo: «Illegale e incostituzionale»

«Il numero dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è congruo al numero complessivo degli interventi di interruzione volontaria di gravidanza». Il presidente dell’Aigoc (Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici) Giuseppe Noia cita l’ultima relazione al Parlamento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin per commentare l’assunzione a tempo indeterminato di due ginecologi non obiettori al San Camillo, entrati in servizio il primo marzo, per praticare interruzioni volontarie delle gravidanze. Un’affermazione che, scorrendo le tabelle redatte dal ministero, si può tradurre anche in numeri, come indica Noia.

Il carico di lavoro medio dei ginecologi non obiettori nel Lazio è di 3,2 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana, mentre la percentuale di ginecologi non obiettori che le praticano è del 22%. «Sono dati che sottolineano come questi medici non siano soggetti a un sovraccarico di lavoro. Inoltre, è prevista la mobilità. Quindi, non si può giustificare un bando discriminatorio parlando di depotenziamento e di ostruzione all’applicazione della legge». Noia, che è anche docente di Medicina prenatale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, parla di «bando discriminatorio sia per i medici obiettori sia per quelli che obiettori non sono», indicando l’impossibilità, prevista dai dirigenti del San Camillo, di recedere dalla decisione di praticare gli aborti. «Così si ingabbia con una firma la coscienza individuale della persona che potrebbe ripensare la propria scelta – spiega -. Si è detto che non si corre il rischio del licenziamento ma il medico che dovesse rifiutarsi di continuare a praticare le interruzioni di gravidanza verrebbe messo in mobilità o in esubero, perché non più utile al fine per il quale era stato selezionato. Questo è un ricatto morale, perché la persona, se avesse un ripensamento, verrebbe esposta a una grande lacerazione: scegliere tra ragioni di coscienza o esigenze economiche».

Noia pone la questione anche sul piano giuridico. «Il bando è illegale e incostituzionale. La legge 194 del ‘78 non riconosce alle donne un diritto all’aborto volontario, ma consente loro di farlo gratuitamente e legalmente nelle strutture pubbliche a certe condizioni. È falso e strumentale affermare che ci siano due diritti che confliggono, perché c’è solo il diritto costituzionale del medico di obiettare, riconosciuto esplicitamente dall’articolo 9 della stessa legge 194, che viene dispoticamente calpestato ». Secondo Noia, l’elevato numero di medici obiettori (il 78% nel Lazio) dipende dalle conoscenze scientifiche: «L’alta percentuale di ginecologi obiettori è motivata proprio dal fatto che tutti i medici sanno bene che a essere eliminato con l’aborto volontario è un bambino. Negli ultimi 35 anni la scienza ha dimostrato che il rapporto tra figlio e madre è molto forte. Il figlio è capace di mandare cellule guaritrici alla madre. Quindi, nel mondo medico è aumentata la consapevolezza nei confronti dell’aborto. Operazioni come quella del San Camillo invece vogliono ingabbiare la coscienza e silenziare la conoscenza».

6 marzo 2017