Il cardinale Van Thuan, testimonianza per questo tempo che «richiede la sua forza e la sua umiltà»
Nel Palazzo Lateranense il convegno dedicato al porporato vietnamita, a 50 anni dalla pubblicazione de “Il cammino della speranza”. Arrestato nel 1975 dal regime comunista, trascorse 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento. Il Papa: «Esempio carico di attualità»
Prima che dalle parole, seppure luminose, è dalle opere del cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân che traspare la sua testimonianza di fede cristiana. «Fervida», l’ha definita Papa Leone XIV nel messaggio – a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – fatto pervenire agli organizzatori e ai partecipanti del convegno “Francois Xavier Nguyen Van Tuhan, testimone di speranza”, che ha avuto luogo ieri pomeriggio, 25 marzo, nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense. L’evento – promosso dalla causa di beatificazione del cardinale con il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (attore della causa) e in collaborazione con il dicastero per il Clero, la diocesi di Roma e l’Editrice Città Nuova – è stato l’occasione per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione del volume “Il cammino della speranza”, che raccoglie i 1001 pensieri rivolti dall’allora arcivescovo ai suoi fedeli durante i primi mesi della sua lunga prigionia.
Arrestato nel 1975 dal regime comunista, Van Thuân trascorse 13 anni in carcere, di cui 9 in isolamento, per la sua influenza religiosa. L’auspicio del pontefice è che fare memoria «di un così intrepido discepolo del Vangelo», il cui esempio è «carico di attualità», ricordi come «la speranza cristiana nasce dall’incontro con Cristo e prende forma in una vita donata a Dio e al prossimo». Anche il cardinale vicario Baldo Reina, nel suo saluto inziale, ha esorato a «fare tesoro» della testimonianza del porporato vietnamita e a «spenderla in questo tempo che richiede la sua forza e la sua determinazione ma anche la sua umiltà». Per il vicario, «la sua figura ci aiuta a raccogliere l’eredità del Giubileo», laddove «per un anno siamo stati accompagnati dall’impegno a essere pellegrini di speranza e ora siamo chiamati a essere testimoni di speranza».
Quanto Van Thuân «con la sua vita continua a ispirare e a orientare il nostro lavoro», perché «non fu solo un promotore della pace» ma «incarnò questi valori con le parole e con i fatti», è stato messo in luce dal cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che ha inglobato il Pontificio Consiglio “Iustitia et Pax” di cui Văn Thuận fu presidente. Ripercorrendo le tappe di una vita «profondamente profetica e di abnegazione», Czerny ha ricordato «il servizio volontario di Van Thuan nella città natale Huê in ospedali, carceri e lebbrosari, la costruzione di centri per lebbrosi a cui donò ogni risparmio, l’episcopato a Nha Trang, nel corso del quale avviò numerose iniziative educative e sociali, e la prigionia, durante la quale mantenne un atteggiamento pacifico e misericordioso nei confronti persino delle guardie», sono le parole del porporato.
Da parte sua, il cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del dicastero per il Clero, ha definito Văn Thuận «un vero modello di vita cristiana e sacerdotale» che di fronte alle «prove durissime si aggrappava alla Parola di Dio e traeva forza da Gesù nell’Eucaristia», celebrata «con tre gocce di vino e una di acqua nel palmo delle mani» durante la prigionia. Ancora, il porporato ha evidenziato «l’ansia di fare conoscere il Vangelo a più persone possibili», parlando «di Gesù, del Suo amore e della Sua misericordia anche alle guardie che poi sono diventate per lui degli amici», fino alla conversione di una di loro. Particolarmente sentita la testimonianza del cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, che, allora giovane sacerdote, conobbe Văn Thuận in occasione della plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, a Manila, nelle Filippine, nel 1995. «Mi colpì il fatto che mentre ricordava esperienze dolorose e persino umilianti la sua voce rimanesse calma e il suo volto sereno: non c’era traccia di amarezza e di odio in lui – ha ricordato -. Prima di separarci, mi disse: “D’ora in poi chiamami zio e se vai a Roma, assicurati di venire a trovarmi”». Nacque così un rapporto di affetto e stima, continuato nel tempo. Tagle, in conclusione, ha ricordato il funerale di Văn Thuận, celebrato il 20 settembre 2002. «La tristezza era palpabile nell’aria, ma anche la gratitudine per il dono di questo servitore di Dio e della Chiesa», ha detto.
Al convegno sono intervenuti anche Waldery Hilgeman, postulatore della causa di beatificazione di Văn Thuận, ed Élisabeth Nguyễn Thị Thu Hồng, sorella del porporato vietnamita. Il primo ha offerto un ritratto di Văn Thuận, dichiarato Venerabile da Papa Francesco il 4 maggio 2017 per le sue virtù eroiche. La seconda, autrice della nuova biografia del fratello, edita in italiano da Città Nuova e disponibile in libreria dal prossimo 17 aprile, ha constatato come «oggi siamo testimoni della potenza della presenza di Dio attraverso la storia di un pastore separato dal suo gregge, pur rimanendo intimamente unito a tutti loro attraverso la Parola di Dio».
26 marzo 2026

