Il Messaggio per la Quaresima, esortazione a «rinfrancare i cuori»

Presentato il testo che accompagnerà il cammino di preparazione alla Pasqua. Alle parrocchie l’invito a diventare «isole di misericordia nel mare dell’indifferenza.

Presentato il testo che accompagnerà il cammino di preparazione alla Pasqua. Alle parrocchie l’invito a diventare «isole di misericordia nel mare dell’indifferenza

Dire no alla «globalizzazione dell’indifferenza» che «ha preso oggi una dimensione mondiale», fino a diventare una sorta di «vertigine». È l’esortazione di Francesco a tutti i credenti contenuta nel Messaggio per la Quaresima “Rinfrancate i vostri cuori”, presentato questa mattina, martedì 27 gennaio, in Vaticano. Per le parrocchie in particolare l’invito è a diventare «isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza», senza lasciarsi assorbire dalla «spirale di spavento e impotenza», saturi come siamo «di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana». La Chiesa infatti è «per sua natura» missionaria, «non ripiegata su se stessa»: la missione è «ciò che l’amore non può tacere». Proprio per questo «ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani». Superando, insieme all’indifferenza, anche «le nostre pretese di onnipotenza».

La strada da percorrere, per Francesco, è «vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore». È necessario infatti «un cuore misericordioso, forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore povero». Il popolo di Dio – è l’appello di Francesco – «ha bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso». La premessa e insieme il fondamento è la certezza che «Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato», si legge nel testo. «Ognuno di noi – scrive Francesco – gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade».

L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio, che per il Papa diventa un rischio concreto «quando stiamo bene e ci sentiamo comodi», dimenticandoci di quelli che non stanno bene, «è una reale tentazione anche per noi cristiani». Per questo «abbiamo bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano». Nell’incarnazione, «nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio – sottolinea ancora Francesco -, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta». Porta che invece il mondo tende a chiudere, per cui «la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita».

In questo cammino è necessario superare «i confini della Chiesa visibile» e unirsi «alla Chiesa del cielo nella preghiera», certi che «i santi camminano con noi ancora pellegrini». Ma è necessario anche «lasciarsi lavare i piedi da Cristo», per poter servire l’uomo». Citando le parole di san Paolo il pontefice sottolinea infatti che «se un membro soffre tutte le membra soffrono»: la carità di Dio che «rompe quella chiusura mortale in se stessi che è l’indifferenza» viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e la sua testimonianza. Ma «si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato»: può servire l’uomo, appunto, «solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo». Mettendosi in cammino sulle due strade che da sempre la Quaresima ripropone a ogni credente: la «preghiera» e la «carità».

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27 gennaio 2015